Ascensione del Signore.

Anno liturgico B
13 maggio 2018

Il Signore fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio.

LETTURE: Vangelo, Prima lettura e Seconda lettura

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 16,15-20).

In quel tempo, [Gesù apparve agli Undici] e disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato. Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno».
Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio.
Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano.

PRIMA LETTURA – Dagli Atti degli Apostoli (At 1,1-11)

Nel primo racconto, o Teòfilo, ho trattato di tutto quello che Gesù fece e insegnò dagli inizi fino al giorno in cui fu assunto in cielo, dopo aver dato disposizioni agli apostoli che si era scelti per mezzo dello Spirito Santo.
Egli si mostrò a essi vivo, dopo la sua passione, con molte prove, durante quaranta giorni, apparendo loro e parlando delle cose riguardanti il regno di Dio. Mentre si trovava a tavola con essi, ordinò loro di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere l’adempimento della promessa del Padre, «quella – disse – che voi avete udito da me: Giovanni battezzò con acqua, voi invece, tra non molti giorni, sarete battezzati in Spirito Santo».
Quelli dunque che erano con lui gli domandavano: «Signore, è questo il tempo nel quale ricostituirai il regno per Israele?». Ma egli rispose: «Non spetta a voi conoscere tempi o momenti che il Padre ha riservato al suo potere, ma riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samarìa e fino ai confini della terra».
Detto questo, mentre lo guardavano, fu elevato in alto e una nube lo sottrasse ai loro occhi. Essi stavano fissando il cielo mentre egli se ne andava, quand’ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero: «Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che di mezzo a voi è stato assunto in cielo, verrà allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo».

Salmo responsoriale Salmo 46.
R.Ascende il Signore tra canti di gioia..

Popoli tutti, battete le mani!
Acclamate Dio con grida di gioia,
perché terribile è il Signore, l’Altissimo,
grande re su tutta la terra. R.

Ascende Dio tra le acclamazioni,
il Signore al suono di tromba.
Cantate inni a Dio, cantate inni,
cantate inni al nostro re, cantate inni.R.

Perché Dio è re di tutta la terra,
cantate inni con arte.
Dio regna sulle genti,
Dio siede sul suo trono santo.R.

SECONDA LETTURA Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni (Ef 4,1-13).

Fratelli, io, prigioniero a motivo del Signore, vi esorto: comportatevi in maniera degna della chiamata che avete ricevuto, con ogni umiltà, dolcezza e magnanimità, sopportandovi a vicenda nell’amore, avendo a cuore di conservare l’unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace.
Un solo corpo e un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione; un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo. Un solo Dio e Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, opera per mezzo di tutti ed è presente in tutti.
A ciascuno di noi, tuttavia, è stata data la grazia secondo la misura del dono di Cristo. Per questo è detto: «Asceso in alto, ha portato con sé prigionieri, ha distribuito doni agli uomini». Ma cosa significa che ascese, se non che prima era disceso quaggiù sulla terra? Colui che discese è lo stesso che anche ascese al di sopra di tutti i cieli, per essere pienezza di tutte le cose.
Ed egli ha dato ad alcuni di essere apostoli, ad altri di essere profeti, ad altri ancora di essere evangelisti, ad altri di essere pastori e maestri, per preparare i fratelli a compiere il ministero, allo scopo di edificare il corpo di Cristo, finché arriviamo tutti all’unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, fino all’uomo perfetto, fino a raggiungere la misura della pienezza di Cristo.

LA LETTURA DEI PADRI: per continuare a pregare

Innalzi la sua speranza il genere umano: il Figlio di Dio ha assunto 1’uomo.
Sant’Agostino, vescovo
(Il combattimento cristiano)

