Tutti i Santi

01 novembre 2018

Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli.(Messa del mattino e della sera)

LETTURE: Vangelo, Prima lettura e Seconda lettura

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 5,1-12).

In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».

PRIMA LETTURA -Dal libro dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo (Ap 7,2-4.9-14)

Io, Giovanni, vidi salire dall’oriente un altro angelo, con il sigillo del Dio vivente. E gridò a gran voce ai quattro angeli, ai quali era stato concesso di devastare la terra e il mare: «Non devastate la terra né il mare né le piante, finché non avremo impresso il sigillo sulla fronte dei servi del nostro Dio».
E udii il numero di coloro che furono segnati con il sigillo: centoquarantaquattromila segnati, provenienti da ogni tribù dei figli d’Israele.
Dopo queste cose vidi: ecco, una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua. Tutti stavano in piedi davanti al trono e davanti all’Agnello, avvolti in vesti candide, e tenevano rami di palma nelle loro mani. E gridavano a gran voce: «La salvezza appartiene al nostro Dio, seduto sul trono, e all’Agnello».
E tutti gli angeli stavano attorno al trono e agli anziani e ai quattro esseri viventi, e si inchinarono con la faccia a terra davanti al trono e adorarono Dio dicendo: «Amen! Lode, gloria, sapienza, azione di grazie, onore, potenza e forza al nostro Dio nei secoli dei secoli. Amen».
Uno degli anziani allora si rivolse a me e disse: «Questi, che sono vestiti di bianco, chi sono e da dove vengono?». Gli risposi: «Signore mio, tu lo sai». E lui: «Sono quelli che vengono dalla grande tribolazione e che hanno lavato le loro vesti, rendendole candide nel sangue dell’Agnello».

Salmo responsoriale Salmo 23.
Ecco la generazione che cerca il tuo volto, Signore. R..

Del Signore è la terra e quanto contiene:
il mondo, con i suoi abitanti.
È lui che l’ha fondato sui mari
e sui fiumi l’ha stabilito. R.

Chi potrà salire il monte del Signore?
Chi potrà stare nel suo luogo santo?
Chi ha mani innocenti e cuore puro,
chi non si rivolge agli idoli. R.

Egli otterrà benedizione dal Signore,
giustizia da Dio sua salvezza.
Ecco la generazione che lo cerca,
che cerca il tuo volto, Dio di Giacobbe. R.

SECONDA LETTURA Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo (1Gv 3,1-3).

Carissimi, vedete quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente! Per questo il mondo non ci conosce: perché non ha conosciuto lui.
Carissimi, noi fin d’ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato. Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è.
Chiunque ha questa speranza in lui, purifica se stesso, come egli è puro.

LA LETTURA DEI PADRI: per continuare a pregare

Affrettiamoci verso i fratelli che ci aspettano.
Dai «Discorsi» di san Bernardo, abate
(Disc. 2; Opera omnia, ed. Cisterc.)

