I Domenica di Avvento

Anno Liturgico A
30 Novembre 2025

Vegliate, per essere pronti al suo arrivo.

 

MESSA DEL GIORNO – LETTURE: Vangelo, Prima lettura e Seconda lettura

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 24,37-44)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Come furono i giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti: così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo. Allora due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l’altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una verrà portata via e l’altra lasciata.
Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».

Parola di Dio

PRIMA LETTURA1)Dal libro del profeta Isaìa (Is 2,1-5)

Messaggio che Isaìa, figlio di Amoz, ricevette
in visione su Giuda e su Gerusalemme.
Alla fine dei giorni,
il monte del tempio del Signore
sarà saldo sulla cima dei monti
e s’innalzerà sopra i colli,
e ad esso affluiranno tutte le genti.
Verranno molti popoli e diranno:
«Venite, saliamo sul monte del Signore,
al tempio del Dio di Giacobbe,
perché ci insegni le sue vie
e possiamo camminare per i suoi sentieri».
Poiché da Sion uscirà la legge
e da Gerusalemme la parola del Signore.
Egli sarà giudice fra le genti
e arbitro fra molti popoli.
Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri,
delle loro lance faranno falci;
una nazione non alzerà più la spada
contro un’altra nazione,
non impareranno più l’arte della guerra.
Casa di Giacobbe, venite,
camminiamo nella luce del Signore.
Parola di Dio

Dal Salmo 121 (122).
Andiamo con gioia incontro al Signore. R..

Quale gioia, quando mi dissero:
«Andremo alla casa del Signore!».
Già sono fermi i nostri piedi
alle tue porte, Gerusalemme! R

È là che salgono le tribù,
le tribù del Signore,
secondo la legge d’Israele,
per lodare il nome del Signore.
Là sono posti i troni del giudizio,
i troni della casa di Davide. R. R.

Chiedete pace per Gerusalemme:
vivano sicuri quelli che ti amano;
sia pace nelle tue mura,
sicurezza nei tuoi palazzi. R

Per i miei fratelli e i miei amici
io dirò: «Su di te sia pace!».
Per la casa del Signore nostro Dio,
chiederò per te il bene. R. R.

SECONDA LETTURA Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani (Rm 13,11-14a)

Fratelli, questo voi farete, consapevoli del momento:
è ormai tempo di svegliarvi dal sonno, perché adesso
la nostra salvezza è più vicina di quando
diventammo credenti.
La notte è avanzata, il giorno è vicino. Perciò gettiamo
via le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce.
Comportiamoci onestamente, come in pieno giorno:
non in mezzo a orge e ubriachezze, non fra lussurie e impurità,
non in litigi e gelosie. Rivestitevi invece del Signore Gesù Cristo.

Parola di Dio.

LA LETTURA DEI PADRI: per continuare a pregare

“Le due venute di Cristo”.
Dalle «Catechesi» di san Cirillo di Gerusalemme, vescovo

