II Domenica di Quaresima

Anno Liturgico B
28 Febbraio 2021

Questi è il Figlio mio, l’amato.(Messa del mattino e della sera)

 

LETTURE: Vangelo, Prima lettura e Seconda lettura

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 9,2-10)

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli.
Fu trasfigurato davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. E apparve loro Elia con Mosè e conversavano con Gesù. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati. Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: «Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!». E improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro.
Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risorto dai morti. Ed essi tennero fra loro la cosa, chiedendosi che cosa volesse dire risorgere dai morti.

PRIMA LETTURADal libro della Gènesi (Gen 22,1-2.9.10-13.15-18)

In quei giorni, Dio mise alla prova Abramo e gli disse: «Abramo!». Rispose: «Eccomi!». Riprese: «Prendi tuo figlio, il tuo unigenito che ami, Isacco, va’ nel territorio di Mòria e offrilo in olocausto su di un monte che io ti indicherò».
Così arrivarono al luogo che Dio gli aveva indicato; qui Abramo costruì l’altare, collocò la legna. Poi Abramo stese la mano e prese il coltello per immolare suo figlio. Ma l’angelo del Signore lo chiamò dal cielo e gli disse: «Abramo, Abramo!». Rispose: «Eccomi!». L’angelo disse: «Non stendere la mano contro il ragazzo e non fargli niente! Ora so che tu temi Dio e non mi hai rifiutato tuo figlio, il tuo unigenito».
Allora Abramo alzò gli occhi e vide un ariete, impigliato con le corna in un cespuglio. Abramo andò a prendere l’ariete e lo offrì in olocausto invece del figlio.
L’angelo del Signore chiamò dal cielo Abramo per la seconda volta e disse: «Giuro per me stesso, oracolo del Signore: perché tu hai fatto questo e non hai risparmiato tuo figlio, il tuo unigenito, io ti colmerò di benedizioni e renderò molto numerosa la tua discendenza, come le stelle del cielo e come la sabbia che è sul lido del mare; la tua discendenza si impadronirà delle città dei nemici. Si diranno benedette nella tua discendenza tutte le nazioni della terra, perché tu hai obbedito alla mia voce».

Salmo 115.
Camminerò alla presenza del Signore nella terra dei viventi. R..

Ho creduto anche quando dicevo:
«Sono troppo infelice».
Agli occhi del Signore è preziosa
la morte dei suoi fedeli. R.

Ti prego, Signore, perché sono tuo servo;
io sono tuo servo, figlio della tua schiava:
tu hai spezzato le mie catene.
A te offrirò un sacrificio di ringraziamento
e invocherò il nome del Signore. R.

Adempirò i miei voti al Signore
davanti a tutto il suo popolo,
negli atri della casa del Signore,
in mezzo a te, Gerusalemme.R.

SECONDA LETTURA Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani (Rm 8,31-34).

Fratelli, se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? Egli, che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha consegnato per tutti noi, non ci donerà forse ogni cosa insieme a lui?
Chi muoverà accuse contro coloro che Dio ha scelto? Dio è colui che giustifica! Chi condannerà? Cristo Gesù è morto, anzi è risorto, sta alla destra di Dio e intercede per noi!

LA LETTURA DEI PADRI: per continuare a pregare

“La legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo”.
Dai «Discorsi» di san Leone Magno, papa