A che serve dunque la nostra lode ai santi, a che il nostro tributo di gloria, a che questa stessa nostra solennità? Perché ad essi gli onori di questa stessa terra quando, secondo la promessa del Figlio, il Padre celeste li onora? A che dunque i nostri encomi per essi? I santi non hanno bisogno dei nostri onori e nulla viene a loro dal nostro culto. È chiaro che, quando ne veneriamo la memoria, facciamo i nostri interessi, non i loro.
Per parte mia devo confessare che, quando penso i ai santi, mi sento ardere da grandi desideri.
Il primo desiderio, che la memoria dei santi o suscita o stimola maggiormente in noi, è quello di godere della loro tanto dolce compagnia e di meritare di essere concittadini e familiari degli spiriti beati, di trovarci insieme all’assemblea dei patriarchi, alle schiere dei profeti, al senato degli apostoli, agli eserciti numerosi dei martiri, alla comunità dei confessori, ai cori delle vergini, di essere insomma riuniti e felici nella comunione di tutti i santi.
Ci attende la primitiva comunità dei cristiani, e noi ce ne disinteresseremo? I santi desiderano di averci con loro e noi ce ne mostreremo indifferenti? I giusti ci aspettano, e noi non ce ne prenderemo cura? No, fratelli, destiamoci dalla nostra deplorevole apatia. Risorgiamo con Cristo, ricerchiamo le cose di lassù, quelle gustiamo. Sentiamo il desiderio di coloro che ci desiderano, affrettiamoci verso coloro che ci aspettano, anticipiamo con i voti dell’anima la condizione di coloro che ci attendono. Non soltanto dobbiamo desiderare la compagnia dei santi, ma anche di possederne la felicità. Mentre dunque bramiamo di stare insieme a loro, stimoliamo nel nostro cuore l’aspirazione più intensa a condividerne la gloria. Questa bramosia non è certo disdicevole, perché una tale fame di gloria è tutt’altro che pericolosa.
Vi è un secondo desiderio che viene suscitato in noi dalla commemorazione dei santi, ed è quello che Cristo, nostra vita, si mostri anche a noi come a loro, e noi pure facciamo con lui la nostra apparizione nella gloria. Frattanto il nostro capo si presenta a noi non come è ora in cielo, ma nella forma che ha voluto assumere per noi qui in terra. Lo vediamo quindi non coronato di gloria, ma circondato dalle spine dei nostri peccati.
Si vergogni perciò ogni membro di far sfoggio di ricercatezza sotto un capo coronato di spine. Comprenda che le sue eleganze non gli fanno onore, ma lo espongono al ridicolo.
Giungerà il momento della venuta di Cristo, quando non si annunzierà più la sua morte. Allora sapremo che anche noi siamo morti e che la nostra vita è nascosta con lui in Dio.
Allora Cristo apparirà come capo glorioso e con lui brilleranno le membra glorificate. Allora trasformerà il nostro corpo umiliato, rendendolo simile alla gloria del capo, che è lui stesso.
Nutriamo dunque liberamente la brama della gloria. Ne abbiamo ogni diritto. Ma perché la speranza di una felicità così incomparabile abbia a diventare realtà, ci è necessario il soccorso dei santi. Sollecitiamolo premurosamente. Così, per loro intercessione, arriveremo là dove da soli non potremmo mai pensare di giungere.

