III Domenica T.O.

Anno Liturgico B
22 Gennaio 2024

Convertitevi e credete nel Vangelo

 

MESSA DEL GIORNO – LETTURE: Vangelo, Prima lettura e Seconda lettura

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 1,14-20)

Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».
Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: «Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini». E subito lasciarono le reti e lo seguirono.
Andando un poco oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, mentre anch’essi nella barca riparavano le reti. E subito li chiamò. Ed essi lasciarono il loro padre Zebedèo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui.

PRIMA LETTURADal libro del profeta Giona)Gio 3,1-5.10)

Fu rivolta a Giona questa parola del Signore: «Àlzati, va’ a Nìnive, la grande città, e annuncia loro quanto ti dico». Giona si alzò e andò a Nìnive secondo la parola del Signore.
Nìnive era una città molto grande, larga tre giornate di cammino. Giona cominciò a percorrere la città per un giorno di cammino e predicava: «Ancora quaranta giorni e Nìnive sarà distrutta».
I cittadini di Nìnive credettero a Dio e bandirono un digiuno, vestirono il sacco, grandi e piccoli.
Dio vide le loro opere, che cioè si erano convertiti dalla loro condotta malvagia, e Dio si ravvide riguardo al male che aveva minacciato di fare loro e non lo fece.

Salmo 24 (25) .
Fammi conoscere, Signore, le tue vie. R..

Fammi conoscere, Signore, le tue vie,
insegnami i tuoi sentieri.
Guidami nella tua fedeltà e istruiscimi,
perché sei tu il Dio della mia salvezza. R

Ricòrdati, Signore, della tua misericordia
e del tuo amore, che è da sempre.
Ricòrdati di me nella tua misericordia,
per la tua bontà, Signore. R.

Buono e retto è il Signore,
indica ai peccatori la via giusta;
guida i poveri secondo giustizia,
insegna ai poveri la sua via. R.

SECONDA LETTURA . Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi(1Cor 7,29-31)

Questo vi dico, fratelli: il tempo si è fatto breve; d’ora innanzi, quelli che hanno moglie, vivano come se non l’avessero; quelli che piangono, come se non piangessero; quelli che gioiscono, come se non gioissero; quelli che comprano, come se non possedessero; quelli che usano i beni del mondo, come se non li usassero pienamente: passa infatti la figura di questo mondo!

LA LETTURA DEI PADRI: per continuare a pregare

“Cristo è sempre presente nella sua Chiesa”.
Dalla Costituzione «Sacrosanctum Concilium» del Concilio ecumenico Vaticano II sulla sacra Liturgia (Nn. 7-8. 106)

Cristo è sempre presente nella sua Chiesa, e soprattutto nelle azioni liturgiche. E’ presente nel Sacrificio della Messa tanto nella persona del ministro, «Egli che, offertosi una volta sulla croce, offre ancora se stesso per il ministero dei sacerdoti», tanto, e in sommo grado, sotto le specie eucaristiche. E’ presente con la sua virtù nei sacramenti, di modo che quando uno battezza è Cristo che battezza. E’ presente nella sua parola, giacché è lui che parla quando nella Chiesa si legge la Sacra Scrittura. E’ presente infine quando la Chiesa prega e canta i salmi, lui che ha promesso: «Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, là sono io, in mezzo a loro» (Mt 18, 20).
In quest’opera così grande, con la quale viene resa a Dio una gloria perfetta e gli uomini vengono santificati, Cristo associa sempre a sé la Chiesa, sua sposa amatissima, la quale lo prega come suo Signore e per mezzo di lui rende il culto all’Eterno Padre.
Giustamente perciò la Liturgia è ritenuta come l’esercizio del sacerdozio di Gesù Cristo; in essa, per mezzo di segni sensibili, viene significata e, in modo ad essi proprio, realizzata la santificazione dell’uomo, e viene esercitato dal Corpo mistico di Gesù Cristo, cioè dal Capo e dalle sue membra, il culto pubblico e integrale.
Perciò ogni celebrazione liturgica, in quanto opera di Cristo sacerdote e del suo Corpo, che è la Chiesa, è azione sacra per eccellenza, e nessun’altra azione della Chiesa, allo stesso titolo e allo stesso grado, ne uguaglia l’efficacia.
Nella Liturgia terrena noi partecipiamo, pregustandola, a quella celeste, che viene celebrata nella santa città di Gerusalemme, verso la quale tendiamo come pellegrini e dove il Cristo siede alla destra di Dio quale ministro del santuario e del vero tabernacolo. Insieme con la moltitudine dei cori celesti cantiamo al Signore l’inno di gloria; ricordando con venerazione i santi, speriamo di condividere in qualche misura la loro condizione e aspettiamo, quale salvatore, il Signore nostro Gesù Cristo, fino a quando egli apparirà, nostra vita, e noi appariremo con lui nella gloria.
Secondo la tradizione apostolica, che ha origine dallo stesso giorno della risurrezione di Cristo, la Chiesa celebra il mistero pasquale ogni otto giorni, in quello che si chiama giustamente «giorno del Signore» o «domenica». In questo giorno infatti i fedeli devono riunirsi in assemblea per ascoltare la parola di Dio e partecipare all’Eucaristia, e così far memoria della passione, della risurrezione e della gloria del Signore Gesù e rendere grazie a Dio che li «ha rigenerati nella speranza viva della risurrezione di Gesù Cristo dai morti» (1 Pt 1, 3). La domenica è dunque la festa primordiale che dev’essere proposta e inculcata alla pietà dei fedeli, in modo che risulti anche giorno di gioia e di riposo dal lavoro. Non le vengano anteposte altre celebrazioni, a meno che siano di grandissima importanza, perché la domenica è il fondamento e il nucleo di tutto l’anno liturgico.