Vi sono degli stolti che dicono: non poteva la Sapienza di Dio liberare gli uomini in modo diverso senza assumere l’umanità, senza nascere da una donna e patire tutte quelle sofferenze da parte dei peccatori? A costoro rispondiamo: lo poteva certamente; ma se avesse fatto diversamente, sarebbe dispiaciuto ugualmente alla vostra stoltezza. Se non apparisse agli occhi dei peccatori, certamente la sua luce eterna, che si vede con gli occhi interiori, non potrebbe essere vista dalle menti inquinate. Ora dal momento che si è degnato di istruirci visibilmente per prepararci alle cose invisibili, dispiace agli avari, perché non ha assunto un corpo tutto d’oro; dispiace agli impudichi, perché è nato da una donna (infatti, non hanno molto piacere gli impudichi che le donne concepiscano e partoriscano); dispiace ai superbi, perché ha sopportato con infinita pazienza le offese; dispiace ai delicati, perché è stato crocifisso; dispiace ai timidi, perché è morto. E perché non sembri che difendono i loro vizi, dicono che si dispiacciono che ciò sia accaduto non in un uomo, ma nel Figlio di Dio. Non capiscono infatti cosa sia l’eternità di Dio che ha assunto umana natura e che cosa sia la stessa umana creatura, che era riportata dalle sue mutazioni all’antica stabilità, affinché imparassimo, come insegna lo stesso Signore, che le infermità che abbiamo acquistato col peccare, possono essere sanate col bene operare. Si mostrava a noi, infatti, a quale fragilità l’uomo era giunto con la sua colpa, e da quale fragilità era liberato con l’aiuto divino. Perciò il Figlio assunse umana natura ed in essa ha sofferto da uomo. Questo rimedio a favore degli uomini è così grande che più non si può immaginare. Quale superbia si può sanare, se non si sana con l’umiltà del Figlio di Dio? Quale avarizia si può sanare, se non si sana con la povertà del Figlio di Dio? Quale iracondia si può sanare, se non si sana con la pazienza del Figlio di Dio? Quale empietà si può sanare, se non si sana con la carità del Figlio di Dio? Infine, quale timidezza si può sanare, se non si sana con la risurrezione del corpo di Cristo Signore? Innalzi la sua speranza il genere umano e riconosca la sua natura, veda quanto posto ha nelle opere di Dio. Non disprezzate voi stessi, o uomini: il Figlio di Dio si è fatto uomo. Non disprezzate voi stesse, o donne: il Figlio di Dio è nato da una donna. Non amate però le cose carnali: perché nel Figlio di Dio non siamo né maschio né femmina. Non amate le cose temporali: perché se si amassero come un bene, le amerebbe l’uomo che il Figlio di Dio ha assunto. Non temete gli oltraggi e le croci e la morte, perché se nuocessero agli uomini non le avrebbe sofferte l’uomo che il Figlio di Dio ha assunto. Questa fede che ormai dovunque si predica, dovunque si venera, che sana ogni anima obbediente, non esisterebbe nella società umana, se non fossero state realizzate tutte quelle cose che dispiacciono ai più stolti. Chi si degnerà di imitare la stolta presunzione per poter essere spinto a praticare la virtù, se arrossisce di imitare colui del quale fu detto, prima che nascesse, che sarà chiamato Figlio dell’Altissimo(Lc 1, 32.) e già in tutte le nazioni, cosa che nessuno può negare, lo si chiama Figlio dell’Altissimo? Se abbiamo una grande opinione di noi, degniamoci di imitare colui che è chiamato Figlio dell’Altissimo. Se invece ci stimiamo poco, osiamo imitare i pescatori e i pubblicani che lo hanno imitato. O medicina provvida per tutti, che reprime tutti i tumori, che ravviva tutto ciò che è debole, che toglie tutte le escrescenze, custodisce tutto ciò che è vitale, ripara tutte le perdite, corregge tutte le depravazioni! Chi ormai può elevarsi contro il Figlio di Dio? Chi può disperare di sé, se per lui il Figlio di Dio ha voluto essere tanto umile? Chi può stimare beata la vita per quelle cose che il Figlio di Dio ha insegnato doversi disprezzare? A quali avversità potrà cedere colui il quale crede che la natura dell’uomo è custodita da tante persecuzioni nel Figlio di Dio? Chi potrà pensare che il regno dei cieli gli è chiuso, se conosce che i pubblicani e le meretrici hanno imitato il Figlio di Dio?(Mt 21, 31) Da quale malvagità non sarà preservato chi osserva e ama le opere e le parole di quest’uomo, nel quale il Figlio di Dio si è offerto a noi quale esempio di vita? illuminati.

