II Domenica del Tempo Ordinario

Anno Liturgico A
19 Gennaio 2020

Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo.

LETTURE: Vangelo, Prima lettura e Seconda lettura

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 1,29-34)

In quel tempo, Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele».
Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”. E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio»

PRIMA LETTURA – Dal libro del profeta Isaìa (Is 49,3.5-6)

Il Signore mi ha detto:
«Mio servo tu sei, Israele,
sul quale manifesterò la mia gloria».
Ora ha parlato il Signore,
che mi ha plasmato suo servo dal seno materno
per ricondurre a lui Giacobbe
e a lui riunire Israele
– poiché ero stato onorato dal Signore
e Dio era stato la mia forza –
e ha detto: «È troppo poco che tu sia mio servo
per restaurare le tribù di Giacobbe
e ricondurre i superstiti d’Israele.
Io ti renderò luce delle nazioni,
perché porti la mia salvezza
fino all’estremità della terra».

Salmo responsoriale Salmo 39.
Ecco, Signore, io vengo per fare la tua volontà. R..

Ho sperato, ho sperato nel Signore,
ed egli su di me si è chinato,
ha dato ascolto al mio grido.
Mi ha messo sulla bocca un canto nuovo,
una lode al nostro Dio. R

Sacrificio e offerta non gradisci,
gli orecchi mi hai aperto,
non hai chiesto olocausto né sacrificio per il peccato.
Allora ho detto: «Ecco, io vengo». R.

«Nel rotolo del libro su di me è scritto
di fare la tua volontà:
mio Dio, questo io desidero;
la tua legge è nel mio intimo». R.

Ho annunciato la tua giustizia
nella grande assemblea;
vedi: non tengo chiuse le labbra,
Signore, tu lo sai. R.

SECONDA LETTURA Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi(1Cor 1,1-3).

Paolo, chiamato a essere apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio, e il fratello Sòstene, alla Chiesa di Dio che è a Corinto, a coloro che sono stati santificati in Cristo Gesù, santi per chiamata, insieme a tutti quelli che in ogni luogo invocano il nome del Signore nostro Gesù Cristo, Signore nostro e loro: grazia a voi e pace da Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo!

LA LETTURA DEI PADRI: per continuare a pregare

“La perfetta armonia frutto della concordia”
Dalla «Lettera agli Efesini» di sant’Ignazio di Antiochia, vescovo e martire

È vostro dovere rendere gloria in tutto a Gesù Cristo, che vi ha glorificati; così uniti in un’unica obbedienza, sottomessi al vescovo e al collegio dei presbiteri, conseguirete una perfetta santità.
Non vi do ordini, come se fossi un personaggio importante. Sono incatenato per il suo nome, ma non sono ancora perfetto in Gesù Cristo. Appena ora incomincio ad essere un suo discepolo e parlo a voi come a miei condiscepoli. Avevo proprio bisogno di essere preparato alla lotta da voi, dalla vostra fede, dalle vostre esortazioni, dalla vostra pazienza e mansuetudine. Ma, poiché la carità non mi permette di tacere con voi, vi ho prevenuti esortandovi a camminare insieme secondo la volontà di Dio. Gesù Cristo, nostra vita inseparabile, opera secondo la volontà del Padre, come i vescovi, costituiti in tutti i luoghi, sino ai confini della terra, agiscono secondo la volontà di Gesù Cristo.
Perciò procurate di operare in perfetta armonia con il volere del vostro vescovo, come già fate. Infatti il vostro venerabile collegio dei presbìteri, degno di Dio, è così armonicamente unito al vescovo, come le corde alla cetra. In tal modo nell’accordo dei vostri sentimenti e nella perfetta armonia del vostro amore fraterno, s’innalzerà un concerto di lodi a Gesù Cristo. Ciascuno di voi si studi di far coro. Nell’armonia della concordia e all’unisono con il tono di Dio per mezzo di Gesù Cristo, ad una voce inneggiate al Padre, ed egli vi ascolterà e vi riconoscerà, dalle vostre buone opere, membra del Figlio suo. Rimanete in un’unità irreprensibile, per essere sempre partecipi di Dio.
Se io in poco tempo ho contratto con il vostro vescovo una così intima familiarità, che non è umana, ma spirituale, quanto più dovrò stimare felici voi che siete a lui strettamente congiunti come la Chiesa a Gesù Cristo e come Gesù Cristo al Padre nell’armonia di una totale unità! Nessuno s’inganni: chi non è all’interno del santuario, resta privo del pane di Dio. E se la preghiera fatta da due persone insieme ha tanta efficacia, quanto più non ne avrà quella del vescovo e di tutta la Chiesa?

