Venerdì Santo Passione del Signore

19 Aprile 2019

Venerdì Santo Passione del Signore

LETTURE: Vangelo, Prima lettura e Seconda lettura

Passione di nostro Signore Gesù Cristo secondo Giovanni (Gv 18,1- 19,42)

– Catturarono Gesù e lo legarono
In quel tempo, Gesù uscì con i suoi discepoli al di là del torrente Cèdron, dove c’era un giardino, nel quale entrò con i suoi discepoli. Anche Giuda, il traditore, conosceva quel luogo, perché Gesù spesso si era trovato là con i suoi discepoli. Giuda dunque vi andò, dopo aver preso un gruppo di soldati e alcune guardie fornite dai capi dei sacerdoti e dai farisei, con lanterne, fiaccole e armi. Gesù allora, sapendo tutto quello che doveva accadergli, si fece innanzi e disse loro: «Chi cercate?». Gli risposero: «Gesù, il Nazareno». Disse loro Gesù: «Sono io!». Vi era con loro anche Giuda, il traditore. Appena disse loro «Sono io», indietreggiarono e caddero a terra. Domandò loro di nuovo: «Chi cercate?». Risposero: «Gesù, il Nazareno». Gesù replicò: «Vi ho detto: sono io. Se dunque cercate me, lasciate che questi se ne vadano», perché si compisse la parola che egli aveva detto: «Non ho perduto nessuno di quelli che mi hai dato». Allora Simon Pietro, che aveva una spada, la trasse fuori, colpì il servo del sommo sacerdote e gli tagliò l’orecchio destro. Quel servo si chiamava Malco. Gesù allora disse a Pietro: «Rimetti la spada nel fodero: il calice che il Padre mi ha dato, non dovrò berlo?».

– Lo condussero prima da Anna
Allora i soldati, con il comandante e le guardie dei Giudei, catturarono Gesù, lo legarono e lo condussero prima da Anna: egli infatti era suocero di Caifa, che era sommo sacerdote quell’anno. Caifa era quello che aveva consigliato ai Giudei: «È conveniente che un solo uomo muoia per il popolo».

Intanto Simon Pietro seguiva Gesù insieme a un altro discepolo. Questo discepolo era conosciuto dal sommo sacerdote ed entrò con Gesù nel cortile del sommo sacerdote. Pietro invece si fermò fuori, vicino alla porta. Allora quell’altro discepolo, noto al sommo sacerdote, tornò fuori, parlò alla portinaia e fece entrare Pietro. E la giovane portinaia disse a Pietro: «Non sei anche tu uno dei discepoli di quest’uomo?». Egli rispose: «Non lo sono». Intanto i servi e le guardie avevano acceso un fuoco, perché faceva freddo, e si scaldavano; anche Pietro stava con loro e si scaldava.

Il sommo sacerdote, dunque, interrogò Gesù riguardo ai suoi discepoli e al suo insegnamento. Gesù gli rispose: «Io ho parlato al mondo apertamente; ho sempre insegnato nella sinagoga e nel tempio, dove tutti i Giudei si riuniscono, e non ho mai detto nulla di nascosto. Perché interroghi me? Interroga quelli che hanno udito ciò che ho detto loro; ecco, essi sanno che cosa ho detto». Appena detto questo, una delle guardie presenti diede uno schiaffo a Gesù, dicendo: «Così rispondi al sommo sacerdote?». Gli rispose Gesù: «Se ho parlato male, dimostrami dov’è il male. Ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?». Allora Anna lo mandò, con le mani legate, a Caifa, il sommo sacerdote.

– Non sei anche tu uno dei suoi discepoli? Non lo sono!
Intanto Simon Pietro stava lì a scaldarsi. Gli dissero: «Non sei anche tu uno dei suoi discepoli?». Egli lo negò e disse: «Non lo sono». Ma uno dei servi del sommo sacerdote, parente di quello a cui Pietro aveva tagliato l’orecchio, disse: «Non ti ho forse visto con lui nel giardino?». Pietro negò di nuovo, e subito un gallo cantò.

– Il mio regno non è di questo mondo
Condussero poi Gesù dalla casa di Caifa nel pretorio. Era l’alba ed essi non vollero entrare nel pretorio, per non contaminarsi e poter mangiare la Pasqua. Pilato dunque uscì verso di loro e domandò: «Che accusa portate contro quest’uomo?». Gli risposero: «Se costui non fosse un malfattore, non te l’avremmo consegnato». Allora Pilato disse loro: «Prendetelo voi e giudicatelo secondo la vostra Legge!». Gli risposero i Giudei: «A noi non è consentito mettere a morte nessuno». Così si compivano le parole che Gesù aveva detto, indicando di quale morte doveva morire.

