IV Domenica di Pasqua

Anno Liturgico C
12 Maggio 2019

Alle mie pecore io do la vita eterna.

LETTURE: Vangelo, Prima lettura e Seconda lettura

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 10,27-30)

In quel tempo, Gesù disse: «Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono.
Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano.
Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola».

PRIMA LETTURA – Dagli Atti degli Apostoli (At 13,14.43-52)

In quei giorni, Paolo e Bàrnaba, proseguendo da Perge, arrivarono ad Antiòchia in Pisìdia, e, entrati nella sinagoga nel giorno di sabato, sedettero.
Molti Giudei e prosèliti credenti in Dio seguirono Paolo e Bàrnaba ed essi, intrattenendosi con loro, cercavano di persuaderli a perseverare nella grazia di Dio.
Il sabato seguente quasi tutta la città si radunò per ascoltare la parola del Signore. Quando videro quella moltitudine, i Giudei furono ricolmi di gelosia e con parole ingiuriose contrastavano le affermazioni di Paolo. Allora Paolo e Bàrnaba con franchezza dichiararono: «Era necessario che fosse proclamata prima di tutto a voi la parola di Dio, ma poiché la respingete e non vi giudicate degni della vita eterna, ecco: noi ci rivolgiamo ai pagani. Così infatti ci ha ordinato il Signore: “Io ti ho posto per essere luce delle genti, perché tu porti la salvezza sino all’estremità della terra”».
Nell’udire ciò, i pagani si rallegravano e glorificavano la parola del Signore, e tutti quelli che erano destinati alla vita eterna credettero. La parola del Signore si diffondeva per tutta la regione. Ma i Giudei sobillarono le pie donne della nobiltà e i notabili della città e suscitarono una persecuzione contro Paolo e Bàrnaba e li cacciarono dal loro territorio. Allora essi, scossa contro di loro la polvere dei piedi, andarono a Icònio. I discepoli erano pieni di gioia e di Spirito Santo.

Salmo responsoriale Salmo 99.
Noi siamo suo popolo, gregge che egli guida. R..

Acclamate il Signore, voi tutti della terra,
servite il Signore nella gioia,
presentatevi a lui con esultanza. R.

Riconoscete che solo il Signore è Dio:
egli ci ha fatti e noi siamo suoi,
suo popolo e gregge del suo pascolo. R.

Perché buono è il Signore,
il suo amore è per sempre,
la sua fedeltà di generazione in generazione. R.

SECONDA LETTURA Dal libro dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo (Ap 7,9.14-17).

Io, Giovanni, vidi: ecco, una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua. Tutti stavano in piedi davanti al trono e davanti all’Agnello, avvolti in vesti candide, e tenevano rami di palma nelle loro mani.
E uno degli anziani disse: «Sono quelli che vengono dalla grande tribolazione e che hanno lavato le loro vesti, rendendole candide col sangue dell’Agnello. Per questo stanno davanti al trono di Dio e gli prestano servizio giorno e notte nel suo tempio; e Colui che siede sul trono stenderà la sua tenda sopra di loro.
Non avranno più fame né avranno più sete,
non li colpirà il sole né arsura alcuna,
perché l’Agnello, che sta in mezzo al trono,
sarà il loro pastore
e li guiderà alle fonti delle acque della vita.
E Dio asciugherà ogni lacrima dai loro occhi».

