IV Domenica di Pasqua

Anno Liturgico B
25 Aprile 2021

Il buon pastore dà la propria vita per le pecore.(Messa del Mattino e della Sera)

 

LETTURE: Vangelo, Prima lettura e Seconda lettura

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 10,11-18)

In quel tempo, Gesù disse: «Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. Il mercenario – che non è pastore e al quale le pecore non appartengono – vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; perché è un mercenario e non gli importa delle pecore.
Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore.
Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio».

PRIMA LETTURADagli Atti degli Apostoli (At 4,8-12)

In quei giorni, Pietro, colmato di Spirito Santo, disse loro:
«Capi del popolo e anziani, visto che oggi veniamo interrogati sul beneficio recato a un uomo infermo, e cioè per mezzo di chi egli sia stato salvato, sia noto a tutti voi e a tutto il popolo d’Israele: nel nome di Gesù Cristo il Nazareno, che voi avete crocifisso e che Dio ha risuscitato dai morti, costui vi sta innanzi risanato.
Questo Gesù è la pietra, che è stata scartata da voi, costruttori, e che è diventata la pietra d’angolo.
In nessun altro c’è salvezza; non vi è infatti, sotto il cielo, altro nome dato agli uomini, nel quale è stabilito che noi siamo salvati».

Salmo 117.
La pietra scartata dai costruttori è divenuta la pietra d’angolo. R..

Rendete grazie al Signore perché è buono,
perché il suo amore è per sempre.
È meglio rifugiarsi nel Signore
che confidare nell’uomo.
È meglio rifugiarsi nel Signore
che confidare nei potenti.R.

Ti rendo grazie, perché mi hai risposto,
perché sei stato la mia salvezza.
La pietra scartata dai costruttori
è divenuta la pietra d’angolo.
Questo è stato fatto dal Signore:
una meraviglia ai nostri occhi.R.

Benedetto colui che viene nel nome del Signore.
Vi benediciamo dalla casa del Signore.
Sei tu il mio Dio e ti rendo grazie,
sei il mio Dio e ti esalto.
Rendete grazie al Signore, perché è buono,
perché il suo amore è per sempre.R.

SECONDA LETTURA Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo(1Gv 3,1-2).

Carissimi, vedete quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente! Per questo il mondo non ci conosce: perché non ha conosciuto lui.
Carissimi, noi fin d’ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato. Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è.

LA LETTURA DEI PADRI: per continuare a pregare

“Imitiamo l’esempio del buon Pastore.
Dalle «Omelie» di sant’Astèrio di Amasea, vescovo
(Om. 13; PG 40, 355-358. 362)

