Domenica di Pentecoste

Anno liturgico C
09 Giugno 2019

Lo Spirito Santo vi insegnerà ogni cosa.

LETTURE: Vangelo, Prima lettura e Seconda lettura

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 14,15-16.23-26)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre.
Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.
Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto».

PRIMA LETTURA – Dagli Atti degli Apostoli (At 2,1-11)

Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano. Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi.
Abitavano allora a Gerusalemme Giudei osservanti, di ogni nazione che è sotto il cielo. A quel rumore, la folla si radunò e rimase turbata, perché ciascuno li udiva parlare nella propria lingua. Erano stupiti e, fuori di sé per la meraviglia, dicevano: «Tutti costoro che parlano non sono forse Galilei? E come mai ciascuno di noi sente parlare nella propria lingua nativa? Siamo Parti, Medi, Elamìti; abitanti della Mesopotamia, della Giudea e della Cappadòcia, del Ponto e dell’Asia, della Frigia e della Panfìlia, dell’Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirene, Romani qui residenti, Giudei e proséliti, Cretesi e Arabi, e li udiamo parlare nelle nostre lingue delle grandi opere di Dio».

Salmo responsoriale Salmo 103.
Manda il tuo Spirito, Signore, a rinnovare la terra. R..

Benedici il Signore, anima mia!
Sei tanto grande, Signore, mio Dio!
Quante sono le tue opere, Signore!
Le hai fatte tutte con saggezza;
la terra è piena delle tue creature.R

Togli loro il respiro: muoiono,
e ritornano nella loro polvere.
Mandi il tuo spirito, sono creati,
e rinnovi la faccia della terra. R.

Sia per sempre la gloria del Signore;
gioisca il Signore delle sue opere.
A lui sia gradito il mio canto,
io gioirò nel Signore. R.

SECONDA LETTURA Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani (Rm 8,8-17).

Fratelli, quelli che si lasciano dominare dalla carne non possono piacere a Dio. Voi però non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene.
Ora, se Cristo è in voi, il vostro corpo è morto per il peccato, ma lo Spirito è vita per la giustizia. E se lo Spirito di Dio, che ha risuscitato Gesù dai morti, abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi.
Così dunque, fratelli, noi siamo debitori non verso la carne, per vivere secondo i desideri carnali, perché, se vivete secondo la carne, morirete. Se, invece, mediante lo Spirito fate morire le opere del corpo, vivrete. Infatti tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, questi sono figli di Dio.
E voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto lo Spirito che rende figli adottivi, per mezzo del quale gridiamo: «Abbà! Padre!». Lo Spirito stesso, insieme al nostro spirito, attesta che siamo figli di Dio. E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se davvero prendiamo parte alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria.

LA LETTURA DEI PADRI: per continuare a pregare

“La missione dello Spirito Santo”
Dal trattato «Contro le eresie» di sant’Ireneo, vescovo