Trascrizione dell’Omelia

L’autore della Lettera agli Ebrei comincia il suo discorso dicendo che: “Dio ha parlato per molte volte e in molti modi ai nostri padri per mezzo dei profeti, ma a noi in questi tempi, ha parlato per mezzo del suo Figlio”, in questo modo l’autore della Lettera agli Ebrei, non fa parte delle letture di questa mattina ma ci aiuta a comprendere che cos’è questa festa, ci racconta che Dio ha un progetto, un progetto che si studia di farci comprendere in modo graduale. Perché? Perché l’uomo non ha la capacità di vedere le cose faccia a faccia e quando ci ha provato a prendersi la conoscenza tutta intera, tutta insieme, prima che il Signore gliela donasse, voi lo sapete, ha fatto un peccato di orgoglio, si è preso anzitempo un dono che gli sarebbe stato riservato nel tempo. Ma che cosa ha fatto Dio con questo uomo nel peccato? Gli ha insegnato gradualmente le vie della salvezza, gli ha mostrato il suo cuore, gli ha mostrato i suoi pensieri, il dono della Legge ed il dono della profezia, tutto questo ha accompagnato l’umanità a comprendere che Dio aveva questo progetto e siccome l’aveva, l’avrebbe anche voluto e potuto realizzare. E poi finalmente lo ha realizzato, lo ha realizzato quando ci ha mandato il suo Figlio nella carne, che cosa abbiamo visto? Guardate bene amici, quante volte avete ascoltato la parola che dice che bisogna mettere in pratica le parole di Dio? Tu sai che cosa vuol dire? Hai compreso come la tua vita può metterle in pratica? L’hai pensato, l’hai studiato, l’hai meditato, l’hai desiderato probabilmente, poi nell’atto pratico non hai saputo veramente cosa fare: qualche buona azione, qualche buon pensiero, alcune preghiere, il culto e basta. Quando però Dio ha mandato il suo Figlio nella carne, noi abbiamo visto che vuol dire mettere in pratica la parola, perché abbiamo visto il Verbo, abbiamo visto la Parola, abbiamo visto il Pensiero eterno di Dio, agire come noi, fare le cose che facciamo anche noi, superarci certamente nella fede, nella devozione e nell’obbedienza al Padre, anzi, in quest’obbedienza al Padre ha guarito la nostra disobbedienza, ma ci ha fatto vedere che la parola messa in pratica in realtà è la vita presa responsabilmente. E quelli che camminavano con lui lo vedevano e lo conoscevano così, uno che responsabilmente prende nelle proprie mani quello che il Padre gli ha posto, cioè l’umanità. Quale umanità? Tutta! Quella migliore che va salvata perché se lo merita? No, tutta, a partire da quella peggiore che non se l’è mai meritato. E là abbiamo imparato una lezione, abbiamo detto: “Ma allora se tutto concorre al bene, allora vuol dire che io ho un posto in questo ministero, se anche gli ultimi sono chiamati ad entrare in questa unità, allora io devo fare in modo e così metterò in pratica la parola, devo fare in modo che ciascuno si sappia convocato, che ciascuno si sappia perdonato ed inserito in questo progetto”. E qual è il progetto? Stamattina la Lettera che abbiamo ascoltato nella Seconda Lettura, di San Paolo agli Efesini, ce lo spiega in maniera chiarissima, dice: “Egli ha dato ad alcuni di essere apostoli, ad altri di essere profeti .. molte vocazioni, molte missioni, per costruire un’identità sola ..per preparare i fratelli a compiere il ministero allo scopo di edificare il corpo di Cristo”, “edificare il corpo di Cristo”, allora il progetto di Dio è edificare un corpo solo. Tu dirai: “Ma come è possibile, io mi giro a sinistra e a destra e vedo persone diverse da me, guardo a quelli che mi hanno preceduto e sono ancora diversi da me, quelli che vengono non so chi siano, come è possibile che noi costruiamo un corpo solo?”, eppure un dono nella speranza ti è stato fatto, perché tu quando incontri l’altro riesci ad amarlo anche se non lo conosci, nella famiglia umana questo succede e accade sempre: due si incontrano da lontano e formano una cosa sola. Nella nostra capacità di sentire, di amare, di provare dei sentimenti profondi, ci accorgiamo che uno sconosciuto può entrare in relazione con noi e diventa importante. Allora