Pilato allora rientrò nel pretorio, fece chiamare Gesù e gli disse: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?». Pilato disse: «Sono forse io Giudeo? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto?». Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù». Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce». Gli dice Pilato: «Che cos’è la verità?».

E, detto questo, uscì di nuovo verso i Giudei e disse loro: «Io non trovo in lui colpa alcuna. Vi è tra voi l’usanza che, in occasione della Pasqua, io rimetta uno in libertà per voi: volete dunque che io rimetta in libertà per voi il re dei Giudei?». Allora essi gridarono di nuovo: «Non costui, ma Barabba!». Barabba era un brigante.

– Salve, re dei Giudei!
Allora Pilato fece prendere Gesù e lo fece flagellare. E i soldati, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero addosso un mantello di porpora. Poi gli si avvicinavano e dicevano: «Salve, re dei Giudei!». E gli davano schiaffi.

Pilato uscì fuori di nuovo e disse loro: «Ecco, io ve lo conduco fuori, perché sappiate che non trovo in lui colpa alcuna». Allora Gesù uscì, portando la corona di spine e il mantello di porpora. E Pilato disse loro: «Ecco l’uomo!».

Come lo videro, i capi dei sacerdoti e le guardie gridarono: «Crocifiggilo! Crocifiggilo!». Disse loro Pilato: «Prendetelo voi e crocifiggetelo; io in lui non trovo colpa». Gli risposero i Giudei: «Noi abbiamo una Legge e secondo la Legge deve morire, perché si è fatto Figlio di Dio».

All’udire queste parole, Pilato ebbe ancor più paura. Entrò di nuovo nel pretorio e disse a Gesù: «Di dove sei tu?». Ma Gesù non gli diede risposta. Gli disse allora Pilato: «Non mi parli? Non sai che ho il potere di metterti in libertà e il potere di metterti in croce?». Gli rispose Gesù: «Tu non avresti alcun potere su di me, se ciò non ti fosse stato dato dall’alto. Per questo chi mi ha consegnato a te ha un peccato più grande».

– Via! Via! Crocifiggilo!
Da quel momento Pilato cercava di metterlo in libertà. Ma i Giudei gridarono: «Se liberi costui, non sei amico di Cesare! Chiunque si fa re si mette contro Cesare». Udite queste parole, Pilato fece condurre fuori Gesù e sedette in tribunale, nel luogo chiamato Litòstroto, in ebraico Gabbatà. Era la Parascève della Pasqua, verso mezzogiorno. Pilato disse ai Giudei: «Ecco il vostro re!». Ma quelli gridarono: «Via! Via! Crocifiggilo!». Disse loro Pilato: «Metterò in croce il vostro re?». Risposero i capi dei sacerdoti: «Non abbiamo altro re che Cesare». Allora lo consegnò loro perché fosse crocifisso.

– Lo crocifissero e con lui altri due
Essi presero Gesù ed egli, portando la croce, si avviò verso il luogo detto del Cranio, in ebraico Gòlgota, dove lo crocifissero e con lui altri due, uno da una parte e uno dall’altra, e Gesù in mezzo. Pilato compose anche l’iscrizione e la fece porre sulla croce; vi era scritto: «Gesù il Nazareno, il re dei Giudei». Molti Giudei lessero questa iscrizione, perché il luogo dove Gesù fu crocifisso era vicino alla città; era scritta in ebraico, in latino e in greco. I capi dei sacerdoti dei Giudei dissero allora a Pilato: «Non scrivere: “Il re dei Giudei”, ma: “Costui ha detto: Io sono il re dei Giudei”». Rispose Pilato: «Quel che ho scritto, ho scritto».

– Si sono divisi tra loro le mie vesti
I soldati poi, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti, ne fecero quattro parti – una per ciascun soldato –, e la tunica. Ma quella tunica era senza cuciture, tessuta tutta d’un pezzo da cima a fondo. Perciò dissero tra loro: «Non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca». Così si compiva la Scrittura, che dice: «Si sono divisi tra loro le mie vesti e sulla mia tunica hanno gettato la sorte». E i soldati fecero così.

– Ecco tuo figlio! Ecco tua madre!
Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé.
Dopo questo, Gesù, sapendo che ormai tutto era compiuto, affinché si compisse la Scrittura, disse: «Ho sete». Vi era lì un vaso pieno di aceto; posero perciò una spugna, imbevuta di aceto, in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. Dopo aver preso l’aceto, Gesù disse: «È compiuto!». E, chinato il capo, consegnò lo spirito.