Il Signore, concedendo ai discepoli il potere di far nascere gli uomini in Dio, diceva loro: «Andate, ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo» (Mt 28, 19).
È questo lo Spirito che, per mezzo dei profeti, il Signore promise di effondere negli ultimi tempi sui suoi servi e sulle sue serve, perché ricevessero il dono della profezia. Perciò esso discese anche sul Figlio di Dio, divenuto figlio dell’uomo, abituandosi con lui a dimorare nel genere umano, a riposare tra gli uomini e ad abitare nelle creature di Dio, operando in essi la volontà del Padre e rinnovandoli dall’uomo vecchio alla novità di Cristo.
Luca narra che questo Spirito, dopo l’Ascensione del Signore, venne sui discepoli nella Pentecoste con la volontà e il potere di introdurre tutte le nazioni alla vita e alla rivelazione del Nuovo Testamento. Sarebbero così diventate un mirabile coro per intonare l’inno di lode a Dio in perfetto accordo, perché lo Spirito Santo avrebbe annullato le distanze, eliminato le stonature e trasformato il consesso dei popoli in una primizia da offrire a Dio.
Perciò il Signore promise di mandare lui stesso il Paràclito per renderci graditi a Dio. Infatti come la farina non si amalgama in un’unica massa pastosa, né diventa un unico pane senza l’acqua, così neppure noi, moltitudine disunita, potevamo diventare un’unica Chiesa in Cristo Gesù senza l’«Acqua» che scende dal cielo. E come la terra arida se non riceve l’acqua non può dare frutti, così anche noi, semplice e nudo legno secco, non avremmo mai portato frutto di vita senza la «Pioggia» mandata liberamente dall’alto.
Il lavacro battesimale con l’azione dello Spirito Santo ci ha unificati tutti nell’anima e nel corpo in quell’unità che preserva dalla morte.
Lo Spirito di Dio discese sopra il Signore come Spirito di sapienza e di intelligenza, Spirito di consiglio e di fortezza, Spirito di scienza e di pietà, Spirito del timore di Dio (cfr. Is 11, 2).
Il Signore poi a sua volta diede questo Spirito alla Chiesa, mandando dal cielo il Paràclito su tutta la terra, da dove, come disse egli stesso, il diavolo fu cacciato come folgore cadente (cfr. Lc 10, 18). Perciò è necessaria a noi la rugiada di Dio, perché non abbiamo a bruciare e a diventare infruttuosi e, là dove troviamo l’accusatore, possiamo avere anche l’avvocato.
Il Signore affida allo Spirito Santo quell’uomo incappato nei ladri, cioè noi. Sente pietà di noi e ci fascia le ferite, e dà i due denari con l’immagine del re. Così imprimendo nel nostro spirito, per opera dello Spirito Santo, l’immagine e l’iscrizione del Padre e del Figlio, fa fruttificare in noi i talenti affidatici perché li restituiamo poi moltiplicati al Signore.

