XXX Domenica T.O.

Anno Liturgico A
25 Ottobre 2020

Amerai il Signore tuo Dio, e il tuo prossimo come te stesso.(Messa del mattino e della sera)

 

LETTURE: Vangelo, Prima lettura e Seconda lettura

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 22,15-21)

In quel tempo, i farisei se ne andarono e tennero consiglio per vedere come cogliere in fallo Gesù nei suoi discorsi.
Mandarono dunque da lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno. Dunque, di’ a noi il tuo parere: è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?».
Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: «Ipocriti, perché volete mettermi alla prova? Mostratemi la moneta del tributo». Ed essi gli presentarono un denaro. Egli domandò loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare».
Allora disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio».

PRIMA LETTURA Dal libro del profeta Isaia (Is 45,1.4-6)

Dice il Signore del suo eletto, di Ciro:
«Io l’ho preso per la destra,
per abbattere davanti a lui le nazioni,
per sciogliere le cinture ai fianchi dei re,
per aprire davanti a lui i battenti delle porte
e nessun portone rimarrà chiuso.
Per amore di Giacobbe, mio servo,
e d’Israele, mio eletto,
io ti ho chiamato per nome,
ti ho dato un titolo, sebbene tu non mi conosca.
Io sono il Signore e non c’è alcun altro,
fuori di me non c’è dio;
ti renderò pronto all’azione, anche se tu non mi conosci,
perché sappiano dall’oriente e dall’occidente
che non c’è nulla fuori di me.
Io sono il Signore, non ce n’è altri».

Salmo 95.
Grande è il Signore e degno di ogni lode. R..

Cantate al Signore un canto nuovo,
cantate al Signore, uomini di tutta la terra.
In mezzo alle genti narrate la sua gloria,
a tutti i popoli dite le sue meraviglie. R.

Grande è il Signore e degno di ogni lode,
terribile sopra tutti gli dèi.
Tutti gli dèi dei popoli sono un nulla,
il Signore invece ha fatto i cieli.R.

Date al Signore, o famiglie dei popoli,
date al Signore gloria e potenza,
date al Signore la gloria del suo nome.
Portate offerte ed entrate nei suoi atri. R.

Prostratevi al Signore nel suo atrio santo.
Tremi davanti a lui tutta la terra.
Dite tra le genti: «Il Signore regna!».
Egli giudica i popoli con rettitudine. R.

SECONDA LETTURA Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicési (1Ts 1,1-5).

Paolo e Silvano e Timòteo alla Chiesa dei Tessalonicési che è in Dio Padre e nel Signore Gesù Cristo: a voi, grazia e pace.
Rendiamo sempre grazie a Dio per tutti voi, ricordandovi nelle nostre preghiere e tenendo continuamente presenti l’operosità della vostra fede, la fatica della vostra carità e la fermezza della vostra speranza nel Signore nostro Gesù Cristo, davanti a Dio e Padre nostro.
Sappiamo bene, fratelli amati da Dio, che siete stati scelti da lui. Il nostro Vangelo, infatti, non si diffuse fra voi soltanto per mezzo della parola, ma anche con la potenza dello Spirito Santo e con profonda convinzione.

LA LETTURA DEI PADRI: per continuare a pregare

“Dio ordina il mondo con armonia e concordia e fa del bene a tutti”.
Dalla «Lettera ai Corinzi» di san Clemente I, papa

Fissiamo lo sguardo sul padre e creatore di tutto il mondo e immedesimiamoci intimamente con i suoi magnifici e incomparabili doni di pace e con i suoi benefici. Contempliamolo nella nostra mente e scrutiamo con gli occhi dell’anima il suo amore così longanime. Consideriamo quanto si dimostri benigno verso ogni sua creatura.
I cieli, che si muovono sotto il suo governo, gli sono sottomessi in pace; il giorno e la notte compiono il corso fissato da lui senza reciproco impedimento. Il sole, la luce e il coro degli astri percorrono le orbite prestabilite secondo la sua disposizione senza deviare dal loro corso, e in bell’armonia. La terra, feconda secondo il suo volere, produce a suo tempo cibo abbondante per gli uomini, le bestie e tutti gli esseri animati che vivono su di essa, senza discordanza e mutamento alcuno per rapporto a quanto egli ha stabilito. Gli stessi ordinamenti regolano gli abissi impenetrabili e le profondità della terra. Per suo ordine il mare immenso e sconfinato si raccolse nei suoi bacini e non oltrepassa i confini che gli furono imposti, ma si comporta così come Dio ha ordinato. Ha detto infatti: «Fin qui giungerai e non oltre e qui si infrangerà l’orgoglio delle tue onde» (Gb 38, 11). L’oceano invalicabile per gli uomini e i mondi che si trovano al di là di esso sono retti dalle medesime disposizioni del Signore.
Le stagioni di primavera, d’estate, d’autunno e d’inverno si succedono regolarmente le une alle altre. Le masse dei venti adempiono il loro compito senza ritardi e nel tempo assegnato. Anche le sorgenti perenni, create per il nostro godimento e la nostra salute, offrono le loro acque ininterrottamente per sostentare la vita degli uomini. Persino gli animali più piccoli si stringono insieme nella pace e nella concordia. Tutto questo il grande creatore e signore di ogni cosa ha comandato che si facesse in pace e concordia, sempre largo di benefici verso tutti, ma con maggiore abbondanza verso di noi che ricorriamo alla sua misericordia per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo. A lui la gloria e l’onore nei secoli dei secoli. Amen.