Noi annunziamo che Cristo verrà. Infatti non è unica la sua venuta, ma ve n’è una seconda, la quale sarà molto più gloriosa della precedente. La prima, infatti, ebbe il sigillo della sofferenza, l’altra porterà una corona di divina regalità. Si può affermare che quasi sempre nel nostro Signore Gesù Cristo ogni evento è duplice. Duplice è la generazione, una da Dio Padre, prima del tempo, e l’altra, la nascita umana, da una vergine nella pienezza dei tempi.
Due sono anche le sue discese nella storia. Una prima volta è venuto in modo oscuro e silenzioso, come la pioggia sul vello. Una seconda volta verrà nel futuro in splendore e chiarezza davanti agli occhi di tutti.
Nella sua prima venuta fu avvolto in fasce e posto in una stalla, nella seconda si vestirà di luce come di un manto. Nella prima accettò la croce senza rifiutare il disonore, nell’altra avanzerà scortato dalle schiere degli angeli e sarà pieno di gloria.
Perciò non limitiamoci a meditare solo la prima venuta, ma viviamo in attesa della seconda. E poiché nella prima abbiamo acclamato: «Benedetto colui che viene nel nome del Signore» (Mt 21, 9), la stessa lode proclameremo nella seconda. Così andando incontro al Signore insieme agli angeli e adorandolo canteremo: «Benedetto colui che viene nel nome del Signore» (Mt 21, 9).
Il Salvatore verrà non per essere di nuovo giudicato, ma per farsi giudice di coloro che lo condannarono. Egli, che tacque quando subiva la condanna, ricorderà il loro operato a quei malvagi, che gli fecero subire il tormento della croce, e dirà a ciascuno di essi: «Tu hai agito così, io non ho aperto bocca» (cfr. Sal 38, 10).
Allora in un disegno di amore misericordioso venne per istruire gli uomini con dolce fermezza, ma alla fine tutti, lo vogliano o no, dovranno sottomettersi per forza al suo dominio regale.
Il profeta Malachia preannunzia le due venute del Signore: «E subito entrerà nel suo tempio il Signore che voi cercate» (Ml 3, 1). Ecco la prima venuta. E poi riguardo alla seconda egli dice: «Ecco l’angelo dell’alleanza, che voi sospirate, ecco viene… Chi sopporterà il giorno della sua venuta? Chi resisterà al suo apparire? Egli è come il fuoco del fonditore e come la lisciva dei lavandai. Siederà per fondere e purificare» (Ml 3, 1-3).
Anche Paolo parla di queste due venute scrivendo a Tito in questi termini: «E’ apparsa la grazia di Dio, apportatrice di salvezza per tutti gli uomini, che ci insegna a rinnegare l’empietà e i desideri mondani e a vivere con sobrietà, giustizia e pietà in questo mondo, nell’attesa della beata speranza e della manifestazione della gloria del nostro grande Dio e salvatore Gesù Cristo» (Tt 2, 11-13). Vedi come ha parlato della prima venuta ringraziandone Dio? Della seconda invece fa capire che è quella che aspettiamo.
Questa è dunque la fede che noi proclamiamo: credere in Cristo che è salito al cielo e siede alla destra del Padre. Egli verrà nella gloria a giudicare i vivi e i morti. E il suo regno non avrà fine.
Verrà dunque, verrà il Signore nostro Gesù Cristo dai cieli; verrà nella gloria alla fine del mondo creato, nell’ultimo giorno. Vi sarà allora la fine di questo mondo, e la nascita di un mondo nuovo.

Trascrizione dell’Omelia.