LA LETTURA DEI PADRI: per continuare a pregare

“Cristo, buon pastore”
Dalle «Omelie sui Vangeli» di san Gregorio Magno, papa

«Io sono il buon Pastore; conosco le mie pecore», cioè le amo, «e le mie pecore conoscono me» (Gv 10, 14). Come a dire apertamente: corrispondono all’amore di chi le ama. La conoscenza precede sempre l’amore della verità.
Domandatevi, fratelli carissimi, se siete pecore del Signore, se lo conoscete, se conoscete il lume della verità. Parlo non solo della conoscenza della fede, ma anche di quella dell’amore; non del solo credere, ma anche dell’operare. L’evangelista Giovanni, infatti, spiega: «Chi dice: Conosco Dio, e non osserva i suoi comandamenti, è bugiardo» (1 Gv 2, 4).
Perciò in questo stesso passo il Signore subito soggiunge: «Come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e offro la vita per le pecore«(Gv 10, 15). Come se dicesse esplicitamente: da questo risulta che io conosco il Padre e sono conosciuto dal Padre, perché offro la mia vita per le mie pecore; cioè io dimostro in quale misura amo il Padre dall’amore con cui muoio per le pecore.
Di queste pecore di nuovo dice: Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna (cfr. Gv 10, 14-16). Di esse aveva detto poco prima: «Se uno entra attraverso di me, sarà salvo; entrerà e uscirà e troverà pascolo» (Gv 10, 9). Entrerà cioè nella fede, uscirà dalla fede alla visione, dall’atto di credere alla contemplazione, e troverà i pascoli nel banchetto eterno.
Le sue pecore troveranno i pascoli, perché chiunque lo segue con cuore semplice viene nutrito con un alimento eternamente fresco. Quali sono i pascoli di queste pecore, se non gli intimi gaudi del paradiso, ch’è eterna primavera? Infatti pascolo degli eletti è la presenza del volto di Dio, e mentre lo si contempla senza paura di perderlo, l’anima si sazia senza fine del cibo della vita.
Cerchiamo, quindi, fratelli carissimi, questi pascoli, nei quali possiamo gioire in compagnia di tanti concittadini. La stessa gioia di coloro che sono felici ci attiri. Ravviviamo, fratelli, il nostro spirito. S’infervori la fede in ciò che ha creduto. I nostri desideri s’infiammino per i beni superni. In tal modo amare sarà già un camminare.
Nessuna contrarietà ci distolga dalla gioia della festa interiore, perché se qualcuno desidera raggiungere la mèta stabilita, nessuna asperità del cammino varrà a trattenerlo. Nessuna prosperità ci seduca con le sue lusinghe, perché sciocco è quel viaggiatore che durante il suo percorso si ferma a guardare i bei prati e dimentica di andare là dove aveva intenzione di arrivare.