Trascrizione dell’Omelia

Uscito finalmente questo popolo dall’Egitto per mano di Mosè, secondo quello che Dio aveva comandato, dopo cinquanta giorni dal passaggio del mare, sul monte Sinai Mosè riceve da Dio la Torah, la Legge. La Legge come dire un insegnamento per questo popolo per cominciare a capirsi come popolo, per camminare secondo la volontà di Dio che lo ha chiamato alla libertà e per essergli grato, ogni giorno, crescendo nella consapevolezza della propria identità. A questo serviva la Legge, non certo a stabilire solamente le questioni legali. Un insegnamento dunque, un insegnamento che era stato posto davanti ai loro occhi, era scritto su tavole di pietra, beh “i Dieci Comandamenti”, poi era scritto sulle pelli di agnello e arrotolato come noi oggi lo conosciamo, era trasmesso in forma orale all’inizio, era un insegnamento che veniva da Dio. Che cosa aveva visto Mosè quando era salito sul monte? Dio gli aveva mostrato un abbozzo delle cose che avrebbe realizzato, gli aveva cominciato a mettere il gusto di potersi relazionare con lui secondo una modalità, questa gente non lo conosceva, non sapevano neanche come pensarlo Dio. Dunque gli dona questa logica, questo vademecum se vuoi, questo prontuario per vivere e veramente più di un prontuario altroché, è una sapienza vera e propria ma è ancora qualcosa che questo popolo deve imparare, deve studiarsi di praticare, senza tradirla mai. Uno si domanderebbe: “Ma uno che ha una Legge così grande, ma è libero?”, certo è libero, o meglio, impara ad essere libero, per questo è stata data la Legge, per mettere l’uomo nelle condizioni di non cedere alle tentazioni, di non farsi portare via la speranza, di non deviare né a destra né a sinistra, ma guardare dritto a Dio e ai suoi insegnamenti. Ma la storia di questo popolo ha conosciuto molte cose, molte traversie, molti tradimenti persino, tant’è che l’interpretazione di questo insegnamento qualche volta non ha aiutato il popolo, e così l’esilio e così altre punizioni e castighi si sono abbattuti sul popolo eletto, perché questo popolo tornasse a guardare in alto, dice un profeta: “Un popolo chiamato a guardare in alto, non sapeva sollevare lo sguardo” (Os 11,7). Ma la Lettera agli Ebrei ci dice: “Molte volte ed in molti modi Dio ha parlato ai nostri padri proprio per mezzo dei profeti, ma adesso ci ha parlato in un altro modo”, e noi siamo là attoniti a guardare: “Ma come ci ha parlato Dio? Ci ha messo di nuovo una Legge ritradotta? Fatta a posta per noi per questa epoca, perché noi possiamo metterla in pratica? Ci ha rimesso davanti dei comandamenti senza i quali non possiamo muoverci? Ci obbliga a studiare cose che sono troppo lontane, troppo alte per noi?” no, lo aveva promesso proprio per bocca dei profeti: “Verrà un giorno in cui io manderò il mio spirito sopra ciascuno dei miei figli, quel giorno io toglierò il cuore di pietra, cioè toglierò le tavole di pietra su cui fu scritta la Legge e darò a questo popolo un cuore di carne e cioè una Legge che vive al centro dell’essere di ogni figlio di questo popolo. Non dovranno andare più ad istruirsi, ma dal loro cuore sapranno chi è Dio e come si onora” (Ez 36,16-28). Poteva capirlo questo Israele? Non poteva capirlo, tant’è che quando nella pienezza del tempo Dio pronuncia una parola comprensibile che è il Figlio di Dio, Figlio dell’Uomo, Figlio di Dio e Figlio dell’Uomo, questi vedranno solo il figlio di un uomo, non riusciranno ad intuire nulla della sua relazione con Dio. Ora se io ti facessi una domanda lo so che tu mi risponderesti, ma quale sarebbe la relazione che il Figlio ha con il Padre? Come si chiama? Si chiama Spirito Santo, così la conosciamo noi, ebbene proprio questo Spirito Santo non era stato ancora effuso su questa gente, dunque riconoscere Gesù come Figlio di Dio, la Torah non glielo ha permesso. Diceva San Paolo nella Lettera ai Romani che abbiamo ascoltato: “Questo popolo ha pensato di poter osservare le cose di Dio nella carne, per questo si circoncide, per questo pensa di sottoporre tutte le cose che crede e che desidera, davanti all’autorevolezza della Legge”, ma quando Gesù invece ci ha incontrati ci ha meravigliati, ci ha stupiti. Là dove la Legge mostrava la sua difficoltà di salvare l’uomo, Gesù si è posto come un discrimine per la salvezza. Avevano preso una donna in flagrante adulterio, la Torah a queste donne prese nella flagranza, le condanna a morte, così dicono i giudei e pongono questo quesito a Gesù: “Tu sei più grande della Torah? Tu puoi sostituirti a questa Legge?”, Gesù li guarda