Trascrizione dell’Omelia

Siamo davanti a questa grande icona della gloria di Dio contornato dai santi, “Chi sono e da dove vengono”? sono centoquarantaquattromila, dice la parola e allo stesso tempo afferma che sono così tanti che non si possono contare, quindi dire che sono centoquarantaquattromila vuol dire che sono tantissimi, non si possono contare. E l’Angelo dice al veggente: “Ma tu sai chi sono e da dove vengono questi?”, guarda che è interessante questa cosa, il veggente, Giovanni l’evangelista, è quello che ha conosciuto Gesù ha scritto un Vangelo meraviglioso, una teologia sulla passione, e morte del Figlio di Dio, come se fosse interrogato, come se ci fosse un nuovo scrutinio, come Gesù aveva fatto un tempo: “Chi dite che io sia?”, così l’Angelo dice a Giovanni: “Chi sono questi? Lo hai capito? Hai le chiavi di lettura per comprenderlo?” e Giovanni risponde: “Signore tu lo sai”, allora l’Angelo comincia: “Questi sono quelli che hanno lavato le loro vesti nel sangue dell’Agnello e le hanno rese candide”, portano una palma nelle mani e mostrano di essere felici per aver conosciuto Dio, per aver visto Dio. Chi sono allora questi? Sono dei campioni? Sono dei giganti? Se fossero dei giganti, come qualche volta la nostra coscienza ci dice, noi non potremmo mai entrare nella loro logica. Ma guardateli in faccia, sono forse dei giganti o degli eroi? No, sono delle persone comuni, comunissime, persino con i loro difetti spesso molto evidenti, molti dei santi anche recenti che la gente ha conosciuto, se li ricorda anche così, caratteri difficili, guardate Padre Pio per esempio, ma tanti direi. Dunque qual è la loro prerogativa? Da dove viene questa loro santità? Dice l’Angelo: “Hanno lavato le loro vesti nel sangue dell’Agnello”, che è un linguaggio cifrato questo per dire: “La loro veste, la loro identità, l’hanno lavata dentro il sangue dell’Agnello”, cioè in questo circolo salvifico che il Figlio di Dio ha inaugurato quando pur essendo di natura divina (Fil 2) ha preso la nostra umanità con le sue difficoltà, nessuno lo farebbe questo, avere prerogative della divinità e rinunciarvi per prendere il peso della nostra umanità, ma chi lo farebbe? Tu prenderesti il peso di uno che sta peggio di te? No, ma se tu sai che uno che sta molto meglio di te, ha lasciato le sue prerogative per mettersi i tuoi vestiti, forse questo ti spingerà a prendere, anche tu, i vestiti di quelli che sono in difficoltà. Hai capito come funziona? Questo hanno fatto i santi: hanno compreso che questo era buono, era giusto, che il suo modo di fare sarebbe stato veramente salvifico, allora hanno fatto la stessa cosa, si sono spogliati delle proprie ricchezze intellettuali, finanziarie qualche volta, et., etc., e volentieri hanno dato la loro vita per gli altri in difficoltà. Dunque, quella che era la loro identità con tutta la dignità del loro grado, lo hanno messa da parte e hanno sposato una istanza improbabile come aveva fatto il Figlio di Dio. Perché questo? per amore certamente, ma che cos’è che li ha spinti? Guardate c’è questa Seconda Lettura oggi che ci aiuta a capire che cos’è che li ha messi nelle condizioni di seguire il Signore, dice, è Giovanni l’apostolo lo stesso che parla: “Noi fin d’ora siamo figli di Dio, ma non sappiamo ancora come saremo, sappiamo però che quando lui si sarà manifestato noi saremo simili a lui”, cioè quando tutto il nostro cammino sarà giunto fino a contemplare il suo volto, ci stupiremo, ci riempiremo di meraviglia nel vedere che nel suo volto ci sono i tratti del nostro volto, quell’immagine e somiglianza con la quale eravamo stati pensati, creati e chiamati all’esistenza, guarita dalle colpe in tutta la nostra vita, finalmente è diventata di nuovo specchio della sua gloria. Dunque lui si manifesta e quel giorno stesso ci manifesta, ci fa sapere chi siamo. E conclude questo brano della Lettera di san Giovanni dicendo: “Chiunque ha questa speranza in lui, purifica se stesso come Egli è puro”, purifica se stesso, allora hai capito che tutto si gioca su questo concetto di purificazione. Ora, chiariamolo, chiariamolo perché tu te ne vada a casa oggi contento e non con “eh, ma è troppo difficile” come dici sempre, cosa vuol dire questa purificazione? Vuol dire forse diventare migliori? Non lo sapete? No, non vuol dire diventare migliori, tranquilli. Vuol dire diventare perfetti? Guardati bene allo specchio, ma se non