Trascrizione dell’Omelia.

Gesù si trova nei pressi del Tempio, siamo ormai giunti quasi all’ora del tradimento e della sua condanna a morte, sta per aprirsi il tempo della passione, prima di quello Gesù anticiperà alcuni criteri per interpretare le cose che accadono e quelle che dovranno accadere, perché il cuore dell’uomo sia pronto per entrare nel progetto di Dio, non nell’apocalisse finale, a noi ci piace tanto la cinematografia perciò ci piace vedere le cose nella loro dimensione spettacolare, Gesù dice qual è il passaggio che tutti quanti noi siamo chiamati a fare, un passaggio che penetra la porta della morte, e cambia alla morte, come ha fatto lui, il suo senso più deteriore. Dunque questo è il contesto, sta incontrando le ultime categorie di personaggi che girano intorno al Tempio, prima, diceva questo Vangelo: “I farisei udito che aveva chiuso la bocca ai sadducei”, si erano avvicinati a lui alcuni sadducei, i sadducei sono quelli che si muovono dentro il Tempio, sono leviti, sono sacerdoti, l’avevano messo in difficoltà secondo loro, domandandogli sulla vita eterna, perché loro non credono sulla resurrezione dei morti e Gesù gli ha risposto in maniera molto lapidaria. Allora, andati via loro, un’altra categoria si avvicina è quella dei farisei, dei dottori della Legge, quelle categorie, farisei e dottori delle Legge, che dopo la distruzione del Tempio continueranno a sopravvivere fino ai nostri giorni; quelli che hanno camminato alla luce della Torah, per comprendere dalla Legge di Dio, come Dio avrebbe giudicato le cose della storia e anche la capacità dell’uomo di aderire al suo progetto. Dunque questo è un altro aspetto di questo momento, tra questi si distacca un dottore della Legge, uno scriba e dice a Gesù: “Maestro”, fa una domanda di senso, una domanda fondamentale: “Qual è il comandamento più importante della Legge? Qual è la sintesi di tutta la Torah?” e Gesù gli risponde citandogli un brano della Torah, cioè Deuteronomio 6 versetto 5, quel brano che d’altronde tutti quelli che lo ascoltano conoscono bene, perché corrisponde alla grande invocazione che due volte al giorno fanno tutti gli israeliti, forse l’espressione più bella e più grande della loro fede e cioè: “Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la mente”, quante volte l’abbiamo sentita questa espressione? Tante volte, eppure noi non siamo entrati ancora in questa sapienza, forse anche noi davanti all’esigenza del regno staremmo come questi farisei e lo vediamo subito, perché Gesù unisce a questo brano della Torah, Dt 6, unisce un altro piccolo brano sempre della Torah, del Libro del Levitico, il Libro della santità di Dio, il Libro che dice le regole per accostarsi a questa santità da uomini santificati, cioè dal cuore purificato. È il Libro del Levitico, il Libro che ripete come un ritornello: Siate santi perché io sono santo”, dunque questo brano del Levitico dice: “Amerai il prossimo tuo come te stesso”, ecco, qua, come diremmo noi, casca l’asino, perché noi amare il Signore con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze che diremo si o no? Si. E il prossimo tuo come te stesso? Dipende, dipende perché no è impegnativo, ma si è ancora più impegnativo. Allora diciamo “dipende”, da che dipende? Da chi è il prossimo. E tu che criteri hai per capire chi è il tuo prossimo? Da che cosa li trai? Perché sai, Gesù sta parlando a gente che conosce la Torah che la vuole praticare e si muove dentro questa sapienza, tu dentro quale sapienza ti muovi? Questi sanno che possono andare a recuperare dei criteri buoni, valutarli e metterli in pratica, tu ce li hai dei criteri da valutare per mettere in pratica, così che questo comandamento abbia senso? “Amerai il Signore con tutto il cuore”, che vuol dire per te che amerai il Signore con tutta la tua passione? Con tutta la tua emotività, con tutti i tuoi sentimenti? Ma lo sai benissimo che i sentimenti ti hanno tradito, i tuoi sentimenti ti hanno tradito sempre, perché si sono accesi, sono esplosi e poi si sono spenti, come fuochi artificiali. I sentimenti che ti legavano a tua moglie, a tuo