Poiché il modello, ad immagine del quale siete stati fatti, è Dio, procurate di imitare il suo esempio. Siete cristiani, e col vostro stesso nome dichiarate la vostra dignità umana, perciò siate imitatori dell’amore di Cristo che si fece uomo.
Considerate le ricchezze della sua bontà. Egli, quando stava per venire tra gli uomini mediante l’incarnazione, mandò avanti Giovanni, araldo e maestro di penitenza e, prima di Giovanni, tutti i profeti, perché insegnassero agli uomini a ravvedersi, a ritornare sulla via giusta e a convertirsi a una vita migliore.
Poco dopo, quando venne egli stesso, proclamò di persona e con la propria bocca: «Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi e io vi ristorerò» (Mt 11, 28). Perciò, a coloro che ascoltarono la sua parola, concesse un pronto perdono dei peccati e li liberò da quanto li angustiava. Il Verbo li santificò, lo Spirito li rese saldi, l’uomo vecchio venne sepolto nell’acqua, e fu generato l’uomo nuovo, che fiorì nella grazia.
Dopo che cosa seguì? Colui che era stato nemico diventò amico, l’estraneo diventò figlio, l’empio diventò santo e pio.
Imitiamo l’esempio che ci ha dato il Signore, il buon Pastore. Contempliamo i vangeli e, ammirando il modello di premura e di bontà in essi rispecchiato, cerchiamo di assimilarlo bene.
Nelle parabole e nelle similitudini vedo un pastore che ha cento pecore. Essendosi una di esse allontanata dal gregge e vagando sperduta, egli non rimane con quelle che pascolavano in ordine, ma messosi alla ricerca dell’altra, supera valli e foreste, scala monti grandi e scoscesi, e, camminando per lunghi deserti con grande fatica, cerca e ricerca fino a che non trova la pecora smarrita.
Dopo averla trovata, non la bastona, né la costringe a forza a raggiungere il gregge, ma, presala sulle spalle, e trattatala con dolcezza, la riporta al gregge, provando una gioia maggiore per quella sola ritrovata, che per la moltitudine delle altre.
Consideriamo la realtà velata e nascosta della parabola. Quella pecora non è affatto una pecora, né quel pastore un pastore, ma significano altra cosa. Sono figure che contengono grandi realtà sacre. Ci ammoniscono, infatti, che non è giusto considerare gli uomini come dannati e senza speranza, e che non dobbiamo trascurare coloro che si trovano nei pericoli, né essere pigri nel portare loro il nostro aiuto, ma che è nostro dovere ricondurre sulla retta via coloro che da essa si sono allontanati e che si sono smarriti. Dobbiamo rallegrarci del loro ritorno e ricongiungerli alla moltitudine di quanti vivono bene e nella pietà.

Trascrizione dell’Omelia.