Il Signore manifesta la sua gloria alla presenza di molti testimoni e fa risplendere quel corpo, che gli è comune con tutti gli uomini, di tanto splendore, che la sua faccia diventa simile al fulgore del sole e le sue vesti uguagliano il candore della neve.
Questa trasfigurazione, senza dubbio, mirava soprattutto a rimuovere dall’animo dei discepoli lo scandalo della croce, perché l’umiliazione della Passione, volontariamente accettata, non scuotesse la loro fede, dal momento che era stata rivelata loro la grandezza sublime della dignità nascosta del Cristo.
Ma, secondo un disegno non meno previdente, egli dava un fondamento solido alla speranza della santa Chiesa, perché tutto il Corpo di Cristo prendesse coscienza di quale trasformazione sarebbe stato soggetto, e perché anche le membra si ripromettessero la partecipazione a quella gloria, che era brillata nel Capo.
Di questa gloria lo stesso Signore, parlando della maestà della sua seconda venuta, aveva detto: «Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro» (Mt 13, 43). La stessa cosa affermava anche l’apostolo Paolo dicendo: «Io ritengo che le sofferenze del momento presente non sono paragonabili alla gloria futura che dovrà essere rivelata in noi» (Rm 8, 18). In un altro passo dice ancora: «Voi infatti siete morti e la vostra vita è ormai nascosta con Cristo in Dio! Quando si manifesterà Cristo, la vostra vita, allora anche voi sarete manifestati con lui nella gloria» (Col 3, 3. 4).
Ma, per confermare gli apostoli nella fede e per portarli ad una conoscenza perfetta, si ebbe in quel miracolo un altro insegnamento. Infatti Mosè ed Elia, cioè la legge e i profeti, apparvero a parlare con il Signore, perché in quella presenza di cinque persone di adempisse esattamente quanto è detto: «Ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni» (Mt 18, 16).
Che cosa c’è di più stabile, di più saldo di questa parola, alla cui proclamazione si uniscono in perfetto accordo le voci dell’Antico e del Nuovo Testamento e, con la dottrina evangelica, concorrono i documenti delle antiche testimonianze?
Le pagine dell’uno e dell’altro Testamento si trovano vicendevolmente concordi, e colui che gli antichi simboli avevano promesso sotto il velo viene rivelato dallo splendore della gloria presente. Perché, come dice san Giovanni: «La Legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo» (Gv 1, 17). In lui si sono compiute le promesse delle figure profetiche e ha trovato attuazione il senso dei precetti legali: la sua presenza dimostra vere le profezie e la grazia rende possibile l’osservanza dei comandamenti.
All’annunzio del Vangelo si rinvigorisca dunque la fede di voi tutti, e nessuno si vergogni della croce di Cristo, per mezzo della quale è stato redento il mondo.
Nessuno esiti a soffrire per la giustizia, nessuno dubiti di ricevere la ricompensa promessa, perché attraverso la fatica si passa al riposo e attraverso la morte si giunge alla vita. Avendo egli assunto le debolezze della nostra condizione, anche noi, se persevereremo nella confessione e nell’amore di lui, riporteremo la sua stessa vittoria e conseguiremo il premio promesso.
Quindi, sia per osservare i comandamenti, sia per sopportare le contrarietà, risuoni sempre alle nostre orecchie la voce del Padre, che dice: «Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto. Ascoltatelo» (Mt 17, 5).

Trascrizione dell’Omelia.