marito, forse anche ai tuoi figli, ai tuoi genitori, alle tue cognate di sicuro, quei sentimenti si sono deteriorati, si sono sottratti, che cosa ti è rimasto? Amarezza, rancore ed altre cose che non stiamo ad elencare. Dunque “amare il signore con tutto il cuore” tu capisci che i sentimenti non bastano, è vero, non bastano, perché nel cuore non ci sono i sentimenti, l’ho scoperto, nel mio cuore ci sono delle decisioni, ci sono dei pensieri, c’è la mia interiorità, c’è quello che ho valutato in tutti questi anni della mia vita, c’è quello che ho soppesato e alla fine quello che ho messo da parte e quello che ho trattenuto, ci sono i criteri dell’essere, quelli che hanno fatto della mia vita, della tua vita, quello che sono, quello che sei. Allora io come lo amerò il Signore? Con quello che sono, con il mio essere, con il mio scegliere, in tutte le circostanze, con il mio valutare, in ogni occasione, anche con il mio soffrire proprio a causa delle disillusioni che ho vissuto e provato. E poi “con tutta l’anima”, cioè con tutta la mia vita , sai te ne accorgi di come puoi amare il Signore con tutta la tua vita, quando la vita ti scappa di mano, io ne ho fatto esperienza e altri forse ne hanno fatto esperienza, quando ti accorgi che i giorni sono contati, quando vedi che la tua salute non dipende più dall’estate dove vai a fare il bagno, ma dipende dalla tua realtà oggettiva che è in difficoltà, là capisci che la tua vita, cioè la tua anima, è importante, rivedi tute le cose in un modo diverso, allora con questo criterio, ama il Signore Dio tuo. E poi ancora “con tutte le tue forze”, con le risorse che hai, se sono economiche, economiche, fai il bene agli altri, se sono risorse intellettuali, insegna agli altri, se sono risorse che riguardano la carità e la misericordia, usala, ma che cos’è in gioco qua visto che Gesù mette insieme questo comandamento quello dell’amore a Dio, al comandamento dell’amore al prossimo? E’ in gioco la dignità, se tu ami il Signore Dio tuo con queste caratteristiche tu hai una dignità che la tua relazione con lui conferisce alla tua vita, altrimenti chi sei? Io posso dirlo, senza il Signore io non sarei niente, lo so benissimo, solo i miei difetti uscirebbero fuori, se non avessi speranza in lui i miei giorni sarebbero vuoti e inutili. Dunque la dignità che mi viene dall’amare Dio e dal servirlo e poi la dignità da riservare all’altro, tutto questo amici se lo volete capire, è proprio il senso del nostro sacerdozio, del mio sacerdozio ordinato e del tuo sacerdozio comune che hai ricevuto nel Battesimo, a te è affidata la possibilità di celebrare la bellezza dell’identità dell’altro, osservando la sua dignità e mettendola al riparo. Perciò non mormorare, non giudicare, non calunniare nessuno, aspetta a valutare, conosci bene prima, fai un passo indietro, non sempre l’evidenza delle cose dice la verità delle cose, non è stato così per te? Non è questo che dici a Dio? “Perdonami io non volevo peccare, questa volta ho fatto una cosa che non volevo fare”, non chiedi a lui di riservarti questa misericordia, cioè di non guardare le apparenze del tuo peccato? E allora tu non guardare le apparenze del peccato del tuo prossimo, certamente egli ti fa del male, ma egli non può toglierti la dignità che ti ha dato il Signore e tu non togliergli al dignità. Se andate a guardare questo brano di Levitico, in cui si parla dell’amore al prossimo, c’è tutta una serie di regole che dicono proprio come si può valutare e celebrare la dignità di chi ti viene incontro, comunque sia. E guardate, cari cristiani, questa è la nostra dignità davanti al mondo, questa è proprio la categoria che ci identifica, la possibilità cioè di amare gli altri, di celebrarne la dignità, di non uccidere nessuno. Ma se noi mormoriamo, siamo come chiunque, siamo come i pagani, siamo come la gente che non ha mai conosciuto Dio. Ecco, se lo vuoi un criterio tieniti questo, se sei disposto a mormorare, a giudicare gli altri, vuol dire che tu l’amore e la misericordia di Dio non l’hai mai sperimentata, forse Dio non l’hai neanche mai conosciuto. Sia lodato Gesù Cristo.

