V Domenica di Pasqua

Anno liturgico C
19 Maggio 2019

Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri.

LETTURE: Vangelo, Prima lettura e Seconda lettura

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 13,31-35)

Quando Giuda fu uscito [dal cenacolo], Gesù disse: «Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito.
Figlioli, ancora per poco sono con voi. Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri.
Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri».

PRIMA LETTURA – Dagli Atti degli Apostoli (At 14,21-27)

In quei giorni, Paolo e Bàrnaba ritornarono a Listra, Icònio e Antiòchia, confermando i discepoli ed esortandoli a restare saldi nella fede «perché – dicevano – dobbiamo entrare nel regno di Dio attraverso molte tribolazioni».
Designarono quindi per loro in ogni Chiesa alcuni anziani e, dopo avere pregato e digiunato, li affidarono al Signore, nel quale avevano creduto. Attraversata poi la Pisìdia, raggiunsero la Panfìlia e, dopo avere proclamato la Parola a Perge, scesero ad Attàlia; di qui fecero vela per Antiòchia, là dove erano stati affidati alla grazia di Dio per l’opera che avevano compiuto.
Appena arrivati, riunirono la Chiesa e riferirono tutto quello che Dio aveva fatto per mezzo loro e come avesse aperto ai pagani la porta della fede.

Salmo responsoriale Salmo 144.
Benedirò il tuo nome per sempre, Signore. R..

Misericordioso e pietoso è il Signore,
lento all’ira e grande nell’amore.
Buono è il Signore verso tutti,
la sua tenerezza si espande su tutte le creature. R.

Ti lodino, Signore, tutte le tue opere
e ti benedicano i tuoi fedeli.
Dicano la gloria del tuo regno
e parlino della tua potenza.R.

Per far conoscere agli uomini le tue imprese
e la splendida gloria del tuo regno.
Il tuo regno è un regno eterno,
il tuo dominio si estende per tutte le generazioni. R.

SECONDA LETTURA Dal libro dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo (Ap 21,1-5).

Io, Giovanni, vidi un cielo nuovo e una terra nuova: il cielo e la terra di prima infatti erano scomparsi e il mare non c’era più.
E vidi anche la città santa, la Gerusalemme nuova, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo.
Udii allora una voce potente, che veniva dal trono e diceva:
«Ecco la tenda di Dio con gli uomini!
Egli abiterà con loro
ed essi saranno suoi popoli
ed egli sarà il Dio con loro, il loro Dio.
E asciugherà ogni lacrima dai loro occhi
e non vi sarà più la morte
né lutto né lamento né affanno,
perché le cose di prima sono passate».
E Colui che sedeva sul trono disse: «Ecco, io faccio nuove tutte le cose».

LA LETTURA DEI PADRI: per continuare a pregare

“Cristo è luce”
Dai «Discorsi» di san Massimo di Torino, vescovo

La risurrezione di Cristo apre l’inferno. I neofiti della Chiesa rinnovano la terra. Lo Spirito Santo dischiude i cieli. L’inferno, ormai spalancato, restituisce i morti. La terra rinnovata rifiorisce dei suoi risorti. Il cielo dischiuso accoglie quanti vi salgono.
Anche il ladrone entra in paradiso, mentre i corpi dei santi fanno il loro ingresso nella santa città. I morti ritornano tra i vivi; tutti gli elementi, in virtù della risurrezione di Cristo, si elevano a maggiore dignità.
L’inferno restituisce al paradiso quanti teneva prigionieri. La terra invia al cielo quanti nascondeva nelle sue viscere. Il cielo presenta al Signore tutti quelli che ospita. In virtù dell’unica e identica passione del Signore, l’anima risale dagli abissi, viene liberata dalla terra e collocata nei cieli.
La risurrezione di Cristo infatti è vita per i defunti, perdono per i peccatori, gloria per i santi. Davide invita, perciò, ogni creatura a rallegrarsi per la risurrezione di Cristo, esortando tutti a gioire grandemente nel giorno del Signore.
La luce di Cristo è giorno senza notte, giorno che non conosce tramonto. Che poi questo giorno sia Cristo, lo dice l’Apostolo: «La notte è avanzata, il giorno è vicino» (Rm 13, 12). Dice: «avanzata»; non dice che debba ancora venire, per farti comprendere che quando Cristo ti illumina con la sua luce, devi allontanare da te le tenebre del diavolo, troncare l’oscura catena del peccato, dissipare con questa luce le caligini di un tempo e soffocare in te gli stimoli delittuosi.
Questo giorno è lo stesso Figlio, su cui il Padre, che è giorno senza principio, fa splendere il sole della sua divinità.
Dirò anzi che egli stesso è quel giorno che ha parlato per mezzo di Salomone: «Io ho fatto sì che spuntasse in cielo una luce che non viene meno» (Sir 24, 6 volgata). Come dunque al giorno del cielo non segue la notte, così le tenebre del peccato non possono far seguito alla giustizia di Cristo. Il giorno del cielo infatti risplende in eterno, la sua luce abbagliante non può venire sopraffatta da alcuna oscurità. Altrettanto deve dirsi della luce di Cristo che sempre risplende nel suo radioso fulgore senza poter essere ostacolata da caligine alcuna. Ben a ragione l’evangelista Giovanni dice: La luce brilla nelle tenebre, ma le tenebre non l’hanno sopraffatta (cfr. Gv 1, 5).
Pertanto, fratelli, tutti dobbiamo rallegrarci in questo santo giorno. Nessuno deve sottrarsi alla letizia comune a motivo dei peccati che ancora gravano sulla sua coscienza. Nessuno sia trattenuto dal partecipare alle preghiere comuni a causa dei gravi peccati che ancora lo opprimono. Sebbene peccatore, in questo giorno nessuno deve disperare del perdono. Abbiamo infatti una prova non piccola: se il ladro ha ottenuto il paradiso, perché non dovrebbe ottenere perdono il cristiano?