Solo Marco riporta questa espressione alla fine di questo brano del Vangelo che parla della Trasfigurazione, cioè avendo detto Gesù a questi discepoli che avevano visto questo spettacolo meraviglioso e inspiegabile, avendogli detto: “Non ne parlate a nessuno fino alla resurrezione”, dice Marco, questi sono stati in silenzio perché non sapevano neanche cosa fosse la resurrezione dai morti. Infatti questo mistero è destinato ad aprirsi alla resurrezione dei morti, alla resurrezione di Gesù e alla nostra resurrezione, questo lo dico per quelli che si avvicinano alla realtà della Trasfigurazione non sapendo come interpretarla. Credo che l’espressione più importante di questo Vangelo sia, dopo aver ascoltato la Voce, quando Marco dice: “E subito guardandosi attorno non videro più nessuno se non Gesù solo con loro”, credo che questa sia la nostra situazione attuale, quella di ritrovarci non nella prospettiva della resurrezione, della glorificazione dell’uomo, ma di trovarci così, solo con Gesù, perché noi nel sacramento lo riceviamo, perché noi nella comunità lo celebriamo, perché noi nella parola che ascoltiamo sentiamo di essere inabitati dal suo Spirito. E rimanendo con Gesù solo, come possiamo comprendere questo brano della Trasfigurazione? Se fosse un miracolo, se fosse un prodigio, beh sarebbe finito là forse Marco non lo avrebbe neanche scritto, non è importante in un Vangelo così stringato come quello di Marco, non è importante dire un prodigio così. Perché allora è così importante leggerlo e proprio in questo momento della Quaresima in cui ci prepariamo verso la settimana della passione, prima che alla resurrezione? Perché la passione è la grammatica della nostra vita, perché la paura della morte è ancora nel solco della nostra coscienza, perché noi riusciamo a vedere dell’uomo solo ciò che appare, guarda, guarda la tua vita, che cosa vedi di te? Vedi il desiderio che hai di fare, non so, di migliorarti, forse di superarti, di realizzare qualche cosa. Dall’altra parte cosa vedi? Tutte le volte che hai fallito, che ti è stato difficile anche realizzare una sola parte di questo progetto. Dunque guardando all’esistenza, alla chiamata all’esistenza da parte di Dio con queste categorie, facile che tu te ne vada a casa, che tu trascorra questo tempo con l’angoscia nel cuore di non aver potuto essere quello che pensavi che era la tua vocazione. Dunque anche se tu non lo vedi in te, se guardi al prossimo cosa vedi del prossimo? Vedi ciò che Dio vi ha posto come possibilità? Vedi la grazia che Dio riserva al tuo prossimo? No, vedi le sue asperità, ciò che ti divide da lui, ciò che ti mette in difficoltà rispetto a lui e guarda, se vuoi capire quando parlo del prossimo sto parlando di tuo marito, di tua moglie, di tua suocera se è ancora viva, di tua cognata, quella sicuramente è ancora viva, cioè sto parlando di quelle categorie che generalmente quando le vedi, non riesci a distillare in loro ciò che Dio ha seminato, il motivo per cui continua ad offrire la sua grazia e la sua misericordia. Dunque non ti senti tu oggetto della misericordia, non vedi la persona che hai davanti possibilmente oggetto della misericordia perché l’hai giudicata. Allora che cosa fa Gesù? Porta questi uomini verso una sommità, una sommità come era quella in cui Mosè era andato per ricevere la Torah da Dio, una sommità che sarà quella sulla quale lui verrà crocifisso e come questo ariete che abbiamo ascoltato nel racconto del non sacrificio di Isacco, questo ariete, capo espiatorio di quell’economia, sarà sostituito dalla morte di Gesù in croce. Li porta sopra per dire: “La vostra sorte è legata alla mia e come io salgo sul monte per morire, pure voi salirete su questo monte per morire, però io vi dico come si fa a vedere oltre questa realtà della morte, ciò che è la sorte che vi è stata riservata dal Padre”. E allora, in quel mentre, Egli si trasfigura, mostra loro qualcosa della vita eterna. E mentre Egli si mostra in questo modo così incredibilmente meraviglioso, due personaggi gli sono accanto, sono Mosè ed Elia, parlano con lui, come dire c’è una comunione tra i tre, questa comunione tra i tre dice che il Signore lo puoi incontrare con Mosè ed Elia, lo abbiamo detto tante volte, Mosè ed Elia sono la Torah e la profezia, dunque tutta la Sacra Scrittura. La Sacra Scrittura ti permette di conoscere Dio, ma