Bene, è la Domenica del “Buon Pastore”, avete ascoltato questa parola e io mi rendo conto che è comprensibile ed enigmatica, allo stesso tempo, appare questo linguaggio che Gesù usa in questo Vangelo di Giovanni, che abbiamo appena appena ascoltato, vediamo che vuole dirci. Gesù si presenta come il “Buon Pastore” e dice che il Buon Pastore offre la vita per le pecore, perché capiscano tutti bene, fa riferimento all’esistenza dei mercenari, cioè a quelli che non gliene importa delle pecore, che quando viene il lupo scappano via e così le pecore si perdono. Di che sta parlando Gesù? C’è un’espressione alla metà di questo Vangelo, che ci fa entrare per una porta interessante, dice che: “Le altre pecore dove io andrò ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge e un solo pastore”, ma se lui è il pastore e loro sono il gregge, che vuol dire che diventeranno un solo gregge ed un solo pastore, non “con un solo pastore”, “e un solo pastore”? Vuol dire che diventeranno una sola cosa con il Pastore anche le altre pecore che non appartengono a questo ovile cioè al popolo eletto. Allora Gesù sta portando l’attenzione di chi ascolta ad un livello più alto, sta parlando di qualcosa che lo riguarda, infatti poco dopo lo dirà anche in maniera più esplicita, sta dicendo: “Io che ho la natura divina, non l’ho ritenuta un tesoro geloso, ma ho deciso di mettere da parte tutte quelle prerogative che alla natura divina sono proprie ed ho scelto di entrare nella storia con la tua natura umana”. Ora sta bene attento, fino a Gesù e al suo sacrificio, la natura umana è si guidata dalla sapienza, è si guidata dall’intelligenza, certamente ha un cuore capace di pensare e di scegliere, ma ancora nella sua natura solamente umana. Lo vedi anche tu, dal punto di vista della ragionevolezza puoi fare delle scelte o non farle, ma ti accorgi tutte le volte che manca qualcosa, che manca qualcosa alle tue scelte, ai tuoi pensieri, alle tue valutazioni. Solo quando la preghiera ti fa entrare ad un livello più profondo e tu sperimenti la presenza dello Spirito Santo, allora ti accorgi che anche i tuoi pensieri cambiano, che anche le tue valutazioni si arricchiscono, sono più lucide e vedono meglio la realtà che ti viene incontro. Allora che sta dicendo Gesù a queste persone? “Voi avete un nome, questo nome sta scritto nella parola di Dio, sta scritto nelle Scritture, io lo conosco perché il Padre mio, attraverso il Verbo, ha permesso che gli autori sacri scrivessero le parole della sapienza e quelle parole della sapienza riguardano la creazione di tutte le cose, eminentemente riguardano la creazione tua, la tua presenza nel mondo”, c’è una parola che ti connota, che parla di te, ma che non te ne sei accorto? Ti sei accorto quando hai pregato quel Salmo, o quell’altro “Inno di san Paolo”, o quando hai letto quel brano del Vangelo, ti sei accorto che c’è un parola che ti riguarda, che ti sveglia, che ti accarezza, che ti conosce? Dice Gesù: “Io conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me”, perché c’è qualcosa in noi, che siamo sue pecore, che lo riguarda, che gli appartiene, questo Qualcosa in noi costantemente implora la sua presenza, il suo aiuto, la sua salvezza. Dunque quando Egli ci chiama per nome conoscendoci, tutti quanti noi ascoltiamo la sua voce e ci lasciamo guidare. Alla sapienza, secondo la natura umana, Gesù ci ha donato una sapienza ulteriore che è della sua natura divina e noi ce l’abbiamo come una caparra, ce l’abbiamo ancora in parte, non totalmente, diceva la Lettera di Giovanni che abbiamo ascoltato nella Seconda Lettura: “Noi siamo già figli di Dio”, cioè vuol dire Giovanni: “Noi ce l’abbiamo già questo qualcosa che è di Dio, noi abbiamo già Dio in qualche modo in noi, per questo ci chiamiamo figli, ma ciò che saremo veramente , cioè qual è la finalità di questo qualcosa in noi, ancora non l’abbiamo capito. Quando il Figlio si manifesterà e ci chiamerà finalmente per nome nell’ultimo giorno, anche noi comprenderemo che cos’era questo donno che ci aveva dato, a che serviva e dove ci porta e in che modo ci ha fatto attraversare la storia”, guarda, hai sofferto, hai penato, ti ha appesantito la tua storia, la tua vita, i rapporti che hai avuto, tutte le tue relazioni, ma portavi sempre con te però un desiderio di superare tutte queste cose, quel giorno il Figlio di Dio ti guarderà e tu lo riconoscerai e saprai di essere conosciuto, come dice questa parola di Giovanni che abbiamo ascoltato, di essere conosciuto cioè di essere individuato, non come hanno fatto i tuoi amici, come uno qualsiasi, che oggi va bene, domani lo mando via, sarai individuato e conosciuto come un fratello, come uno che è coerede di Cristo che è erede di Dio, come dice Paolo nella Lettera ai Romani. Dice qui Giovanni: “Sappiamo che quando egli si sarà manifestato noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è”, sai cosa vuol dire? Vuol dire che avremo la sua natura, avremo la sua natura divina anche noi, quello che Egli ha compiuto prendendo la sua vita lasciando la sua vita e prendendola, come diceva in questo Vangelo, è ciò che ci ha permesso di avere la natura divina. Dunque noi non camminiamo qua per essere migliori, noi non camminiamo per diventare dei buoni cristiani, noi camminiamo nella speranza per tornare ad essere come Egli ci ha pensato, cioè uguali a lui, con la sua stessa divinità, questa è la gloria, questa è la santificazione, questa è la promessa. Ora guardati dentro, io lo so che già ci stai pensando e dici: “Ma io come faccio a pensarmi, mi sembra quasi una cosa orgogliosa pensarmi degno della natura divina”, si veramente non sei degno della natura divina, puoi diventarlo solo se capisci che la natura divina, nella tua natura umana, è andata a morte, ha accettato la morte, quella che hai tu, e siccome ormai lui ha la stessa morte che hai tu, tu avrai la stessa vita che ha lui. Quando ti senti depresso, quando le cose non vanno, ricordati questo e non giudicare più e non mormorare più, piuttosto studiati di conoscere sempre di più Colui che ti ha conosciuto, incontra Colui che ti ha già incontrato e restituisci ciò che ti è stato donato, cioè la vita stessa che porti e che ti conduce verso l’eternità. Sia lodato Gesù Cristo.