(Qui si genuflette e di fa una breve pausa)

– E subito ne uscì sangue e acqua
Era il giorno della Parascève e i Giudei, perché i corpi non rimanessero sulla croce durante il sabato – era infatti un giorno solenne quel sabato –, chiesero a Pilato che fossero spezzate loro le gambe e fossero portati via. Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe all’uno e all’altro che erano stati crocifissi insieme con lui. Venuti però da Gesù, vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati con una lancia gli colpì il fianco, e subito ne uscì sangue e acqua. Chi ha visto ne dà testimonianza e la sua testimonianza è vera; egli sa che dice il vero, perché anche voi crediate. Questo infatti avvenne perché si compisse la Scrittura: «Non gli sarà spezzato alcun osso». E un altro passo della Scrittura dice ancora: «Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto».

– Presero il corpo di Gesù e lo avvolsero con teli insieme ad aromi
Dopo questi fatti Giuseppe di Arimatèa, che era discepolo di Gesù, ma di nascosto, per timore dei Giudei, chiese a Pilato di prendere il corpo di Gesù. Pilato lo concesse. Allora egli andò e prese il corpo di Gesù. Vi andò anche Nicodèmo – quello che in precedenza era andato da lui di notte – e portò circa trenta chili di una mistura di mirra e di áloe. Essi presero allora il corpo di Gesù e lo avvolsero con teli, insieme ad aromi, come usano fare i Giudei per preparare la sepoltura. Ora, nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora posto. Là dunque, poiché era il giorno della Parascève dei Giudei e dato che il sepolcro era vicino, posero Gesù.

PRIMA LETTURA – Dal libro di Isaia (Is 52,13- 53,12)

Ecco, il mio servo avrà successo,
sarà onorato, esaltato e innalzato grandemente.
Come molti si stupirono di lui
– tanto era sfigurato per essere d’uomo il suo aspetto
e diversa la sua forma da quella dei figli dell’uomo –,
così si meraviglieranno di lui molte nazioni;
i re davanti a lui si chiuderanno la bocca,
poiché vedranno un fatto mai a essi raccontato
e comprenderanno ciò che mai avevano udito.
Chi avrebbe creduto al nostro annuncio?
A chi sarebbe stato manifestato il braccio del Signore?
È cresciuto come un virgulto davanti a lui
e come una radice in terra arida.
Non ha apparenza né bellezza
per attirare i nostri sguardi,
non splendore per poterci piacere.
Disprezzato e reietto dagli uomini,
uomo dei dolori che ben conosce il patire,
come uno davanti al quale ci si copre la faccia;
era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima.
Eppure egli si è caricato delle nostre sofferenze,
si è addossato i nostri dolori;
e noi lo giudicavamo castigato,
percosso da Dio e umiliato.
Egli è stato trafitto per le nostre colpe,
schiacciato per le nostre iniquità.
Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui;
per le sue piaghe noi siamo stati guariti.
Noi tutti eravamo sperduti come un gregge,
ognuno di noi seguiva la sua strada;
il Signore fece ricadere su di lui
l’iniquità di noi tutti.
Maltrattato, si lasciò umiliare
e non aprì la sua bocca;
era come agnello condotto al macello,
come pecora muta di fronte ai suoi tosatori,
e non aprì la sua bocca.
Con oppressione e ingiusta sentenza fu tolto di mezzo;
chi si affligge per la sua posterità?
Sì, fu eliminato dalla terra dei viventi,
per la colpa del mio popolo fu percosso a morte.
Gli si diede sepoltura con gli empi,
con il ricco fu il suo tumulo,
sebbene non avesse commesso violenza
né vi fosse inganno nella sua bocca.
Ma al Signore è piaciuto prostrarlo con dolori.
Quando offrirà se stesso in sacrificio di riparazione,
vedrà una discendenza, vivrà a lungo,
si compirà per mezzo suo la volontà del Signore.
Dopo il suo intimo tormento vedrà la luce
e si sazierà della sua conoscenza;
il giusto mio servo giustificherà molti,
egli si addosserà le loro iniquità.
Perciò io gli darò in premio le moltitudini,
dei potenti egli farà bottino,
perché ha spogliato se stesso fino alla morte
ed è stato annoverato fra gli empi,
mentre egli portava il peccato di molti
e intercedeva per i colpevoli.

Salmo responsoriale Salmo 30.
Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito. R..

In te, Signore, mi sono rifugiato,
mai sarò deluso;
difendimi per la tua giustizia.
Alle tue mani affido il mio spirito;
tu mi hai riscattato, Signore, Dio fedele. R.

Sono il rifiuto dei miei nemici
e persino dei miei vicini,
il terrore dei miei conoscenti;
chi mi vede per strada mi sfugge.
Sono come un morto, lontano dal cuore;
sono come un coccio da gettare. R.