Messa della sera

 

Trascrizione dell’Omelia

Mentre altri popoli con altre culture al tempo dell’oriente antico, traevano la dignità personale dalle cose che avevano, forse anche questo popolo ha iniziato così, dal possesso di armenti, dal possesso di oro, oltre di chissà quale altro bene, questa gente che aveva conosciuto bene il senso della schiavitù, delle prevaricazioni tanto nel paese d’Egitto, quanto poi nella cattività babilonese, nell’esilio, questa gente aveva compreso che la dignità dell’uomo era importante, fondamentale. Ritenere un principio che dica qual è il grado di dignità di un uomo e osservarlo, questo significa garantire l’unità del popolo ma garantire anche la possibilità di capire chi è Dio, che se è un Dio di un popolo degno, questo Dio non sarà un tiranno, non sarà uno che non ascolta, che non ha fedeltà alle sue promesse. Dunque questo popolo aveva concepito un modo per regolarsi secondo il pensiero di Dio, questo modo si chiama Torah, la Legge. Non è una Legge come la immaginiamo noi, non sono precetti come pensiamo noi di un codice civile o penale, questa Legge è un insegnamento di sapienza. Che cosa insegnava? L’avete ascoltato nella Prima Lettura: “Non maltratterai la vedova o l’orfano”, anzi no, andiamo al primo versetto, se no poi sembra che ci dimentichiamo qualcosa di importante: “Non molesterai il forestiero né l’opprimerai, perché voi siete stati forestieri nel paese d’Egitto”, dal principio per cominciare a considerarsi in ordine a Dio e agli altri. E poi ancora: “Non maltratterai la vedova o l’orfano”, cioè: “Non te la prenderai con quelli che la dignità l’hanno perduta perché non hanno più punti di riferimento, Io sarò la loro dignità, Io sarò la dignità della vedova e dell’orfano perché Io sono la dignità di questo popolo che è stato vedovo in Egitto ed orfano in Babilonia, Io mi prendo cura di questo popolo”. E così è cresciuta questa gente, con questi pensieri ed ha camminato incontro alla storia in vicende alterne, soffrendo e facendo soffrire anche, finche finalmente una risposta dal cielo non è giunta a chiamare tutti alla salvezza, ma con un modo nuovo, secondo la misericordia del Padre e non secondo la fallace giustizia degli uomini, quella che qualche volta anche noi accampiamo. E questo Vangelo di Matteo, ambientato vicino al Tempio, ambientato in un contesto in cui tutti quelli che ascoltano sono ebrei che si stanno convertendo o comunque sono ebrei che conoscono la Torah, in questo contesto uno di loro, uno dei farisei, cultori della Torah, che conosce la Torah a memoria, si avvicina a Gesù mentre i sadducei erano già stati messi da parte e gli chiede: “Dicci, qual è il midollo della Torah? Qual è il centro della sapienza? Che cosa dobbiamo ritenere, il comandamento più importante quale sarebbe?” e Gesù gli ripete una filastrocca apparentemente per loro, per noi è anche nuova per certi versi, è una preghiera, è un’invocazione, è un testo che tutti hanno a mente a memoria perché lo recitano la mattina e ala sera, è lo Shemà: “Ascolta Israele, il Signore è il nostro Dio, il Signore è Uno” e “Tu amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze”, “lo amerai”, cioè seguirai tutte le sue vie con tutti i tuoi pensieri, questo è il cuore, non certo con i sentimenti. “Con tutti i tuoi pensieri” e quando l’avrai seguito con i tuoi pensieri e con le tue valutazioni, lo seguirai anche con le tue decisioni, perché dal cuore sgorgano, dal centro dell’essere. E poi lo seguirai “con tutta la tua anima”, con tutta la tua realtà vivente, con tutta la tua vita, capisci? Per noi l’anima è una cosa evanescente, in realtà l’anima è la vita dell’uomo e la vita non è evanescente, la vita è quella che ti permette di relazionarti, di sperare, di gustare, di stare insieme agli altri e anche si soffrire qualche volta. Tutta la