con dolcezza e gli dice: “Ma voi, non siete stati trovati in flagrante adulterio? Io sono venuto, non vi ho trovati fedeli, non vi ho trovati disposti verso l’altro, non vi ho trovati ad amare il prossimo, dunque vi ho trovati in flagranza di adulterio, avete servito tutti gli altri, i Romani, avete servito tutti quelli che vi facevano comodo, dovrei forse condannarvi? La Torah comanderebbe di si”, questi se ne vanno uno per uno pensando a questa sapienza. Poi finalmente Gesù guarda la donna, che è Israele, Gesù guarda la donna, che è il nostro peccato, Gesù guarda la donna che è la chiesa, e non la condanna, dice: “Io ti offro un tempo ed in questo tempo allontanati dal peccato, cammina nelle mie vie”, voi direte: “Ma questo lo diceva pure la Torah, questo lo sapevano già, anche la nostra umanità ci dice quello che è buono e quello che non è buono” ma c’era bisogno che noi avessimo il coraggio di praticare ciò che è buono, perché tu lo sai, tu sai discernere qualche volta ciò che è male e ciò che non lo è, però lo dici anche tu, non sei capace di seguire il bene, spesso ti trovi a seguire il male. Ci voleva allora una forza, il Vangelo la chiama “energheia tu Teu” un’energia di Dio, una mano potente di Dio che riscrivesse una Legge non davanti a te ma dentro di te e tu potessi operare, vivere e agire secondo la volontà di Dio, non ti schiaccia più. Ancora. Gli apostoli seguono Gesù, i discepoli seguono Gesù e il suo insegnamento, vedono tante cose, poi finalmente si trovano davanti all’ultimo discorso, siamo nel capitolo 14, inaugura i discorsi della fine di Gesù, della sera prima della passione e Gesù glielo spiega chiaramente quello che è successo, dice: “Se mi amate, osserverete i miei comandamenti”, cioè: “Se io sono per voi tutto per la vostra vita, non dovrete sforzarvi di conoscere la Torah, perché vi troverete già ad osservare i comandamenti”, perché quali sono i comandamenti che contano, te lo ricordi? “Ama il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze ed il prossimo tuo come te stesso”, che cosa puoi volere di più? Che cosa si po’ desiderare di più dalla tua vita? E d’altronde dov’è che hai più difficoltà tu? Proprio nell’amare Dio con tutte le tue forze e l’amare il prossimo comunque sia. Allora, consapevole di questo, Gesù consegna questa verità agli apostoli, ma prima gli dice anche: “Non abbiate paura, perché quando io me ne sarò andato, io rimarrò con voi in un certo modo, vi manderò il Consolatore, il mio Spirito sarà dentro di voi, e voi vi troverete a fare le stesse cose che ho fatto io, quando ho guarito il cieco nato, quando sono andato a mangiare a casa di Zaccheo e a casa di Matteo il pubblicano, quando ho perdonato l’adultera, quando vi ho donato la vita là dove voi invece celebravate la morte”, anzi, sentite cosa dice: “Queste cose vi ho detto quando ancora ero tra voi, ma il Consolatore, lo Spirito che il Padre manderà nel mio nome, Egli vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto”, allora come in quel cinquantesimo giorno dopo la Pasqua di Gesù, gli apostoli ricevettero una nuova Torah come lingue di fuoco che scrivevano stavolta non sulla pietra ma sul cuore dell’uomo, tutta la chiesa da questa discesa dello Spirito nasce e proclama al mondo una legge di libertà, Gesù è sparito dalla storia ed è tornato nella storia come uno Spirito liberante, di questo noi siamo testimoni, noi non siamo seguaci di una setta, noi non siamo sottoposti a coercizioni, noi siamo quelli che celebrano la libertà perché lo Spirito è libertà, genera libertà, fa crescere gli uomini e li fa camminare con le loro gambe, se la chiesa è questo, è la chiesa di Gesù Cristo, se la chiesa non è questo, è la chiesa solo di qualche uomo. Lo capisci questo? Tu desideri essere libero, anche il tuo prossimo lo desidera, sciogli legami iniqui dice Isaia (Is 58,6), anche quelli del giudizio e della mormorazione e della valutazione negativa dell’altro, sciogli legami iniqui, libera il tuo prossimo come tu sei stato liberato nel flagrante adulterio della tua vita, dalla condanna. Questo lo Spirito è venuto ad inaugurare e questo ti riempia di gioia e ti aiuti a rifondare il linguaggio per questa generazione. Sii uno con le braccia aperte capace di accogliere, sii uno capace di perdonare, non chiedere misericordia per te se non sei disposto a donare misericordia. Così cambieremo il mondo, così lo Spirito regnerà nel cuore degli uomini, così costruiremo una chiesa secondo il cuore di Cristo. Sia lodato Gesù Cristo

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