Messa della sera

 
Trascrizione dell’Omelia.

Il Vangelo di Giovanni, oltre che raccontare le cose che riguardano la vita, la passione e morte di Gesù, è anche una riflessione sulle cose sante, sulle cose di Dio, al termine del I secolo cristiano in un momento in cui già lo sguardo della chiesa è diventato uno sguardo di contemplazione, già ha cominciato a vedere le cose che quello che ha imparato da Gesù, quello che ha imparato dalla Scrittura avevano scavato nel cuore della chiesa. Dunque quando approcciamo questa parola, siamo davanti a delle immagini, siamo davanti a delle figure, il “buon pastore”, il “gregge”, le “pecore”, “altre pecore” addirittura, ma abbiamo anche un tracciato, apparentemente un po’ nascosto, ma che si manifesta all’occhio di chi ha la capacità di contemplare le cose di Dio, entriamo insieme i questi significati. Nel cuore di questo brano che abbiamo ascoltato del Vangelo di Giovanni, Gesù dice: “Io sono il buon pastore conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me”, noi abbiamo un’idea della conoscenza che è quella delle nostre relazioni, no? Io conosco Tizio, conosco Caio, non conosco quello che è passato che ha fatto rumore con la moto, ma insomma io conosco e sono conosciuto in relazione alle notizie che ho di questo che do di me. Non così sta dicendo Gesù: “Conosco le mie pecore, le mie pecore conoscono me”, lo spiega subito: “Come il Padre conosce me ed io conosco il Padre”, ora, come il Padre conosce il Figlio? Perché il Figlio condivide con lui la divinità, una sola sostanza due Persone, nella Trinità poi tre con lo Spirito. Dunque il Figlio è conosciuto perché appartiene al Padre, il Padre è conosciuto perché si dà totalmente al Figlio. Dunque se così conosce il Verbo conosce il Padre, allo stesso modo conosce le pecore e le pecore lo conoscono. Che vuol dire? Vuol dire che c’è qualcosa nelle pecore che gli appartiene, e quando lui si avvicina, quello vede per primo, ciò che Dio ha posto nel cuore di ciascuno, se vuoi, il nome con il quale Dio ti ha chiamato all’esistenza, tu forse non lo conosci ancora, ma Egli lo conosce. E dice: “Le pecore conoscono me” certo, anche le pecore, poiché possiedono qualcosa che gli appartiene, qualcosa che appartiene a Dio, anche le pecore lo conoscono. Tu dirai: “Ma come io conosco il Figlio di Dio come Figlio di Dio?”, lo conosci perché tutte le volte che scendi nel profondo del cuore, tutte le volte che la tua preghiera diventa veramente una contemplazione, qualche volta almeno ti sarà capitato, tu non hai una percezione di Dio, tu hai una certezza di Dio! La preghiera autentica questo produce, una certezza di Dio, le preghiere magari, tante preghiere ti annoiano, ma la preghiera autentica ti fa conoscere Dio e ti fa conoscere un Dio che ti conosce, infatti mentre preghi in quel modo, mentre entri in te stesso in quel modo, quando tu sei nell’adorazione perfetta, sai di vedere cose che ti meravigliano, ma sai anche che qualcuno ti sta scrutando in un modo meraviglioso. Dunque questo è il cuore di questo insegnamento, per questo Gesù dice: “Io sono il buon pastore”, che fa il “buon pastore”? Viene a cercare le pecore che si sono smarrite, cioè le pecore che hanno smarrito la relazione che c’è tra loro, Egli conosce come noi stiamo insieme in questo luogo, Egli sa che cosa ci muove, che cosa ci accompagna nella nostra ricerca della verità, nel nostro desiderio della vita eterna. Dunque quando lui fa il pastore, viene incontro a noi, ci