Trascrizione dell’Omelia

Durante tutto il tempo della predicazione, nel Vangelo di Giovanni, Gesù fa costantemente riferimento ad un’ora, l’ora in cui Egli glorificherà il Padre, l’ora in cui Egli sarà glorificato. Quest’ora appare e scompare nella predicazione di Gesù, creando un’attesa molto forte nella comunità degli apostoli. Finalmente quest’ora sta arrivando, si apre proprio con questo capitolo 13 del Vangelo di Giovanni. Che era successo? Beh, Gesù aveva radunato i suoi nel cenacolo, aveva fatto un gesto incomprensibile, si era messo a lavare i piedi a tutti quanti, Pietro se ne era subito lamentato: “Tu non laverai i miei piedi ..” non dice “Mai”, dice “In eterno non li laverai i miei piedi” e vi ricordate Gesù invece dice: “E’ necessario perché tu sia mondo completamente, perché siate tutti mondi, anzi, fate anche voi così come ho fatto io”. È un gesto un po’ strano, un gesto che li mette in difficoltà ma che diventerà comprensibile dopo che quest’ora sarà celebrata. Poi finalmente, intinto il boccone per Giuda iscariota e ormai lasciatolo andare a fare le cose che ha in mente di fare contro Gesù, finalmente Gesù raduna i suoi e li chiama, qua dice: “Figlioli”, in realtà li chiama: “Figlioletti”. Non è una questione di affetti e sentimenti, li chiama “Figlioletti” per dire: “Ora siamo stati messi da parte dagli uomini, siamo stati messi da parte dai giudei, nessuno ci ha dato ascolto, siamo rimasti solo noi, siamo il piccolo resto, quello di cui parla Isaia, siamo la scrematura di tutte le opinioni che si sono lasciate attrarre dai miracoli, dall’insegnamento, dalla grandezza delle parole che abbiamo detto, ma alla fine non si sono decise, perché si sono scandalizzati”, l’idea che questo Dio che viene a salvarli debba morire per loro, questo non gli è comprensibile, badate bene, non era comprensibile a quelli che non hanno accettato Gesù, ma alla fine non è comprensibile neanche a noi. Che cosa può voler dire che uno è morto per i nostri peccati? Se fosse comprensibile noi i peccati non li commetteremmo più, siccome li commettiamo ancora e spesso come ci piace dire, sono sempre gli stessi, è evidente che noi, che cosa lui ha fatto per la nostra vita, non l’abbiamo ancora compreso. Tuttavia a questi pochi che sono rimasti, a questo piccolo resto, Egli sta lasciando una eredità, è questo il momento cruciale della sua vicenda storica. Gli lascia un’eredità, quella di amarsi gli uni gli altri e qua, amici, qua è un bel problema ed io lo so, perché mentre ascoltate queste parole subito una raggiera di obiezioni, di difficoltà, di fili spinati della mente, ci impediscono di immaginare cosa voglia dire amarsi gli uni gli altri, chi è che dovremmo amare? Quelli che conosciamo? Eh, perché li conosciamo non li riusciamo ad amare. Quelli che non conosciamo? Eh, perché sono estranei non li possiamo amare. Alla fine chi possiamo amare? Quelli che abbiamo amato, che abbiamo detto che abbiamo amato non li amiamo più perché ci hanno fatto qualcosa, alla fine questo amore con il quale saremo riconosciuti anche dagli altri che amore sarà? Torniamo allora a quello che dicevamo prima, Gesù comincia tutta questa esposizione avendo lavato i piedi ai discepoli, gli ha fatto capire che per entrare nel Regno dei Cieli qualcuno ti renda puro. E come fa a renderti puro? Deve riconoscere in te quella dignità che ti permette di entrare nel Regno. Ora, tu ce l’hai questa dignità per entrare nel Regno? Ti guardi dentro e dici: “Boh, mica tanto, mica sempre”. Il tuo prossimo ce l’ha questa dignità per entrare nel Regno? “Figuriamoci