Trascrizione dell’Omelia

Forse quando Giovanni Battista che fondamentalmente è un uomo dell’Antico Testamento, anche se contemporaneo di Gesù ma ragiona secondo una mentalità che ha preceduto questa nuova economia che Gesù è venuto ad inaugurare, forse Giovanni Battista, sicuramente ha in mente le parole di Isaia, anche quelle che abbiamo ascoltato stamattina in questo capitolo 49 in cui si dice: “Il Signore mi ha detto: “Mio servo sei tu Israele, sul quale manifesterò la mia gloria” porta Giovanni, come una speranza dentro di sé, la possibilità di vedere un giorno cosa voglia dire vedere questa gloria discendere su Israele. E poi ancora, questa espressione che Dio attraverso Isaia dice: “E’ troppo poco che tu sia mio servo per restaurare le tribù, io ti renderò luce delle nazioni” e al tempo di Giovanni, con l’avvento di Cristo, potremmo ancora dire: “E’ troppo poco che tu sia luce delle nazioni, io ti faccio mio figlio” che è proprio l’economia che Gesù è venuto ad inaugurare. Un passaggio dall’essere servi di Dio, come dire obbedienti alla Legge, obbedienti alla Torah, per fare la volontà di Dio e poi finalmente scoprirsi, grazie anche a questa fedeltà alla Legge, scoprirsi in una relazione nuova, incomprensibile per l’Antico Testamento, ma una relazione che rende la propria identità legata per sempre a Dio. Dunque quando Giovanni vede passare Gesù e dice ai suoi seguaci: “Quello è l’agnello di Dio, ecco questo è l’agnello, seguitelo, è lui, su di lui poggia la volontà di Dio” e qua giungiamo proprio al cuore della tematica che la parola oggi vuole indurci a considerare, qual è la volontà di Dio? Sai, pure tu porti un cuore dell’Antico Testamento quando pensi che la volontà di Dio sia una legge da mettere in pratica, una legge a cui ottemperare senza discussioni, una legge che siccome è così rigida, ti risulta anche, come dici sempre e ti piace tanto, “difficile!”. Come è brutto pensare questo, pensare che un Dio per farsi conoscere si fa come te, poi debba ascoltare da te che è difficile incontrarlo, eppure noi così siamo di fronte a questa proposta, sempre ci nascondiamo dietro questo dito: “E’ difficile non possiamo capire queste cose”. Ora, questo era pure il modo di pensare dei servi, dei schiavi, che cosa fa un servo? Quando vuole qualcosa dal suo padrone lo ottiene attraverso uno scambio, uno che si considera sottomesso a qualcuno se vuole qualcosa, come si dice a Roma “bussa coi piedi”, da qualche cosa in cambio e questo che anche noi purtroppo pratichiamo, è segno del paganesimo che portiamo dentro, questo non ci apre alla relazione autentica con Dio come figli, quale figlio per chiedere una cosa a suo padre va portando dei doni? Nessuno. Basta che lo guardi con amore ed il padre con amore gli risponde, sto parlando di rapporti genitori-figli sani, non quelli che purtroppo viviamo noi nelle nostre famiglie, ma in una relazione sana il figlio non ha bisogno di mettere niente davanti al padre per essere ascoltato, accolto e anche esaudito. È questa la fede che anche tu professi? È una fede che ti mette nelle condizioni di avere perfetta confidenza con lui al punto di conoscere la sua volontà e di onorarti di metterla in pratica? Guarda come la liturgia ci viene incontro oggi mettendoci sulle labbra una preghiera che noi non sapremmo fare, è il Salmo 40 quello che abbiamo pregato no? Noi a Messa dei salmi diciamo sempre il ritornello, poi chiudendo il cervello alla comprensione delle parole che invece il salmo dice e