chiama per nome e fa di una realtà caleidoscopica, fatta di persone diverse, ne fa un solo gregge. Tant’è vero che anche le altre pecore, quelle che non appartengono a questo popolo eletto, dice Gesù, anche queste sono destinate. E tu mi dirai: “Ma perché le altre sono destinate?” perché ciò che fa un corpo solo di tutte queste pecore, che fa un ovile solo di tutte questo pecore, non è l’appartenenza a non so, a un popolo, quello che ne fa una cosa sola è l’aver ricevuto da Dio, fin da quando Egli ci ha pensati e ci ha chiamati all’esistenza, uno stigma, qualcosa che dice di lui. Ripeto, se ne accorge chi pratica la preghiera, lo raggiunge sempre questo qualcosa di Dio, chiamiamolo così. Dunque, dice Gesù: “Siccome il Padre mi ama, allora io questa vita divina alla quale ho rinunciato per venirti incontro, questa io la posso anche restituire e a chi la restituisco? La restituisco a te tutte le volte che riconoscerai di appartenere a questo gregge, tutte le volte che ti sentirai in comunione con i chiamati, tutte le volte che percepirai al centro del tuo essere questo esserci di Dio, che ha la capacità di fare di tutti una cosa sola, per questo” dice Gesù, “Io ho offerto la mia vita”. Ora, noi come viviamo tutto questo? Lo diceva sempre Giovanni nella sua Lettera che abbiamo ascoltato prima, dice Giovanni: “Carissimi, noi fin d’ora siamo figli di Dio”, sta dicendo: “Noi già lo sappiamo che portiamo questo qualcosa che è di Dio, ce ne accorgiamo, ce ne accorgiamo quando perdoniamo, quando siamo perdonati, quando preghiamo”, abbiamo detto prima, quando entriamo nel “sacramentum”, cioè nel mistero, nel “mysterion” della rivelazione di Cristo, noi ci accorgiamo di essere figli di Dio: “E tuttavia ciò che saremo non è stato ancora rivelato” non si è ancora aperto, non rivelato che ce lo deve venire a dire qualche veggente da qualche parte, non si è ancora aperto, c’è già, non si è ancora aperto, ma tu capisci che vuol dire? Prova a fare la tua preghiera in questo modo, non come un estraneo che dice qualcosa a qualcuno e non sa a chi, ma come uno che consapevole di portare questo qualcosa dentro, si rivolge a Dio con questo linguaggio che contiene. “Non è stato ancora rivelato”, ancora non si capisce bene, però una cosa la sappiamo dice Giovanni, “Che quando Egli si sarà manifestato noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come Egli è” e qua c’è una grande promessa, apocalittica, bellissima, non come l’apocalisse dei menagrami che stanno sempre a sperare che venga un signore a punire quelli che ci stanno antipatici! No, un’Apocalisse, che come dice il termine greco, è una vera rivelazione. E qual è la rivelazione? Poterlo vedere così come Egli è e sai che vuol dire? Riconoscersi, tutta la vita ti ho cercato dentro di me, tutta la vita ho cercato di immaginarmi com’eri, tutta la vita ho pensato come ero io per te, perché mi hai chiamato all’esistenza e mi hai donato tutte queste grazie, adesso ti vedo e mi vedo in te, mentre vedo te, rivelato manifestato, io vedo me manifestato. Allora questa è l’Apocalisse, è la promessa a tutti gli uomini che quando la nostra realtà ecclesiale, insieme a tutto il mondo, sarà pronta per ricevere questa Gerusalemme Celeste , noi saremo trasfigurati in lui e ci vedremo in lui come siamo veramente, come solo qualche volta, solo per un po’, ci siamo percepiti, lo vedremo, dirà la Scrittura, “faccia a faccia”. Sia lodato Gesù Cristo.

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