adesso ci arriviamo, di conoscere Gesù come Figlio di Dio. Solo questo? No, perché al centro non c’è un libro fatto di Mosè ed Elia, al centro c’è Cristo, che è allo stesso tempo uno come te e d’altra parte il Figlio di Dio, con la sua natura divina che ancora non si mostra se non in questo momento in un raro bagliore nella Trasfigurazione, questa sua natura divina, siccome è unita alla sua natura umana e la natura umana sarà l’unica cosa che questi contempleranno, dopo questo prodigioso evento, Egli sta dicendo che in lui, grazie anche all’aiuto della Scrittura, noi possiamo trovare la verità della nostra esistenza. Un’esistenza che se pur declinata nelle categorie dell’umano, in questo tempo della nostra storia, porta in sé qualcosa che è destinato ad esplodere come la luce, come la resurrezione del Figlio di Dio, perché la nostra verità è nascosta con Cristo in Dio, dice san Paolo. Allora cosa hai visto tu rispetto a loro? Non hai visto solo un prodigio, tu hai capito che c’è un modo per guardare oltre la cortina della tua natura umana, oltre la cortina della morte, della paura della morte che porti, oltre la cortina della tua vecchiaia, dei tuoi dolori, oltre questa barriera che ti impedisce, puoi vedere la tua trasfigurazione, cioè come ti vede Dio dalla prospettiva della sua eternità. E tu dirai: “Eh si, magari la vedessi, ma come potrei entrarci in questa eternità? Facendo il bravo, non facendo il male? Figuriamoci, faccio più peccati che cose buone! Sarà un premio tutto questo?”, non è un premio, se fosse un premio tu saresti perduto! Non è un premio questa vita eterna, di questa vita eterna tu ne hai già un pegno oggi, quando ascolti questa parola come Mosè ed Elia e quando ti nutri del corpo di Cristo nell’Eucarestia. Dunque non è qualcosa che dovrà accadere ma è qualcosa che già vive dentro di te, semmai Mosè ed Elia, cioè la storia della salvezza e tutta la realtà profetica e sapienziale della Scrittura, possono aiutarti a vedere questo pegno che porti, possono schiarirti un po’ lo sguardo e portarti cioè alla visione mistica della tua vita, poter vedere oltre quello che la tua malattia ti dice, oltre quello che la paura ti suggerisce, oltre quello che l’inimicizia ti impedisce di vedere. Puoi contemplare, attraverso Mosè ed Elia e nella presenza del Cristo eucaristico, puoi incominciare a intravvedere la mistica della tua esistenza. E guarda, caro cristiano, fai pure il ben, fai le cose buone, fai come ti pare, però sforzati anche di entrare in una preghiera che superi le molte parole, che superi le condizioni delle nostre celebrazioni e diventi la possibilità di scrutare la presenza di Dio in te, lo Spirito ti è stato dato per questo. Se tua avrai la possibilità di scrutare questa presenza dello Spirito, io ti dico che domani, davanti al tuo nemico, vedrai anche in lui qualcosa della gloria di Dio, così come sei abituato a vederla in te. E allora non lo odierai più, e allora non ti sentirai più odiato né messo in difficoltà, allora ti accorgerai che stare solo con Gesù in questo momento della storia, è già una promessa della compagnia con lui nella vita eterna, perché questa vita eterna tu la porti già, già pulsa dentro di te. Lo so che la tua vita ti .. io vedo le vostre facce, vedo la stanchezza di chi porta il peso degli anni, porta il peso delle proprie condizioni sfavorevoli, mi rendo conto che il cuore ti dice: “Ma sarà vero questo? Ma non sarà un’illusione?” ma tu bussa a questa porta del cuore dove lo Spirito sta dicendo qualcosa, parla dice san Paolo, con gemiti inesprimibili, ma tu faglieli esprimere, chissà che non metta sulle tue labbra l’invocazione autentica, quella che dice: “Padre nostro ..Padre mio io mi abbandono a te”. Così quella voce, anche in quel momento, quella del Padre, dice: “Questo è il Figlio mio, l’eletto, ascoltatelo”, per dire: “Fate come fa lui, andate diretti verso questo sconcerto della morte”; Pietro aveva detto: “Facciamo tre tende”, cioè: “Fermiamoci qua, guardiamo questa grandezza così com’è”, ma è nella nostra umanità che noi vedremo Dio, nella nostra umanità noi vedremo Dio, non dopo quando saremo davanti a lui, ora lo potremo vedere, proprio nella vita riconciliata in noi stessi e con gli altri. E questo sarà il tuo tabernacolo, questa sarà la tua occasione per rendere grazie a Dio ora e sempre. Sia lodato Gesù Cristo.