Trascrizione dell’Omelia.

Forse il Vangelo lo pratichiamo poco, nel senso, si conosciamo queste icone, queste immagini che ci presenta, ma non sempre le mettiamo insieme per capire che cosa sta accadendo, ci fidiamo più di qualche immagine, diciamo così, della cinematografia che ormai ci presenta già la storia così come la conosciamo tutti, dunque quando vediamo un film su Gesù, presto riconosciamo Gesù in mezzo agli altri, diverso dagli altri, poi se guardiamo bene riconosciamo Pietro, riconosciamo pure Giovanni che è più giovane, insomma usiamo dei criteri che appartengono alla nostra immaginazione tradizionale per riconoscere i personaggi. E invece no amici miei, perché se noi sapessimo veramente chi è Gesù, alla chiamata che lui fa: “Vieni e seguimi”, ci andremmo volentieri, come mai invece che questo non accade? Come mai che quando tu pensi che potresti essere chiamato hai mille ragioni da opporre dicendo: “Sono vecchio, sono giovane, sono questo, sono quello, sono sposato, etc.,” perché? bene seguiamo questo trattato invece che ci fa entrare in questo brano del Vangelo e vediamo se possiamo riformulare qualcuno dei nostri atteggiamenti circa la chiamata. Prima di tutto questo sintetico brano di Marco, dice: “Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò in Galilea” ma perché dove stava Gesù? Beh, il luogo dove battezzava Giovanni non era in Galilea, era molto più a sud, vicino al Giordano e là si era recato Gesù per il battesimo, ma che cosa era accaduto? Te lo ricordi? L’abbiamo detto proprio nell’occasione del battesimo di Gesù, che era accaduto in quell’occasione? Che Gesù percepisce una profonda trasformazione interiore, si, si era accorto nel corso della sua vita, quando era giovane, leggeva la Torah, leggeva i profeti, si era accorto che c’era una strana consonanza tra quello che lui percepiva dentro di Sé e quello che leggeva, ma non sapeva ancora, non scandalizzarti, non sapeva ancora chi fosse veramente. La sua preghiera era diversa forse da quella che facevano gli altri e di questo anche si accorgeva, ma non avrebbe saputo dire in quel momento perché era diversa. Poi finalmente il battesimo, quando esce dall’acqua, quell’immagine che presenta la voce del Padre e la presenza del Figlio e la discesa dello Spirito in modo quasi visibile, allora questo attesta che Gesù in quel momento sa esattamente in quel momento chi è e perché sta in mezzo a noi. Tu dici: “Ma perché non lo sapeva prima?”, tu quand’è che hai saputo di essere un uomo o di essere una donna? Quando è che l’hai saputo? L’hai saputo quando ti sei cominciato a confrontare con le cose che accadevano nella tua vita ed hai cominciato a leggere profondamente quello che avevi dentro e hai visto nelle relazioni con gli altri che cosa ti tornava indietro, non lo sapevi a tre anni, non lo sapevi a cinque, anzi forse e parlo ai più anziani, te ne sei accorto tardi di sapere chi sei veramente. Poi chi ha fatto anche un’esperienza di Dio concreta, autentica, profonda, allora si accorge ancora più tardi di chi è veramente davanti a Dio. Bene, che cosa fa Gesù dopo il battesimo, quindi prima di questo brano, prima di dire che torna in Galilea? È condotto dallo Spirito nel deserto, tu lo sia perché, per essere tentato da satana e lì mostra, attraverso la conoscenza che ha della Scrittura, di poter affrontare questo spirito del male che, guarda un po’, per tentarlo gli mette davanti la Scrittura, ne esce vittorioso, ne esce libero, libero, come Israele uscì libero da un deserto in cui era stato chiamato a riconoscersi come l’identità di un popolo eletto da Dio, con una personalità nuova, vera. Dunque Gesù esce dal deserto e torna in Galilea, cioè torna a casa sua, torna sulle rive di quel lago che lui aveva scelto come il luogo migliore per cominciare a parlare delle cose che aveva dentro di sé, per cominciare a dire qualcosa che risuonasse nel cuore della gente che incontrava. E che cosa dice? Guardate, dice: “Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino”, ora tu ti