già nella nostra natura noi portiamo questo seme di speranza, la possibilità di unirci, di fare una cosa sola, di avere un intento solo, di celebrare un amore unico. Per questo a noi ci è chiesto di amare il prossimo, di non dividerci nel matrimonio e di fare tutte quelle cose che noi stoltamente abbiamo pensato che riguardassero solamente la morale, riguardano lo Spirito, perché lo Spirito è uno e lo Spirito desidera fare di noi una cosa sola e d’altronde nel cuore della preghiera che fa Gesù in Giovanni, al capitolo 17, quando dice: “Io e te siamo una cosa sola, anch’essi saranno una cosa sola in noi”. Ora, il Verbo discende nella carne, dimostra a noi che la carne è chiamata a rientrare presso Dio, ci educa sulle regole che possiamo osservare per tornare a Dio, ci dice che la regola d’oro è amarci, cioè trovare le strutture che ci fanno diventare una cosa sola e poi attenzione, quello che celebriamo oggi, quando ci ha consegnato il segreto dell’esistenza, sparisce; come ha fatto quel giorno con i discepoli di Emmaus, erano tristi, avevano visto un episodio terribile, la morte del Signore, gli avevano creduto, si sentono smarriti, lui li riporta a casa, spezza il pane e poi sparisce; Filippo, l’apostolo, sente l’eunuco che se ne sta andando sul carro verso casa, legge il Libro di Isaia, non lo capisce, Filippo glielo spiega, lo battezza e sparisce! Questo fa la chiesa, ti mette nelle condizioni di capire qual è l’obiettivo della tua esistenza, ti mostra che la tua carne, anche se fosse stata la carne del tuo peccato, è chiamata a stare presso Dio perché là ce l’ha portata il Cristo, e adesso ti chiede: “Ama il tuo prossimo e costruisci questo corpo” .. non ora, non domani, né dopodomani, ma in cammino, dice questo brano: “Finché arriviamo tutti all’unita della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, nella misura che conviene alla piena maturità di Cristo”. Allora noi la guardiamo questa maturità di Cristo presso Dio e vediamo scendere da lui il suo Spirito che ci convince sulla bontà di questa unione, che ci fa conoscere le profondità del nostro prossimo, ci permette di perdonare i suoi peccati, ci riconduce alla relazione autentica con lui e in questo modo ci permette di salvarlo, cioè di trarlo dalle sue paure, dalla sua solitudine e inserirlo in questo amore Trinitario nel quale la carne del Figlio ormai ci ha aperto una porta. Che cosa vedo allora io? Prima non potevo vedere Dio, ora cosa posso vedere? La carne di un uomo presso Dio, cioè la mia carne, già pagata, già comprata, già riscattata, già presso Dio. E se io fossi malato, e se io fossi in punto di morte, e se la mia vecchiaia o la mia malattia, le mie difficoltà, dicessero che tutta questa speranza è inserita in un fallimento irriducibile, forse io smetterei di guardare a colui che ha permesso nel cuore della sua esistenza che la sua carne fosse crocifissa per portarla presso Dio, io dubiterei che Egli che ha fatto questo per amore, non mi salverebbe? Non ho altre prospettive se non quella di sapermi già amato, già salvato, già inserito in questo progetto. E siccome lo so, allora mi darò da fare perchè questa parola raggiunga ognuno, i tuoi amici stanno in difficoltà, le persone che conosci sono rimaste sole e abbandonate, cercano consolazione a destra e a manca, mostra tu loro il cuore di Gesù Cristo, mostra tu loro la speranza che hai di essere salvato integralmente, non solo i tuoi pensieri, non solo il tuo spiritello, ma tutto quello che ti riguarda e così seminerai la fede in mezzo agli uomini. È questa l’evangelizzazione, non basta dire che Gesù Cristo è risorto, non serve imporre ad altri i pesi sulla legge, sulla morale, etc., bisogna dischiudere il cuore dell’uomo contemporaneo, perché comprenda che il suo peccato è stato già perdonato e che la porta per entrare nella vita eterna è già spalancata. Sperimentalo tu, chiedilo al Signore che te lo faccia sperimentare e poi riconsegnalo alla speranza degli altri. Sia lodato Gesù Cristo.

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