che sono le parole autentiche della nostra preghiera, quella preghiera che dice: “Ho sperato, ho sperato nel Signore” cioè: “Io Israele della storia dell’Antico Testamento ho aspettato, ho aspettato il Signore” questo vuol dire “sperare”, “ed Egli su di me si è chinato” come si è chinato? “ha dato ascolto al mio grido”, come quel giorno si chinò su Israele mandando Mosè a liberarlo dall’Egitto, così si è inchinato su di noi mandando al sua parola ad abitare la nostra carne .. veramente si è inchinato, veramente si è abbassato come dice l’Inno ai Filippesi (Fil 2) di san Paolo. E quando si è inchinato “mi ha messo sulla bocca un canto nuovo, una lode al nostro Dio” cioè ha messo nella mia bocca la possibilità di riferirmi a lui, non più come fanno i pagani che lo chiamano dio, signore, lontano, ma mi ha permesso di chiamarlo: “Padre”, dunque di avere una confidenza senza ostacoli. E poi l’ammissione del passato di questo atteggiamento pagano che portiamo dentro, che facciamo anche con gli altri, anche con i nostri simili: “Sacrificio ed offerta non gradisci” non era questo che mi hai chiesto! E caro cristiano, quando mai le hai sentite queste parole, ti hanno detto piuttosto il contrario: “Sacrifici, offerte!”, sacrifici e offerta non gradisci, ma non è liberante questo? ma non lo capisci quanto è liberante questo? puoi dire davanti a questa legge nuova che è difficile seguire il Signore? “Non mi hai chiesto olocausto né vittima per la colpa” non mi hai chiesto che io pagassi per la colpa che ho commesso, se noi passassimo questa verità al mondo che ci sta guardando con un po’ di disprezzo, quel mondo rimarrebbe stupito, meravigliato, non capirebbe: “Ma come, ma veramente voi siete liberi? noi pensavamo che voi eravate sottomessi ad una legge che non si può mettere in pratica, vi abbiamo visti tristi, oppressi da molti problemi, veramente siete così liberi?”. “Siccome non hai chiesto né olocausto ne vittima, allora ho detto: “Ecco, io vengo per fare la tua volontà”, chi è che dice questo? è l’Israele che conosce un Dio finalmente Padre. Chi è che permette di dire questo ad Israele? È il Figlio di Dio che può avere questo rapporto con il Padre, perché sa che il Padre altro non gli chiede se non l’adesione alla sua volontà. E qua entriamo nel vivo delle nostre difficoltà, come si fa a mettere in pratica la volontà di Dio, quella difficile, che non si capisce quella diciamo sempre con … diciamo il Padre nostro con le mani alzate ma “sia fatta la tua volontà” idealmente incrociamo le dita perché la volontà di Dio poi se si fa, la mia non si fa, o la sua o la mia, no? Non è così? se si fa la sua dov’è la tua libertà? Dov’è la mia libertà? E invece ho scoperto, non lo sapevo, che la tua volontà è pure la mia, o meglio, la tua volontà è buona per me! che cosa non me l’ha fatto vedere? Il peccato che porto dentro, il sospetto che se io faccio la tua volontà tu ti porterai via tutta la mia vita e mi lascerai là, in mezzo ad una strada, senza niente. È il sospetto di chi entra in vocazione, è il sospetto di chi deve sposarsi e non si sposa, è il sospetto di chi sposato e con figli, preferisce andarsene per paura che la sua libertà gli venga tolta dagli impegni che liberamente ha preso. Non è forse malata la nostra mentalità? Ma quando il salmista dice: “Ecco io vengo”, dice: “perché sul rotolo del libro di me è scritto”, questo io ho scoperto, ho scoperto che sul rotolo del libro, cioè sulla Torah per gli ebrei, noi diremmo sulla Scrittura