se ce l’ha”. Allora che cosa vuol dire lavare i piedi ai discepoli? Vuol dire metterli nelle condizioni di essere pronti per entrare in questo Regno, metterli nelle condizioni di potersi relazionare con Dio senza nessun senso di colpa che gli impedisca di credere nel suo amore e di attendere la sua misericordia. Se tu onori il tuo prossimo facendogli conoscere la dignità che porta, Egli si sentirà pronto per andare a Dio. Ma se tu metterai in evidenza le sue difficoltà, le sue colpe, i suoi peccati ed i suoi difetti, lui si sentirà in difficoltà davanti a Dio. Allora se tu fossi un mandato, se tu fossi un apostolo ed un evangelizzatore, cosa faresti? Non faresti forse questo? Non metteresti il tuo prossimo nelle condizioni di sapersi amato, di conoscersi nella sua dignità così come Dio lo ha investito e pronto per conoscere ed incontrare il Signore? Questo è amarsi, amarsi è onorare la dignità dell’altro ed onorarla perché possa recarsi a Dio senza nessun ostacolo. Se farai questo, anche tu riconoscerai la dignità che Dio ha posto al centro della tua vita, anche tu ti sentirai amato e riconciliato e così possiamo ricostruire il regno, ricostruire questo corpo mistico di cui Cristo è il capo. Ma se tu cominciassi a dire chi è degno di essere riconosciuto come amabile e chi invece no, chi si salverebbe? Quante condizioni porremmo noi per dire qual è la dignità necessaria per stare davanti a Dio? Manco la nostra lo sarebbe e allora entreremmo in quella mediocrità secondo la quale non entriamo noi, non entrano loro, facciamo finta e ci scambiamo qualche segno della pace, tanto costa poco farlo e Dio chiuderà un occhio, due occhi, si turerà le orecchie .. ma questo non è il Dio di Israele, questo non è il Dio di Gesù Cristo, Egli guarda con tutti e due gli occhi, Egli ama con tutto Se Stesso e ci chiama ad amare nello stesso modo. Dice questo brano alla fine: “Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri”, il mondo ci guarda e dice: “Che fanno questi cristiani? Celebrano la dignità degli altri o la negano? Siccome spesso la negano, mi sa che non sono cristiani e se non sono cristiani, perché dovremmo seguirli? Perché dovremmo lasciarci giudicare da loro, quando loro non si emendano mai? Perché dovremmo sentirci in difficoltà rispetto alle loro pratiche, se loro poi queste pratiche le hanno svuotate dello Spirito e sono un imparaticcio di cose umane?”. Ma secondo voi, perché la nostra fede si sta riducendo? Perché la gente non crede più? Perché è distratta? No, perché non è convinta. E non è convinta proprio da questa mancanza di amore che c’è tra noi. Allora, così come noi celebrammo, nell’Epifania di nostro Signore Gesù Cristo, il dono dell’incenso, dell’oro e della mirra dei Magi, andiamo incontro al nostro prossimo riconoscendone la regalità, onorandone la santità e custodendo l’immortalità. Ricordiamoci che il prossimo è fatto ad immagine e somiglianza di Dio come noi, cerchiamo in lui quello che vorremo per noi e troveremmo la benedizione di Dio nella sua vita e così potremmo specchiarci per saperci amati anche noi nonostante le nostre molte mancanze, nonostante i nostri peccati. Con questo amore che guarisce, con questa misericordia, noi possiamo attraversare questo tempo tanto controverso, non andare a cercare altre logiche, tu cristiano non andare a cercare altre logiche per giudicare gli altri, perché quelle che potevano giudicare noi, Cristo le ha infrante sulla croce .. non esiste un altro amore come quello. Sia lodato Gesù Cristo.

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