Natale - Messa del Giorno

26 Dicembre 2022

Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi.

 

MESSA DEL GIORNO – LETTURE: Vangelo, Prima lettura e Seconda lettura

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 1,1-18)

In principio era il Verbo,
e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
Egli era, in principio, presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.
In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre
e le tenebre non l’hanno vinta.
Venne un uomo mandato da Dio:
il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone
per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
Non era lui la luce,
ma doveva dare testimonianza alla luce.
Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
Era nel mondo
e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
Venne fra i suoi,
e i suoi non lo hanno accolto.
A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
i quali, non da sangue
né da volere di carne
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito
che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità.
Giovanni gli dà testimonianza e proclama:
«Era di lui che io dissi:
Colui che viene dopo di me
è avanti a me,
perché era prima di me».
Dalla sua pienezza
noi tutti abbiamo ricevuto:
grazia su grazia.
Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè,
la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.
Dio, nessuno lo ha mai visto:
il Figlio unigenito, che è Dio
ed è nel seno del Padre,
è lui che lo ha rivelato.

PRIMA LETTURADal libro del profeta Isaìa(Is 52,7-10)

Come sono belli sui monti
i piedi del messaggero che annuncia la pace,
del messaggero di buone notizie che annuncia la salvezza,
che dice a Sion: «Regna il tuo Dio».
Una voce! Le tue sentinelle alzano la voce,
insieme esultano,
poiché vedono con gli occhi
il ritorno del Signore a Sion.
Prorompete insieme in canti di gioia,
rovine di Gerusalemme,
perché il Signore ha consolato il suo popolo,
ha riscattato Gerusalemme.
Il Signore ha snudato il suo santo braccio
davanti a tutte le nazioni;
tutti i confini della terra vedranno
la salvezza del nostro Dio.

Salmo 97.
Tutta la terra ha veduto la salvezza del nostro Dio. R..

Cantate al Signore un canto nuovo,
perché ha compiuto meraviglie.
Gli ha dato vittoria la sua destra
e il suo braccio santo.R

Il Signore ha fatto conoscere la sua salvezza,
agli occhi delle genti ha rivelato la sua giustizia.
Egli si è ricordato del suo amore,
della sua fedeltà alla casa d’Israele.R.

Tutti i confini della terra hanno veduto
la vittoria del nostro Dio.
Acclami il Signore tutta la terra,
gridate, esultate, cantate inni! R.

Cantate inni al Signore con la cetra,
con la cetra e al suono di strumenti a corde;
con le trombe e al suono del corno
acclamate davanti al re, il Signore. R.

SECONDA LETTURA Dalla lettera agli Ebrei (Eb 1,1-6).

Dio, che molte volte e in diversi modi nei tempi antichi aveva parlato ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio, che ha stabilito erede di tutte le cose e mediante il quale ha fatto anche il mondo.
Egli è irradiazione della sua gloria e impronta della sua sostanza, e tutto sostiene con la sua parola potente. Dopo aver compiuto la purificazione dei peccati, sedette alla destra della maestà nell’alto dei cieli, divenuto tanto superiore agli angeli quanto più eccellente del loro è il nome che ha ereditato.
Infatti, a quale degli angeli Dio ha mai detto: «Tu sei mio figlio, oggi ti ho generato»? e ancora: «Io sarò per lui padre ed egli sarà per me figlio»? Quando invece introduce il primogenito nel mondo, dice: «Lo adorino tutti gli angeli di Dio».

LA LETTURA DEI PADRI: per continuare a pregare

“La verità è germogliata dalla terra e la giustizia si è affacciata dal cielo”.
Dai «Discorsi» di sant’Agostino, vescovo