Da questa esemplificazione noi spesso e volentieri abbiamo desunto che il Figlio dell’Uomo è un ladro, cioè che viene così, un due tre stella, dove stai stai peggio per te. Ma questo a chi può essere ascritto, questa difficoltà chi è che potrebbe provarla? Solo quelli che hanno ignorato ogni cosa che riguardi il regno, che riguardi la sapienza di Dio, che riguardi il suo agire nella storia. Insomma, chi ha passato la vita dicendo “passa oggi che viene domani”, non si è preoccupato più di tanto se non delle proprie cose che non andavano bene e questo è un problema serio. Siamo entrati nell’Avvento e dunque, tutti lo diciamo, lo dicono tutte le omelie, siamo in un tempo di attesa, ma attesa di che? O attesa di chi? Perché sai, dire che siamo in un tempo di attesa … pensa alla sala d’attesa del medico dove vai tu, qual è la speranza che tu hai? Che il medico quando entri ti dica: “No signora, stia tranquilla, non ha niente, non ha più niente” … da fare, che cosa speri? Incroci le dita perché quello ti dica: “Sei libera”, bene noi stiamo aspettando una parola che ci dica: “Sei libero”. Ora, perché non ci sembra possibile credere a questo, non ci pensiamo e possiamo essere trovati mancanti in qualche modo? Perché noi non crediamo che ci sia una parola che ci dica: “Sei libero”, tutte le volte che ci mettiamo davanti alle promesse della fede, le promesse di Dio, la prima cosa che ci chiediamo è: “Ma sarà vero? Ma toccherà anche a me? Ma io posso sperare di raggiungere …” che cosa? Il perdono di Dio? Ma c’è l’hai già il perdono di Dio. Sai qual è il problema? E ce lo farà vedere proprio questo tempo che stiamo celebrando, dall’Avvento fino a Natale, che un popolo chiamato, dice il profeta: “Chiamato a guardare in alto, non seppe sollevare lo sguardo”, sapevano dalla Parola come sarebbe venuto il Signore, come sarebbe venuto quel Messia che aspettavano, lo sapevano, non lo sapevano, lo sapevano male, ma Isaia aveva parlato chiaro, Geremia, nel momento più difficile della storia di questo popolo, cioè in prossimità dell’esilio che li avrebbe portati via e gli avrebbe tolto anche la luce dei loro occhi, cioè il Tempio, in quel tempo questi profeti cominciarono a dire che cosa sarebbe, cosa avrebbero potuto attendere, cosa sarebbe accaduto, abbiamo ascoltato anche oggi la Prima Lettura, lo so che nella Prima Lettura sei ancora nel riscaldamento del cervello, generalmente non la senti, ma diceva Isaia, siamo all’inizio del Libro del Profeta, dice: “Alla fine dei giorni il monte del Tempio del Signore sarà saldo sulla cima dei monti e si innalzerà sopra i colli”, sai di che parla? Il monte del Tempio del Signore è l’altare del Tempio di Gerusalemme, Isaia lo dice in un momento in cui è distrutto tutto, non c’è più tutta questa roba. Allora qual è la speranza di questa gente che stava andando in esilio? “Ma veramente noi ritroveremo questa identità, ritroveremo questa relazione con Dio? Ci stiamo allontanando, ci hanno traditi, ci hanno messi nelle condizioni di non credere più, ci hanno schiacciati, ci hanno messi in difficoltà, ma veramente potremo tornare a sperare come prima, a celebrare come prima questa relazione?”. Guarda che questo è importante, qua non si tratta di “se ritorneremo a fare le liturgie nel Tempio” ma se torneremo a vedere Dio faccia a faccia, se potremo parlare con la certezza di essere ascoltati e di essere esauditi. Dice: “Bene, questo monte sarà elevato sulla cima dei colli” e tu lo sai che quando le nostre speranze si sono infilate in tempi difficili, in momenti in cui non ti sembrava di poter sopportare neanche la vita, il monte del Tempio del Signore, cioè il Cristo innalzato, si è elevato sulla cima dei colli ed è diventato per te oggetto di speranza, di amore, di perdono, di misericordia, tutte le volte che guardi il Crocifisso tu sai come Dio ti ha amato. “Verranno molti popoli e diranno: “venite saliamo sul monte del Signore e al Tempio del Dio di Giacobbe” e dice ancora: “Perché ci insegni le sue vie e possiamo camminare per i suoi sentieri”, cioè: “Perché questo incontro con Dio torni a darci sapienza”. Vediamo un po’, ma secondo te questa sapienza che cos’è? È quella che si acquista nelle facoltà teologiche, è quella che bisogna studiare molto, bisogna conoscere tutto? La sapienza è la capacità di avere discernimento! E qua veniamo al Vangelo di oggi, in cui a parte le cose che mettono un po’ paura, “Verrà come un ladro di notte”, “Ai tempi di Noè stavano tutti felici e contenti e poi è arrivato il diluvio”, ma Noè stava dentro l’arca e la sua famiglia? Dentro l’arca? E quel residuo della creazione che si sarebbe dovuto salvare? Stava dentro l’arca! E tu, non stai dentro l’arca? Non stai nella chiesa tu? Non è la chiesa che ti fornisce i criteri per salvarti da una realtà che fa acqua da tutte le parti? … Se non viene dall’alto come il diluvio, viene dalla storia, viene dalle relazioni mancate, viene da tutte le cose