volessi guardarti allo specchio, guarda il tuo vicino, il tuo prossimo, guardalo bene, diventerà perfetto? Tua suocera diventerà perfetta? No, tranquillo, non ti è chiesto di diventare perfetto, né più bello, né più buono, né perfetto. Ma allora cosa vuol dire purificarsi? Purificarsi, come è nella accezione ebraica, vuol dire aderire alle parole di Dio, alla sua Legge, al suo modo di pensare. Puro è ciò che è garantito dalla parola di Dio, non ciò che è pulito dai tuoi sforzi, non lo farai mai figuriamoci! Puro è ciò che procede dal pensiero di Dio. Sapete, quando noi abbiamo finito la distribuzione dell’Eucarestia, il sacerdote che fa qua? Fa la purificazione del calice, perché è sporco? No, la purificazione permette al calice di tornare tra le altre suppellettili, senza le tracce del sangue di Cristo. Perché il sangue di Cristo lo sporca? No, ma lo fa entrare dentro una realtà nuova, diversa, nella quale noi non possiamo sempre entrare. Dunque questa purificazione ci riporta l’immagine di qualcosa che riguarda il rapporto con Dio, è puro ciò che è in relazione con Dio, siccome noi siamo impuri, anche questo calice ritorna nella nostra realtà. Dunque purificarsi vuol dire aderire gradualmente alla Legge di Dio, così come ci viene incontro, riconoscerla, comprenderla e aderirvi gradualmente, gradualmente. Chi è che farà questo? Chi ha questa speranza in Cristo. Ora, tra poco tu riceverai il corpo di Cristo, se la tua speranza, la tua attesa, ti fa camminare con lui e permetti a lui di camminare con te, la tua vita cambierà e sarà purificata, perché comincerà a ragionare come ragiona Gesù. Gesù muore per i peccatori, tu muori per i peccatori? Gesù accoglie tutti, tu accogli tutti? Gesù non giudica nessuno, tu giudichi qualcuno? Questa è la distanza, ma questa distanza il Figlio l’ha colmata venendo ad abitare in mezzo a noi, tra poco Egli si dà a noi totalmente, Corpo, Spirito, Anima e Divinità, tutto si dà a noi, e noi che daremo a lui? Almeno la speranza di poter diventare come lui, ci lasceremo guidare da suo Spirito, se lo abbiamo ricevuto possiamo fare qualche passo verso chi abbiamo giudicato, se l’abbiamo conosciuto possiamo aprire le braccia a chi abbiamo escluso. Ma se tu rimani nelle logiche dell’esclusione, se tu rimani nelle logiche del giudizio, eh, sta attento, perché ti nutri di questa santità del Figlio di Dio in modo ingiusto, iniquo, sta’ attento. Capisci bene questo, qui non si tratta di avvicinarsi a Gesù con i peccatucci o senza i peccatucci, la purificazione non è essere puliti davanti a Dio, la purificazione è ragionare secondo Dio, tanto pulito davanti a Dio ci rimarrai pochi minuti, e lo sai bene, ma ragionare secondo Dio, questo può cominciare una vita nuova, cambiare le prospettive, uscire da certi schemi e riaprirsi alla relazione. L’immagine di Dio con la quale siamo stati pensati è un’immagine in relazione, la relazione dei Tre, il Padre, il Figlio e lo Spirito, dunque se tu vuoi specchiarti con Dio non specchiarti con la sua santità che non hai, specchiati con quella relazione con la quale sei stato pensato e creato e ricostruiscila questa relazione. Se non puoi farlo direttamente almeno prega, intercedi perché questo accada, allora sarai un operatore di pace. E quando tu avrai purificato il tuo modo di pensare aprendo il cuore a tutte queste istanze, allora dice Gesù qua nel Vangelo di Matteo: “Beati i puri di cuore”, beati quelli che il cuore lo hanno purificato dalle divisioni, dai giudizi, dalle mormorazioni da tutte le cose che dividono, “perché vedranno Dio” e come lo vedranno? Come un Dio in relazione, a questo siamo chiamati, non ad essere perfetti, non ad essere migliori, non ad essere trasparenti. È interessante che questi santi portano una palma nelle mani e generalmente l’iconografia cristiana definisce così i martiri, quelli che hanno testimoniato, infatti hanno testimoniato, sapete le palme crescevano nelle oasi, dove si stava bene, c’era l’acqua, chi entrava in un’oasi dal deserto arido, riusciva fuori forse con qualche ramo di palma, per dire: “Abbiamo visto il bene, abbiamo contemplato quello che è buono, che è giusto, che è vero, ci ha dissetato, ci ha purificato, ci ha sfamato, sappiatelo, ne abbiamo la palma nelle mani, questa è la prova che da Cristo procede ogni pace, ogni concordia, ogni buon sentimento, ogni riconciliazione” .. fate pure voi lo stesso. Sia lodato Gesù Cristo.