Svégliati, o uomo: per te Dio si è fatto uomo. «Svégliati, o tu che dormi, destati dai morti e Cristo ti illuminerà» (Ef 5, 14). Per te, dico, Dio si è fatto uomo.
Saresti morto per sempre, se egli non fosse nato nel tempo. Non avrebbe liberato dal peccato la tua natura, se non avesse assunto una natura simile a quella del peccato. Una perpetua miseria ti avrebbe posseduto, se non fosse stata elargita questa misericordia. Non avresti riavuto la vita, se egli non si fosse incontrato con la tua stessa morte. Saresti venuto meno, se non ti avesse soccorso. Saresti perito, se non fosse venuto.
Prepariamoci a celebrare in letizia la venuta della nostra salvezza, della nostra redenzione; a celebrare il giorno di festa in cui il grande ed eterno giorno venne dal suo grande ed eterno giorno in questo nostro giorno temporaneo così breve. «Egli è diventato per noi giustizia, santificazione e redenzione perché, come sta scritto, chi si vanta si vanti nel Signore» (1 Cor 1, 30-31).
«La verità è germogliata dalla terra» (Sal 84, 12): nasce dalla Vergine Cristo, che ha detto: «Io sono la verità» (Gv 14, 6). «E la giustizia si è affacciata dal cielo» (Sal 84, 12). L’uomo che crede nel Cristo, nato per noi, non riceve la salvezza da se stesso, ma da Dio. «La verità è germogliata dalla terra«, perché «il Verbo si fece carne» (Gv 1, 14). «E la giustizia si è affacciata dal cielo», perché «ogni buon regalo e ogni dono perfetto viene dall’alto» (Gv 1, 17). «La verità è germogliata dalla terra»: la carne da Maria. «E la giustizia si è affacciata dal cielo», perché «l’uomo non può ricevere nulla se non gli è stato dato dal cielo» (Gv 3, 27).
«Giustificati per la fede, noi siamo in pace con Dio» (Rm 5, 1) perché «la giustizia e la pace si sono baciate» (Sal 84, 11) «per il nostro Signore Gesù Cristo», perché «la verità è germogliata dalla terra» (Sal 84, 12). «Per mezzo di lui abbiamo l’accesso a questa grazia in cui ci troviamo e di cui ci vantiamo nella speranza della gloria di Dio» (Rm 5, 2). Non dice «della nostra gloria», ma «della gloria di Dio», perché la giustizia non ci venne da noi, ma si è «affacciata dal cielo». Perciò «colui che si gloria» si glori nel Signore, non in se stesso.
Dal cielo, infatti per la nascita del Signore dalla Vergine… si fece udire l’inno degli angeli: «Gloria a Dio nell’alto dei cieli e pace sulla terra agli uomini di buona volontà» (Lc 2, 14). Come poté venire la pace sulla terra, se non perché la verità è germogliata dalla terra, cioè Cristo è nato dalla carne? «Egli è la nostra pace, colui che di due popoli ne ha fatto uno solo» (Ef 2, 14) perché fossimo uomini di buona volontà, legati dolcemente dal vincolo dell’unità.
Rallegriamoci dunque di questa grazia perché nostra gloria sia la testimonianza della buona coscienza. Non ci gloriamo in noi stessi, ma nel Signore. È stato detto: «Sei mia gloria e sollevi il mio capo» (Sal 3, 4): e quale grazia di Dio più grande ha potuto brillare a noi? Avendo un Figlio unigenito, Dio l’ha fatto figlio dell’uomo, e così viceversa ha reso il figlio dell’uomo figlio di Dio. Cerca il merito, la causa, la giustizia di questo, e vedi se trovi mai altro che grazia.

Trascrizione dell’Omelia.