Messa della sera

 
Trascrizione dell’Omelia.

È un’icona questo Vangelo della Trasfigurazione, perché vediamo abbastanza distintamente tutti i personaggi che ci sono, come un’immagine, a noi ci sembra un’immagine prodigiosa, miracolosa, molto splendente, ma non ne comprendiamo probabilmente il senso, non è proprio facile entrare in questa logica. Che era successo? Gesù aveva detto a questi suoi discepoli, che Egli sarebbe dovuto andare a Gerusalemme per morire, per essere condannato, essere messo alla prova dagli anziani e alla fine messo a morte. E questa cosa è per loro incomprensibile, perché Gesù prima di tutto per loro è un Rabbi, cioè un maestro, se un maestro è messo a morte allora è finita la scuola, per capirci. Non hanno ancora compreso cosa voglia dire che lui è il Figlio di Dio, non sanno, non hanno questa categoria, è un maestro, se viene ucciso l’insegnamento che Egli ha fatto è abolito dalle autorità e dunque loro sono persi, possono ritornare a casa loro a fare il mestiere che facevano. Ma Gesù, dopo questo annuncio, li porta sul monte, ne porta solo tre, Pietro, Giacomo e Giovanni, cioè quelli che Paolo chiamerà le colonne, per dire che porta quelli che gli servivano per una testimonianza ferma, solida, fondata, gli bastavano solo tre, sulla testimonianza di tre questo insegnamento è vero e può essere anche trasmesso alle generazioni successive. E mentre si trovano là, succede questo fatto che Marco racconta anche un po’ ingenuamente, sembra un bambino, dice: “Gesù era così splendente che le sue vesti erano candidissime che pensa, neanche un lavandaio potrebbe farle così” ma che razza di modo di definire un prodigio così grande .. tirare in ballo un lavandaio. Ma Marco sta dicendo: “Non c’è un’occasione che l’uomo possa riprodurre da sé, per raggiungere questo effetto” segno che questo effetto è proprio trascendente, è proprio Altro, è proprio diverso da quello che uno si può aspettare, la morte ed il sangue glielo aveva appena raccontato e adesso lo splendore e la gloria: come muoversi? Guarda che questo è il tuo dramma, proprio il tuo dramma! Perché tu quando pensi di fare un’esperienza spirituale la intravvedi questa gloria, la immagini, o per lo meno qualcuno te ne parla di questa gloria, poi invece quando tocchi la fragilità della tua carne dici: “Ma come è possibile che questa gloria si declini dentro la realtà debole della nostra vita?”, allora incomincia la litania dei condizionali: “Dovremmo, saremmo, potremmo”. Questi tre rimangono meravigliati da questo prodigio, non sanno che cos’è, allora Pietro dice: “Facciamo tre tende, una per te, una per Mosè, una per Elia” per dire: “Se questa è la gloria, restiamo nella gloria, ci piace questa gloria, ci piace vedere così”, infatti dice Marco: “Infatti Pietro (..come al solito lo dico io) non sapeva che cosa dire”, allora mentre stavano in questo spavento si forma una nube, la nube nella Bibbia è segno della presenza di Dio come nel santuario e una voce dice: “Questo è il Figlio mio, l’eletto, il prediletto, ascoltatelo!”. Allora questa icona cosa mette davanti ai tre discepoli allora e cosa mette anche davanti ai nostri occhi? Innanzi tutto che cosa è la gloria? La gloria non è uno stato da raggiungere quando moriremo, non so, qualcosa da conquistarsi con la forza, come farebbe un lavandaio, la gloria è qualcosa che viene donato agli uomini e l’uomo può assurgere a questo livello della gloria non scalando le montagne ma lasciandosi avvicinare a Dio e Dio come gli andrà incontro? Con questi tre tabernacoli, quello che voleva dire Pietro le tre tende, con questi tre tabernacoli: la Torah, Mosè, cioè quella parte normativa della Scrittura che annuncia il desiderio di Dio di rivelarsi agli uomini; Elia, tutti i profeti ma anche gli scritti sapienziali, tutto il resto della letteratura biblica che serve a capire cosa voglia dire questa Legge, questa Torah e come questa Torah si possa conoscere e praticare nella vita per conoscere il pensiero di Dio; e poi al centro chi? Il