Messa Vespertina

 

Trascrizione dell’Omelia

Un grande stupore, una grande meraviglia, un senso di gioia profonda, investiva gli uomini che nella chiesa primitiva, dopo che alcuni catecumeni avevano ricevuto il Battesimo, procedevano con una processione dal Battistero fino all’altare, vestiti di bianco, questa ripetevano anche nella Domenica in Albis, la Domenica dopo la Pasqua. E che cosa vedevano i fedeli nella chiesa primitiva? Vedevano un gruppo di persone, grande spesso, che aveva lavato le vesti nel sangue dell’Agnello, cioè che era uscita dal Battistero dopo essersi immersa nell’acqua ed aver ricevuto lo Spirito di Dio, andava incontro a Cristo Signore come a un sole che sorge dall’alto, come ad un oriente capace di restituire la vita e la vita per sempre. Dunque grande emozione colpiva tutti, questi poi andavano, oltre alle vesti bianche, andavano anche con una palma in mano, come fosse gente che in un grande deserto avesse finalmente incontrato un’oasi con le palme, si sia dissetata, si sia ristorata e con ancora le palme in mano dica a tutti gli altri: “Abbiamo goduto, siamo stati bene, abbiamo bevuto, ci siamo lavati, ci siamo rifocillati, cioè abbiamo conosciuto il Cristo, abbiamo conosciuto la sua passione, siamo entrati nella sua morte, abbiamo mangiato la sua carne e bevuto il suo sangue, queste palme che portiamo nelle mani dicono che siamo entrati in questa comunione con lui”, come in un’oasi meravigliosa, come se fossero rientrati in quel paradiso terrestre da dove l’uomo era partito con la sua donna per riconquistarsi il cielo nell’obbedienza, col sudore della fronte e le doglie del parto, come se fossero ritornati a contemplare il volto dell’Onnipotente. E questa è l’immagine che l’autore dell’Apocalisse ha in mente quando scrive questo libro, siamo verso la fine del I secolo, quando si compone questo Libro dell’Apocalisse, allora Giovanni il veggente si trova davanti a questo trono maestoso e vede questi centoquarantaquattromila, sono contati, anche se poco dopo la stessa parola dice: “Erano un numero che non si poteva contare, una moltitudine immensa”, avevano lavato le vesti, anche questi, nel sangue dell’Agnello, stavolta nella morte vera, non nel battesimo dell’acqua ma nel battesimo del sangue, quella morte che fa cedere tutto a Dio, che non accampa nessun diritto, che non ostacola mai i piani di Dio, avevano cioè proceduto nella loro esistenza fidandosi di quella parola che gli era giunta. Oggi noi siamo entrati in questo Vangelo da una porta su cui era scritto, per noi questa sera era scritto: “Venite a me o voi tutti che siete affaticati ed oppressi ed io vi ristorerò”, come a dire: “Entrate pure voi in quest’oasi, siete stati battezzati inconsapevolmente, quando eravate piccoli, adesso entrate a nutrirvi e poi riuscite con le palme nella mano e dite a questa generazione che la Gerusalemme celeste si sta specchiando con la Gerusalemme terrestre per riscattarla dal peccato, per riscattarla dalla sua debolezza, per incoronarla di nuovo della Gloria che Dio le ha promesso, come una Sposa adorna per il suo Sposo. Le loro vesti bianche sono le loro identità, secondo la carne certamente, ma anche secondo lo spirito, nella carne hanno conosciuto il limite, il peccato, la fragilità e la debolezza, la stessa che tutti quanti noi condividiamo, quella carne però che il Verbo, venendo a trovarci, non ha ricusato di assumere, di prendere su di sé, come a dire: “Sei debole? Anche io lo sarò. Sei fragile? Io mi farò fragile più di te. Sei nel peccato? Io assumerò, non il peccato che hai compiuto, ma quello che il peccato produce, cioè la morte, io me l’accollo, io la prendo per me”. Allora questi uomini anche, animati da questo amore, avendo la loro speranza in Cristo, hanno permesso che la loro carne finisse, che la loro carne si fidasse delle parole dell’Onnipotente, non