immagini uno che mentre gli altri stanno a lavorare, arrivi e dica: “Il tempo è compiuto”? La prima domanda che potresti farti è: “Quale tempo? E che vuol dire che è compiuto?”, beh quelli forse un po’ lo sapevano qual era il tempo, l’avevano annunciato i profeti, era un tempo in cui finalmente Dio, dopo aver fatto tutto quello che aveva pensato e detto, tutte le cose che aveva pensato di far conoscere al suo popolo, finalmente poteva Lui tirare le reti in barca e dire: “Adesso è il momento, adesso è il momento”, il greco per questo “tempo vicino” usa un temine, chi conosce questa dimensione capisce prima, dice: “Questo tempo è diventato un kairos” cioè non è un kronos un: “Che ore sono?”, “Sono le 11 meno un quarto”, “A che ora vai a mangiare?”, “Alle 12 e mezzo” quelle ore che non sanno di niente, no, “il tempo è compiuto” è un tempo preciso, un tempo pieno, quel tempo, quell’ora, quella che ti ricordi anche dopo anni, ebbene quell’ora finalmente è arrivata al suo compimento. Abbiamo detto, chi l’aveva annunciato questo? L’aveva annunciato tutta la Scrittura, tutta l’attesa, la speranza di un popolo che ha cominciato a capire che in un certo momento della storia, sicuramente non il migliore, forse anzi quello più difficile il Messia sarebbe arrivato. Beninteso, mica lo sapevano com’era il Messia, non lo sapevano, se lo avessero saputo non avrebbero ucciso Gesù, chi se lo immaginava in un modo, chi se lo immaginava in un altro, verrebbe da domandarsi, tu come te lo immagini? Verrà il Messia nella tua vita? Si mostrerà il figlio di Dio nella tua esistenza? E come lo farà, con un’emozione? Con un fuoco artificiale? Interiormente? Oppure sarà un’occasione che tu riconoscerai? Ecco questi uomini quando l’hanno visto e hanno sentito queste parole, in qualche modo lo hanno riconosciuto. Sai, anche alla fine della storia della vicenda che riguarda Gesù, anche quei due uomini che se ne ritornavano da Gerusalemme ad Emmaus e stavano tutti tristi perché Gesù era morto era tutto finito, un fallimento, anche là quando Gesù parla loro, senza riconoscerlo, dicono: “E’ vero, ci ardeva qualcosa nel petto, c’era qualcosa dentro di noi, adesso abbiamo compreso chi era Costui che ci ha accompagnato”, bene, all’inizio di questa vicenda, chi lo ascolta, qualcosa percepisce dentro di sé. Io te lo dico perché pure tu ti prepari a percepire un’attesa dentro di te, non l’attesa che le cose vadano bene, non l’attesa che arriva il caldo o arriva il freddo o non so che cosa, l’attesa che finalmente ciò che Dio ha pensato per la tua vita si manifesti. E dice ancora Gesù: “Convertitevi e credete nel Vangelo”, il Greco di questa frase pure dice: “Cambiate mentalità, convertitevi, cambiate mentalità”, ma io preferirei l’Ebraico che dice: “Ritornate”, questo è la conversione: “Ritornate, tornate a casa, che state facendo? Vi state impicciando dei fatti vostri? State facendo i vostri affari? Siete sicuri, siete tranquilli? Le cose che fate vi danno soddisfazione? Tornate a casa, ho qualcosa da dirvi”. E dice: “Credete nel Vangelo”, che sarebbe piuttosto: “Ho qualcosa da dirvi di nuovo, una novità, una buona novella se ti pare”, “Ho una cosa da dirti nuova”, allora questi si svegliano: “Già! Ce l’aveva detto il profeta: “Farò nuove tutte le cose”, sarà questo che viene a fare nuove tutte le cose? sarà questa parola oggi che interpreta la mia vita in un modo che non ho mai pensato? Sarà questa Eucarestia che oggi, invece di crearmi sentimenti, emozioni, mi metterà nelle condizioni di capire quello che non ho mai capito? E guarda, le cose che non hai capito non sono cose intellettuali, non hai capito la morte della persona che amavi, non hai capito il fatto che la persona che amavi se n’è andata e se n’è andata con qualcun altro, non hai capito perché sei diventato povero, non hai capito perché nella vecchiaia non riesci a fare le cose che facevi prima, insomma non capisci qual è il senso di questa vita che stai attraversando, questo ti sconcerta. C’è una parola nuova su questo? Qualcuno