Questo brano meraviglioso del Vangelo di Giovanni, che apre il Vangelo di Giovanni, è un arazzo, è un mosaico bellissimo dove ci sono gli articoli più belli della nostra fede, ma non possiamo entrarci per ragioni di tempo, però io vorrei condurvi piano piano nel cuore della festa che stiamo celebrando, perché possiate riportarvi a casa non solo la speranza, ma anche una vocazione speciale in questa generazione, in questo mondo, che glissa per non entrare in questo mistero perché non lo conosce, perché forse non glielo abbiamo mai fatto neanche conoscere. Un giorno san Paolo, come raccontano gli Atti degli Apostoli, va ad Atene. Ad Atene c’era l’areopago dove c’erano questi filosofi che amavano discorrere, parlare e sentir parlare di tanti argomenti, si domandavano i greci sull’origine dell’universo, sulla vita, sulla sostanza delle cose, insomma domande di ordine filosofico ma che somigliano un po’ alle domande che questo mondo, questo qua fuori, quello che conosci pure tu, non riesce a porre. Sa questo mondo che non si può più a credere a queste cose che crediamo noi cristiani, questo mondo sa che la creazione non è come scritto nel Genesi, le ere geologiche .. sa un sacco di cose ma le sa tutte a metà, ma neanche, un pezzetto. Beh così come gli ateniesi che amavano parlare delle cose, dei massimi sistemi, san Paolo quando li va a trovare, con una sfrontatezza senza pari direi san Paolo, si avvicina là dicendo: “Io quando sono venuto qua ho visto che avete molti altari, molti templi”, direbbe a questa generazione: “Io ho visto che voi avete tante mezze risposte a domande che non sapete porvi”, “ebbene io mentre passavo ho visto anche che c’è un altare che voi avete eretto con scritto: “Al Dio ignoto”, c’è questo altare. C’è un altare nel cuore di questo mondo, che è dedicato al desiderio, ma non al desiderio quello che Dio ci ha messo dentro, nel cuore, quello di vederlo faccia a faccia, al desiderio di vita eterna, no, questo altare che c’è nel mondo al desiderio, senza sapere come si chiama, è un altare controverso, dove si celebrano strani culti, alla bramosia, alla lussuria, a tante cose, a tante cose che non c’entrano niente col desiderio evidentemente. Il desiderio è un paradosso che portiamo nel cuore, ma te ne sei accorto? Sei diventato vecchio e hai ancora il desiderio di saperti giovane, sai che arriva la morte e c’è dentro di te un desiderio irrefrenabile di superare questa morte e di vederti dentro la vita eterna, ma chi te l’ha detto che c’è la vita eterna? Come mai tu dentro non riesci ad eliminare questo desiderio di vita eterna? Perché evidentemente è grande e non viene da te, viene da qualche altra parte. Allora dice Paolo a questa gente: “Io adesso sono venuto a parlarvi di questo Dio che voi dite di onorare ma non conoscete, sapete chi è?” e comincia a raccontare tutte le vicende che lui conosce dalla Legge, dalla Torah, dalla sapienza di Israele, questi lo ascoltano attoniti, incuriositi, come avrebbero ascoltato chiunque, e ad un certo punto san Paolo dice: “Fate bene a cercare la verità”, lo dice a questo mondo: “Fate bene a dire di cercare la verità, la libertà e tutte le altre cose, però sappiate che quel Dio che ha fatto il tempo e lo spazio, che ha creato le coordinate perché tu, chiunque tu sia, possa vivere la tua esistenza, lui ti ha dato anche il gusto di riconoscere la verità, semmai arrivi a trovarla, pur andando come a tentoni, per scoprire alla fine che non è lontana da te, non è lontana da ciascuno di noi”. Quelli rimasero attoniti, pure questo mondo rimarrebbe attonito se tu gli dicessi queste parole, se tu gli annunciassi che quella bramosia che hanno dentro, quel languore che portano, non è una cosa cattiva e non è contraria alle cose di Dio, non è contraria a Gesù Cristo, perché quello che loro appena appena sentono dentro, Gesù Cristo lo ha illuminato con la sua vita divina. Poi, quando gli dirà che questo Cristo è morto e risorto, se ne vanno tutti un po’ disprezzandolo dicendo: “Va beh, su questa cosa ti ascolteremo un altro giorno”, pure questo mondo se noi gli parlassimo di tutti i nostri culti nella chiesa, i rosari, etc., direbbe: “Va beh, abbiamo capito, è sempre la stessa solfa”. E poi arriva il Natale amici miei, poi arriva una festa, che pure noi non sappiamo come celebrare, non è la devozione al bambino di coccio che oggi mi sono accorto che non è comparso, meno male, perché c’è dentro la nostra fede, la nostra ricerca. Poi arriva il Natale a dire: “E’ arrivata la luce, vai dentro di te, guarda quel desiderio, guardalo bene, ti dico io che cos’è: è l’amore di Dio, non lo sapevi? È l’amore di Dio”. Allora se fino adesso lo hai maltrattato, usato male, sperperato, che ne so io, mal interpretato, vissuto come un bisogno di qualche cosa mai saziato, oggi io ti dico faccio luce su questo recesso del tuo cuore, guardalo bene, guardalo con rispetto, non appartiene a te, appartiene a Dio. Semmai, mettiti alla scuola di questo desiderio, riscoprine tutta la forza e questo ti mostrerà, nel volto del Cristo, il volto tuo. Allora ti saprai conosciuto da sempre, predestinato ad essere come il Figlio di Dio, giustificato in tutte le tue cose, in tutti i tuoi peccati e finalmente, condotto gradualmente verso la gloria. Quella gloria tu già la porti dentro, se te ne accorgi oggi, se tu credi a queste parole, a quello che ti diceva Giovanni: “Guarda che il Verbo era prima, era all’inizio, poi è venuto ad abitare in mezzo a noi, accorgiti di questo”, allora puoi uscire da qua e, prima di preparare i tortellini oggi, tu puoi uscire da qua e dire a questo mondo: “Accorgetevi che c’è il desiderio dentro di voi, accorgetevi che c’è in voi una caparra che non è vostra, è di Dio, Dio ha permesso che diventasse la vostra” e questo mondo forse comincerà a credere, ma se gli vai sempre a dire che ha peccato, che è cattivo, che è brutto, che non conosce Dio, quello ti dirà: “Ma perché tu lo conosci? Ma perché tu lo servi il Dio di cui parli? Ti accendi tanto nelle tue devozioni, poi la tua vita com’è, qual è la qualità della tua speranza? In che cosa credi veramente?”. Beh amici, il Natale non è venuto per accusarci di queste cose, è venuto a ricordarci che il Verbo di Dio in noi è eterno, per questo il desiderio è di vita eterna, che il Verbo di Dio è amore e misericordia, per questo desideriamo tanto essere perdonati e accolti, per questo siamo bisognosi di affetto, che il Verbo di Dio è santità e gloria, per questo ci percepiamo tanto speciali, tanto unici e tanto grati, segui questa scuola e ti porterà fino alla scoperta del tesoro nascosto. Sia lodato Gesù Cristo.

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