tua vita allora, sia un luogo in cui tu ti ricordi di Dio. Ma che cosa sarà la mia vita? Sarà un luogo in cui io non potrò pensare altro se non questo Dio ingombrante? No, questa vita sarà lo stupore, la meraviglia costante nel vedere come il Dio, assolutamente non ingombrante, ma sempre presente, rende gioiosi i tuoi giorni, anche nelle difficoltà, anche nelle calamità, anche in questo momento noi lodiamo il Signore, anche ora, che la vita e le cose che pensavamo che ci avrebbero salvato da tutto, invece ci tradiscono e ci lasciano in balia, qualche volta, anche degli stolti. E poi “con tutta la tua forza”, con quello che hai, con quello che possiedi, con le tue risorse, intellettuali, fisiche, con tutto quello che ti connota per quello che sei. E basterebbe così? Beh, se vuoi un criterio di verifica se ami Dio, perché sai dire di amare Dio ci vuole poco, lo abbiamo detto nel Salmo: “Ti amo Signore mia forza, mia fortezza, mio liberatore”, ma ti amo come? Sai, ti amo ci vuole poco a dirlo no? Un uomo lo dice alla donna: “Ti amo, ti amo”, la donna lo dice al marito: “Ti amo, ti amo”, per quanto tempo? Fino a che questo “Ti amo” diventa “Ti voglio bene” tu capisci che cosa vuol dire e piano piano, piano piano, si scioglie in un atteggiamento .. lasciamo stare. Allora qual è la verifica di questo amore che tu hai per Dio? “Dio nessuno l’ha mai visto” dice Giovanni nel suo Vangelo, “Il Figlio di Dio lui ce lo ha rivelato” e Giacomo: “Non puoi dire di amare Dio che non vedi se non ami il fratello che vedi”, la verifica di questo amore a Dio è l’amore al fratello, al prossimo. Qua nasce il problema, qual è l’amore al prossimo? Un giorno a questa domanda Gesù rispose con quella bellissima parabola del “Buon Samaritano”, il prossimo è uno che può essere anche uno straniero, anche uno lontano come un samaritano, uno che assolutamente non ha niente a che fare con te. Ma qual è il compito che è affidato a te per amare il prossimo? Che tu ne celebri la dignità, lo diceva prima la Torah, lo abbiamo ascoltato nel Libro dell’Esodo: “Se prendi in pegno il mantello del tuo prossimo, glielo renderai al tramonto del sole”, se tu hai considerato una relazione, anche di amicizia, con il tuo prossimo per un lungo tempo in cui hai vissuto con lui, prima che giunga il tramonto e le tenebre della notte e della morte, tu rendigli questo mantello, rendigli questa dignità, non lo spogliare di quello in cui ha creduto, non lo lasciare nudo davanti agli altri, non lo mettere nelle condizioni di non avere nessuna difesa. Dio ha avuto pietà di noi ci ha tolto i rami degli alberi e le foglie che cadono e ci ha dato una pelle animale, una vita per avere questa dignità, tu conserva la dignità del tuo prossimo assicurandogli la possibilità di vivere e se sei un imprenditore, se sei uno che ha qualcuno a disposizione per il suo lavoro, onorane il lavoro. E se sei uno che lavora per qualcuno, onora colui per cui lavori, noi ci distanziamo da certe rivalse che qualche volta non hanno veramente nessuna consapevolezza di alcun rispetto e pur credendo nella uguaglianza sociale e tutte le altre cose, noi crediamo che Dio vive nel cuore del prossimo, che il suo Spirito parla al cuore del prossimo e al suo spirito, dunque è nostro sacerdozio comune e ordinato anche, celebrare questa grandezza e questa misericordia che vive in mezzo a noi. Questo è tutta la Legge e tutti i profeti, questa, direbbe Gesù, è tutta la sapienza, se ce l’hai sei un cristiano, sei un figlio di Dio, se non ce l’hai puoi pure consumarti le ginocchia, se non hai questo amore, le tue novene se le porta via il vento, renditi conto davanti a chi stai e sentiti onorato di essere amato da Uno che avrebbe potuto cancellarci tutti, invece ci usa misericordia. Sia lodato Gesù Cristo.

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