hanno opposto resistenza, non hanno resistito al male, ogni debolezza l’hanno rideclinata dentro un cammino di obbedienza, ogni difficoltà personale non l’hanno eretta, come facciamo noi, come una incapacità, impossibilità, “è difficile, è troppo difficile essere santi”.. ma chi ce l’ha chiesto? Non siamo noi a farci santi, la santità procede dall’alto, la santità viene a sposare come la Gerusalemme celeste, questa Gerusalemme di terra che noi rappresentiamo, è lui che ci santifica se noi siamo pronti ad accoglierlo. Allora, desiderio di rideclinare la propria vita nella logica del Cristo, nella sua passione, morte e resurrezione, cioè nell’obbedienza a Dio, ma anche la possibilità di attenderlo, di aspettare che venga, di fare della propria vita un luogo in cui lui verrà per bussare e per cenare con noi, per rifocillarci, quell’oasi che noi abbiamo desiderato, Egli la viene a costruire dentro la nostra vita, nelle nostre relazioni. Colui che ci ha fatto a sua immagine e somiglianza, lui il Dio Trinitario, questa somiglianza ha impresso in noi, perché ogni relazione guarisca, perché ogni relazionalità somigli alla sua e perché noi possiamo godere, attraverso questa obbedienza, della grande carità che vige nella Trinità eterna. Capisci quante cose meravigliava quel popolo che nella chiesa vedeva i frutti del Battesimo? L’entusiasmo dei catecumeni, l’autorità della chiesa che non erra fatta di vestiti particolari ma di un’identità certa, non di riti particolarmente fumosi, ma di una devozione autentica, quella che oggi la parola chiede anche a noi, nessuno ti chiede di diventare migliore, non è questa la santità, né più perfetto o più puro, purificare il cuore significa ripensarsi in ordine alle parole di Dio, quindi devi conoscerle, non solo i comandamenti, ma lo spirito della Legge che è l’amore che il Figlio ha verso il Padre, quell’amore che se un giorno aveva impresso le leggi sulle tavole di pietra, come ha detto il profeta Ezechiele, un giorno invece queste leggi le ha impresse sulle tavole del nostro cuore, così che la Legge non si più davanti a noi ma dentro di noi, così che lo Spirito non ci parli più dall’alto, ma parta da noi stessi e dalla nostra interiorità, per guarire tutte le relazioni, per guarire tutte le cose che noi facciamo. Vedi quanto è meraviglioso? E se il demonio ti aveva detto: “Non ti avvicinare ai santi, perché sono troppo alti, troppo grandi, troppo giganti, troppo eroi, troppo martiri per te che non conti niente!”, tu esorcizzalo, diglielo, alla bestia infame, che tu hai creduto nella misericordia di Dio, che per te è stata terapeutica, tutte le volte che ti ha raggiunto ti ha guarito il cuore, tutte le volte che ti raggiunge ti perdona i peccati, ti purifica il cuore. Per questo Gesù dice: “Beati quelli che hanno purificato il cuore, perché vedranno Dio”, beato te Stefano, che nel momento in cui ti lapidavano, hai purificato tutte le tue intenzioni, quelle che ti avrebbero fatto amare la vita e detestare la morte, le hai fatte passare per la logica del risorto e allora i cieli si sono aperti e allora tu hai visto la tua natura con quella del Cristo presso Dio, quello che ti sembrava impossibile ora lo vedi faccia a faccia. Questa amici è la santità, oggi ti è chiesto di sperarla, neanche di immaginartela, di sperarla, perciò se vuoi combattere, combatti certamente i peccati, riconosci le tentazioni ed ostacolale, ma soprattutto accendi in te la speranza di poter essere, un giorno, ciò che Dio ti ha chiamato ad essere fin dal tuo Battesimo. I santi, quei “centoquarantaquattromila”, sono la nostra casa, la nostra destinazione eterna, sono la nostra vocazione, perciò non ti smarrire nell’ora della difficoltà, confida in lui ed Egli ti salverà dalla morte. Sia lodato Gesù Cristo.

Te Deum // Musica Sacra
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