Pensiero di Dio, cioè il suo Figlio, ma questa volta non scritto sulle tavole di pietra, non scritto sui rotoli, ma con la faccia di questi che lo stanno guardando, un uomo che è un Dio, un Dio che è un uomo, dunque una via della gloria che è possibile agli uomini, questo li mette in grande difficoltà. Vedete, secondo la loro mentalità, se Gesù si doveva sacrificare non era comprensibile, si sacrificano gli animali, anche nel brano che abbiamo ascoltato nella Prima Lettura, non viene sacrificato Isacco, perché non esiste il sacrificio umano in Israele e gli animali non venivano sacrificati per pagare Dio, ma per avvicinare l’animalità dell’uomo a Dio, in modo che Dio potesse accogliere tutto, ma quando Gesù si trasfigura sul monte, sta dicendo loro che questo avvicinamento non è quello solo della natura divina del Figlio, ma anche quello della natura umana, stavolta l’uomo porterà se stesso fino a Dio e Dio si avvicinerà a lui, con quale volto? Con il volto del suo Figlio. Appena udito questo, dopo la Voce che dice queste cose del Figlio, dopo aver visto questo spettacolo, tutto scompare, tutto ritorna come prima e loro rimangono così, allibiti e Gesù dice: “Non dite niente a nessuno di quello che è successo, ne parlerete dopo, quando ci sarà stata la resurrezione”, figurati, quelli si guardarono attoniti dicendo: “Ma cos’è la resurrezione?” e quella è la domanda che tu hai dentro al tuo cuore e alla tua mente, tu vedi questa gloria divina annunciata, tra poco te la mangi questa gloria, l’hai ascoltata questa gloria, già le tue orecchie si sono abituate a sentire la logica del cielo, poi ti nutri anche di questo pegno di salvezza che è il corpo di Cristo, ma non sai ancora come sentirla questa gloria, come percepirla, allora questa pagina ti dice: “Prendi questa Scrittura e celebrala questa Scrittura non solo sul tavolo dove la leggi, ma sul tavolo dove Cristo muore per te, perché questa Scrittura è per te, questa parola è destinata a diventare carne, come carne diventa il pane e come sangue diventa il vino” come la tua carne e la tua anima e tutto quello che ti appartiene, sono destinati a diventare con il corpo di Cristo, una promessa di vita eterna. Già tu diventi la gloria per questo mondo, per questa generazione, guarda tutte queste grandezze. A te la resurrezione è stata annunciata, non sei come questi tre, credi che questo sia possibile, è una via mistica, una via mistica dice il brano: “Quando tutto fu finito non videro più nessuno se non Gesù solo”, se non Gesù solo? Pure noi vediamo Gesù solo e lo vediamo tutte le volte che soffriamo nelle sue piaghe e nelle nostre, e lo vediamo tutte le volte che lo Spirito ci fa chiamare Dio “Padre”, e lo vediamo tutte le volte che riusciamo a riconciliarci con gli altri e dunque comprendiamo che la nostra sorte e quella del nostro prossimo, sono legate in un unico progetto e sono bagnate, intrise, del sangue del Figlio di Dio. E’ una via mistica, la preghiera ti insegnerà a penetrare questo mistero e a guardare dall’altra parte qual è il desiderio di Dio di amarti. Loro non potevano comprenderlo e Pietro che voleva fare tre tende, per tre volte rinnegherà il Figlio di Dio con una persona qualsiasi, ma per tre volte gli sarà chiesto: “Mi ami tu?” per entrare di nuovo nella contemplazione di questa gloria. E tu che ascolti queste parole, entra anche tu in questa mistica, vai oltre le cose buone che fai, per carità sicuramente ti fanno onore, vai oltre anche la tua semplice partecipazione alla realtà del sacramento e fa che questa gloria, col volto dell’uomo, cioè con quello di Cristo che è anche il volto tuo, entri nelle logiche di questo mondo che aspetta di ascoltare una voce che gli dica: “Questa è la verità, ascoltala, non si impone, non ti schiaccia, non ti mette in difficoltà, non ti giudica, ma ti incontra, ti abbraccia”, vedano questa logica nel tuo modo di fare, di essere, di pregare e di santificarti. Sia lodato Gesù Cristo.

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