la può dire una parola nuova? Te l’aspetti tu? Te l’aspetti quando vieni a Messa? Mentre passava lungo le rive di questo lago dove avrebbe proclamato a tutti quelli che si avvicinavano, la cosa nuova che lui ormai conosceva bene, che ormai era dal centro della sua esistenza o tutta la sua esistenza, vide un paio di pescatori, pescatori non due laureati in missiologia o a teologia di non so cosa, due pescatori che si stanno facendo i benedetti fati loro, stanno rassettando le reti dopo aver pescato penso, o prima di pescare, erano Simone e Andrea suo fratello, stavano per gettare le reti, Gesù disse loro: “Venite dietro a me vi farò diventare pescatori di uomini”, ci andresti tu? No, ma certo che no, a meno che non arrivasse Gesù con le stigmate nelle mani e che ne so lo Spirito Santo .. se no non gli puoi credere. Gesù è nella storia, Gesù ti avvicina con la sua parola, Gesù entra nella tua vita attraverso l’Eucarestia ma tu non lo riconosci. Sai che Gesù lo puoi incontrare nell’incontro con il povero, incontri il povero ma non vedi Gesù, come fai a dire: “Si, io ti seguo, arrivo subito guarda, un attimo metto le reti a posto e arrivo” come fai a dire questo? Lo puoi dire solo se anche tu, come lui, hai percepito al centro della tua vita, il desiderio di un kairos, di un tempo pieno, compiuto e che la parola che ti aveva promesso: “Io mi mostrerò, Io ti verrò a cercare, Io verrò ad incontrarti”, sarà strappata da quell’immaginario che hai in testa che Gesù quando viene a cercarti è perché muori e ritornerà nella sua autenticità: “Gesù mi viene a cercare perché mi ama”, il Verbo che si è fatto carne viene a trovare la mia carne perché non la disprezza, capisci? Non la disprezza la tua carne! Quella, proprio quella, quella che ha le voglie, quella che ha fame, che ha sete e tante altre cose, quella che invecchia, quella che si ammala, quella.. . “Subito lasciarono le reti e lo seguirono”, poi ne vede altri due, Giacomo e Giovanni, chiama anche loro e pure loro.. sono quattro persone diverse, quattro persone diverse, ce lo dirà il Vangelo poi, ce lo diranno gli Atti degli Apostoli, che sono molto diversi tra loro. Pensate a Pietro tracotante e a Giovanni che pone la testa sul petto di Gesù per chiedergli: “Chi è che ti tradirà? Dimmelo a me, dimmelo..”. Quando Gesù ha sconfitto la logica perversa del maligno nel deserto, diventa credibile anche per quelli che chiamerà, perché nell’incontro con loro sconfiggerà anche le logiche perverse dei loro sospetti e dei loro dubbi. Allora tu mettiti un po’ in questi panni, chiedi al Signore, se vuoi fare una preghiera autentica oggi, chiedi al Signore: “Guarda, io sono inadeguato, non sono proprio adatto, per le solite ragioni, sono vecchio, sono questo, sono quello e quell’altro, ma veramente hai un’elezione speciale per me? Se ce l’hai, fa che pure io oggi abbia un’elezione speciale per te. E se è una cosa nuova, che io non ho ancora mai visto, non ho ancora mai toccato con mano, non me la sono manco immaginata, da dire alla mia vita, io l’aspetterò, non come una roulette russa, non come una malattia che arriva così quando non voglio, non come un fatto che accade e che mi dà fastidio, no, come una parola che mi chiama per nome e che mi permette di seguirti in tutte quelle logiche sante e benedette che tu vorrai mostrare alla mia esistenza”. Se fai questo sarai sorpreso perché il mondo ti seguirà, se vivi così ti meraviglierai, perché il mondo che fino adesso ti ha perseguitato, invece ti verrà a cercare, sta scritto: “In quei giorni dieci pagani si attaccheranno al lembo, alla vita, all’identità di un credente, al vestito di un credente, per dire: “Dove sta il Signore? Dove sta la verità? Dove sta il bene? Come si fa a seguirlo?” e tu senza dire parole condurrai questo mondo ai pascoli della vita eterna, non alla morte, alla verità tutta intera. Questa parola possa raggiungerti e accendere in te l’attesa che il Signore ti chiami davvero. Sia lodato Gesù Cristo.

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