è scritto di me, questa parola parla di me, parla della vita dell’uomo, parla dei suoi dolori, parla delle sue speranze e non consola i nostri dolori con discorsi così, ma ci fa conoscere che proprio il piano di Dio è a nostra portata, che il piano di Dio non è arduo, non è difficile, non è lontano, ma è fatto perché noi lo possiamo .. e guardate l’uomo non ha altra felicità che scoprire che quello che sta facendo è quello che è buono, non desidera altro che comprendere che la vita che sta percorrendo è una vita amata da Dio, è una vita possibile, è una vita che non lo diminuisce ma semmai.. Allora dice il salmista: “Mio Dio questo io desidero, la tua legge ho scoperto che era nel mio cuore già” già c’era, non lo sapevo, san Paolo direbbe: “Certo, perché questa Legge è lo Spirito che te la suggerisce e lo Spirito è già dentro di te e geme con gemiti inesprimibili” è il capitolo 8 della Lettera ai Romani, già c’è, aspetta solo che tu te ne accorga e che dia voce a questi gemiti e possa dire: “Padre”, Padre, non padrone ma Padre, siccome tu sei Padre io mi comporterò con gli altri come fratello, siccome tu sei Padre io non temerò più che tu voglia il male per me, siccome sei Padre, conoscerò i tuoi pensieri, passerò il mio tempo a scrutare le tue parole, non metterò mai più la difficoltà davanti agli occhi ma cercherò di penetrare il tuo cuore con la conoscenza dei tuoi pensieri come la parola me li voglia rivelare. “Allora siccome ho scoperto che la tua legge è nel profondo del cuore, dunque la volontà tua è già dentro di me, la posso fare, allora mi metto ad annunziare la tua giustizia nella grande assemblea, non terrò più chiuse le labbra Signore”, capisci cristiano, non terrò più chiuse le labbra, non sarò più umiliato davanti al mondo che mi accusa, davanti al demonio che mi accusa perché ho peccato, non starò più con le labbra chiuse ma proclamerò la bontà di un Dio che non solo mi ha perdonato, non solo mi ha riscattato, ma mi dà la sapienza per incontrare i fatti e scioglierli, per entrare in relazione anche con i miei nemici, per sperare l’insperabile nonostante la vita sia così dura, così pesante per molte cose che tutti quanti noi viviamo. Allora che cosa hai capito fratello oggi? Hai capito che se conosci le vie di Dio sei felice, hai capito che se pratichi la parola di Dio hai sapienza per affrontare la storia, ha capito che quando ti metti a guardare questa sapienza, viene lo Spirito e ti aiuta a dire cose che non hai mai pensato. Questo Salmo lo hai ascoltato cento volte e te lo sei dimenticato duecento, ma oggi che arriva fino a te in un modo comprensibile, diventa la tua preghiera e allora lasciati guidare da questa preghiera, lascia che lo Spirito di Dio attraversi la tua vita, metta sulle tue labbra la preghiera autentica, la rivolga al Padre e finalmente tu viva una esistenza nuova, non fatta delle logiche stolte di questo mondo capaci solo di odiare e di giudicare e di mormorare, ma una logica che fa vivere, strutture di riconciliazione da ricostruire nel rapporto con gli altri e con Dio. E’ una vita nuova e proprio all’inizio di quest’anno liturgico, proprio nel Tempo Ordinario, la Scrittura ci dice, l’Eucarestia ci dice: “Venite volentieri, avvicinatevi volentieri, questa sapienza è fatta per voi, porta il vostro volto, l’avete contemplata, accoglietela, assumetela” noi tra poco la mangeremo e poi ti porterà fino al compimento. Sia lodato Gesù Cristo.

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