Trascrizione dell’Omelia

Nel nostro immaginario il “Buon Pastore” assume l’aspetto di un uomo dolce che guida con dolcezza le pecore e forse guida con dolcezza anche noi, però questa immagine, pur essendo così ambita, così gustosa, non ci convince sempre, tant’è che noi non ci facciamo guidare dal “Buon Pastore”. Che vuol dire? Che rifiutiamo Gesù? No, che non abbiamo compreso qual è la finalità di questa guida, Egli ci guida per abituarci a mettere in pratica la logica di Dio, a mettere in pratica il piano di Dio. Che cosa fa un pastore rispetto alle pecore? Le pecore mangerebbero dove vogliono, andrebbero in qua e in là, vi ricordate? C’è un brano del Vangelo di Matteo, alla fine del Vangelo di Matteo, che parla del Giudizio Universale e fa riferimento a capri e pecore, capri alla sinistra e pecore a destra, per dire che ci sono persone, ci sono spiriti, che non hanno la capacità di seguire un itinerario, di lasciarsi informare da una logica, non hanno l’umiltà di lasciarsi guidare dal pensiero di Dio e come le capre che non hanno alcun pastore e se ne vanno dove vogliono a mangiare quello che gli pare, così molti nel corso della loro vita fanno così. Chi si abitua a stare senza il Pastore e a regolarsi da sé, può darsi pure che goda di una certa libertà, apparente forse, ma proprio perché non ha nessun criterio di valutazione delle cose, davanti ai fatti rimane senza parole e spesso, proprio perché non ha nessuna logica, il primo pastore che si presenta, anche se non è disposto a morire per le pecore, subito questa gente lo segue. E lo segue talvolta con tanta determinazione e convinzione, da andare contro anche ogni evidenza. Seguire certi pastori, qualche volta, porta a non guardare la relazione autentica che siamo chiamati ad avere noi, cristiani battezzati, nei confronti di quelli che sono in difficoltà. Eppure, eppure il Cristo che noi diciamo di amare, è morto in croce. Per chi? Solo per i buoni o per i suoi? No, è morto in croce per tutti. È morto in croce pure per quelli che in croce ce l’hanno messo, che dici? Avrebbe dovuto essere selettivo e dire: “No, solo quelli che dico io, gli altri no”, così? Allora invece questo Pastore com’è? Diceva prima nella visione di Giovanni l’evangelista a proposito dell’Apocalisse, dice che l’Agnello che sta in mezzo al trono, sarà il Pastore di questi che hanno lavato le loro vesti nel sangue dell’Agnello, i centoquarantaquattromila e dice: “Li guiderà alle fonti delle acque della vita” e noi pensiamo che se ci guida alle fonti delle acque della vita, ci guida ad un luogo in cui possiamo bere molta acqua e stare bene, no? “Su pascoli erbosi ci fa riposare, ad acque tranquille .. ci fa fare il campeggio, ci nutre”, non è così amico mio, andare alle fonti delle acque della vita, significa andare all’origine della nostra esistenza, là dove ogni motivazione ed ogni finalità, sono scaturite dal pensiero di Dio che ci ha chiamato dalle tenebre alla sua ammirabile luce, noi non eravamo nessuno. Ma dice san Paolo che Dio coloro che da sempre ha conosciuto, li ha anche predestinati ad essere conformi alla immagine del Figlio suo e quelli che ha predestinati li ha anche chiamati e quelli che ha chiamati li ha anche giustificati, come dire: “Ha trovato il modo di accompagnarli perché fossero recettivi di questo dono, capaci di comprendere la grazia che veniva versata nella loro esistenza”, questi poi che sono stati giustificati, Dio li ha anche portati alla gloria, li ha riportati là da dove vengono, li ha riportati presso di sé. E noi, pur ignorando tutto questo progetto, una nostalgia profonda dentro il nostro intimo, la portiamo, un desiderio irriducibile al centro del nostro cuore, lo sentiamo. Ora, chi ha da Dio la capacità, la grazia, di decodificare questo desiderio, non solo di accorgersene, costui mette tutta la vita in questa partita meravigliosa con Dio; chi invece, non avendo criteri, non sa cosa fare con questo desiderio, facilmente si lascia bruciare da tutte le cose che questo desiderio sembra evocare e allora cercherà tutto, lo cercherà fuori ciò che è buono e penso che le conseguenze non le devo raccontare io. Allora cosa chiediamo noi a questo Pastore? Potremmo dire: “Se tu ti sei fatto carne come me e facendoti carne sei venuto ad imparare come sento, come desidero, come ho paura, come mi muovo, come amo e come non riesco qualche volta ad amare, tu che hai preso tutte queste prerogative su di te, potendone fare a meno perché tu sei l’Essere per eccellenza, se ti sei messo affianco a me ad insegnare le vie per tornare a casa, fa che io sia docile, fa che io non me ne vada qua e là, fa che io ritorni ad ascoltare la tua voce, mi lasci convincere e quando vieni a cercarmi dietro le siepi del mio peccato, non mi condannare, abbi misericordia, abbi pietà, riconoscimi, sono una pecora del tuo gregge, ma soprattutto permetti che io ti riconosca, perché sei il Pastore della mia vita”. E questa amici, è la scuola della vita, questa amici è la chiave della lettura della storia, questa miei cari è la Porta del Cielo, perciò avvicinati con fiducia, con confidenza, chiedi al Signore risorto che oggi inauguri per te una ricerca nuova, un cammino nuovo e una vita nuova. Sia lodato Gesù Cristo.

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