che vivi, dal dolore, dalla difficoltà, dalla solitudine, dal sentirti schiacciato. E dice: “Vegliate dunque, perché non sapete quando il giorno del Signore verrà”, vegliate vuol dire: “Abbiate discernimento, sappiate scegliere”, per fare l’esempio, dice questa parola: “Due uomini saranno … e uno sarà preso, uno lasciato, due donne saranno alla mola, una presa, una lasciata”, Dio fa questo discernimento, secondo te chi è che prende e chi è che lascia? Può darsi che tu pensi che quelli che lascia siano più fortunati perché non li prende, così continuano a fare quello che facevano prima. Quelli che lascia sono quelli che non possono entrare in questa logica del regno, che non vogliono entrare in questa logica del regno! Quelli che prende non sono i buoni e gli altri i cattivi, come sui giornaletti quando eravamo piccoli, quelli che prende sono quelli che hanno camminato nelle sue vie, sono quelli che lo hanno cercato in tutte le circostanze, quando era bel tempo e quando era cattivo tempo, cioè quando era giorno e quando era notte, quando avevano la capacità di vedere e quando erano schiacciati dalle difficoltà che vivevano, sempre hanno cercato Dio, la sua parola, il suo giudizio, in tutti gli elementi, in tutti i momenti della loro storia, questo è il discernimento! E il discernimento, amico mio, non ce l’hanno i preti e le suore, il discernimento è dei cristiani, è dei cristiani tutti, dei battezzati è il discernimento, ogni battezzato ha la capacità, dallo Spirito Santo. Sapete oggi mentre facevamo noi il Kyrie, il primo Kyrie lo diciamo al Padre, al Signore che è Padre: “Padre abbi misericordia! Abbi misericordia, guardaci, stiamo per incontrarti, non scandalizzarti della nostra pochezza”, il secondo Kyrie lo diciamo al Figlio, lo guardiamo in faccia: “Christe eleison”, ti vediamo, vediamo il tuo volto, lo vediamo nel prossimo, lo vediamo tutte le volte che ripensiamo alla bellezza della vita, tu così ci hai amato nella nostra natura” e poi, proprio oggi mentre cantavamo il terzo, che è allo Spirito, io ho chiesto allo Spirito di manifestarsi in questa assemblea e siccome dura tanto questo “Kyrie eleison”, poi voi l’avete ripetuto, ripetendolo anche due volte, io ho pensato che questo Spirito veramente ci può accompagnare in questo tempo dell’Avvento, perché lo Spirito è lo Spirito del discernimento, perché è Spirito della relazione tra il Padre e il Figlio, perché è Colui che ha la capacità di fare della nostra vita che non vale granché, di farne un luogo della presenza della Trinità, lo fa lo Spirito mica lo fai tu e io sono certo che questa invocazione può ottenere e certamente ottiene, questa presenza. Sai lo Spirito non è che sta in vacanza e torna quando tu fai le cose buone, lo Spirito ce l’hai perché battezzato, oggi in questa assemblea ce l’abbiamo tutti insieme perché battezzati, oggi in questa Eucarestia tutti noi vediamo scendere lo Spirito sul pane e sul vino perché diventino il nostro nutrimento e la nostra vita eterna, come una colomba scende, tra poco, ce ne accorgiamo ancora di più del dono che abbiamo ricevuto e cioè della possibilità di attendere, di aspettare che tutto ciò che è promesso da Dio, ottenuto dal Cristo, venga a noi per mezzo dello Spirito. Bene questo è l’Avvento amici miei, è la grande epopea dello Spirito, è la grande relazione di Dio Padre e Figlio che viene a noi per riportarci così puri, puri nel senso purificati nelle nostre intenzioni davanti a un spettacolo, lo vedremo alla fine quando appariranno questi personaggi nella grotta di Betlem quando tutti li hanno rifiutati, non c’era una casa pronta per loro, tutte le porte erano chiuse, “giustamente chiuse, perché chi erano questi e chi si credevano di essere?”, ma dice Isaia nel primo capitolo: “Il bue conosce il proprio padrone e l’asino la greppia del suo signore” e noi vedremo proprio questa scena, l’asino e il bue, cioè la creazione pronta a riconoscere nella natura umana lo splendore della natura divina e Maria e Giuseppe, la relazione che ci fa capire che era là che dovevamo andare, non chissà su quali vette eccelse, ma nel fondo della nostra esistenza, capaci di riconoscerne il perdono, l’amore e celebrarlo e non mormorare più e non giudicare più e non invidiare più … questa è la Chiesa, questa è la Chiesa che il mondo deve conoscere. Perciò riformulati e nell’attesa prova a cambiare qualche cosa, questa non e’ la Quaresima, e’ l’Avvento, serve solo a ricordarti chi sei, non ti dice che devi fare chissà quali sacrifici, serve solo a ricordarti chi sei, non te ne dimenticare. Guardati dal dimenticare il dono che Dio ha fatto alla tua esistenza e poi la notte di Natale brillerà, insieme all’incarnazione del Verbo, anche la tua speranza trasfigurata e la tua fede finalmente luminosa e la tua carità finalmente incontrabile da tutti, anche da quelli che non credono in te. Sia lodato Gesù Cristo.

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