Ma io confido in te, Signore;
dico: «Tu sei il mio Dio,
i miei giorni sono nelle tue mani».
Liberami dalla mano dei miei nemici
e dai miei persecutori. R.

Sul tuo servo fa’ splendere il tuo volto,
salvami per la tua misericordia.
Siate forti, rendete saldo il vostro cuore,
voi tutti che sperate nel Signore. R.

SECONDA LETTURA Dalla lettera agli Ebrei (Eb 4,14-16; 5,7-9).

Fratelli, poiché abbiamo un sommo sacerdote grande, che è passato attraverso i cieli, Gesù il Figlio di Dio, manteniamo ferma la professione della fede. Infatti non abbiamo un sommo sacerdote che non sappia prendere parte alle nostre debolezze: egli stesso è stato messo alla prova in ogni cosa come noi, escluso il peccato.
Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia per ricevere misericordia e trovare grazia, così da essere aiutati al momento opportuno.
[Cristo, infatti,] nei giorni della sua vita terrena, offrì preghiere e suppliche, con forti grida e lacrime, a Dio che poteva salvarlo da morte e, per il suo pieno abbandono a lui, venne esaudito. Pur essendo Figlio, imparò l’obbedienza da ciò che patì e, reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono.

LA LETTURA DEI PADRI: per continuare a pregare

“Allora il centurione che gli stava di fronte, vistolo spirare in quel modo, disse: ‘Veramente quest’uomo era Figlio di Dio!”
Sant’Agostino vescovo d’Ippona e dottore della Chiesa
Omelie sul Vangelo di San Giovanni, n. 2

“In principio era il Verbo, la Parola di Dio” (Gv 1,1). Egli è identico a se stesso; ciò che è lo è sempre; non può mutare, è l’essere. E’ il nome che fece conoscere al suo servo Mosè: “Io sono colui che sono!” e “Dirai agli Israeliti: Io-Sono mi ha mandato a voi” (Es 3,14) … Chi può capirlo? O chi potrà arrivare a lui – a supporre che dirige tutte le forze del suo spirito per raggiungere bene o male colui che è? Lo paragonerei ad un esiliato, che vede la patria da lontano: il mare lo separa; vede dove andare, ma non ha i mezzi per andarci. Così noi vogliamo arrivare al porto definitivo che sarà nostro, là dove è colui che è, poiché lui solo è sempre lo stesso, ma l’oceano del mondo ci taglia la strada…
Per darci il mezzo di andarci, colui che ci chiama è venuto da là; ha scelto un legno per farci attraversare il mare: sì, nulla può attraversare l’oceano di questo mondo che portato dalla croce di Cristo. Persino un cieco può abbracciare questa croce; se non vedi bene dove vai, non lasciarla: ti condurrà lei stessa. ecco, fratello miei, ciò che vorrei entrasse nel vostro cuore: se volete vivere nello spirito di pietà, lo spirito cristiano, attaccatevi a Cristo come si è fatto per noi, per raggiungerlo come è e come è sempre stato. Per questo è disceso fino a noi, poiché si è fatto uomo per portare gli infermi, far loro attraversare il mare e farli approdare in patria, dove non c’è più bisogno di barca perché non c’è più oceano da attraversare. Meglio sarebbe non vedere con lo spirito colui che è, ma abbracciare la croce di Cristo, piuttosto che vederlo in spirito e disprezzare la croce. Potessimo, per nostra fortuna, sia vedere dove andiamo e aggrapparci alla barca che ci porta…! Certi ci sono riusciti, ed hanno visto chi egli è. Perché l’ha visto Giovanni ha detto: “In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio”. L’hanno visto; e per arrivare a quanto vedevano da lontano, si sono attaccati alla croce di Cristo, non hanno disprezzato l’umiltà di Cristo.

Trascrizione dell’Omelia

Se si avvicinasse a noi uno sconosciuto e davanti ai nostri occhi operasse un prodigio meraviglioso, qualcosa di spettacolare e probabilmente noi ci stupiremmo molto e ci chiederemmo subito: “Ma chi è costui?”, neanche: “Che cosa ha fatto?” ma “Chi è costui” e una volta saputolo ce ne volgeremmo per i nostri cammini. Se venisse un uomo che noi conosciamo bene, sappiamo che può fare prodigi e compie un prodigio davanti ai nostri occhi, noi neanche gli chiediamo chi è, diciamo: “Eh, certo, è lui, si sa che fa i prodigi, l’abbiamo visto, ci basta” e ce ne andiamo ugualmente. Bisogna decidere cosa pensare davanti a quest’Uomo e capire se lo conosciamo bene o no, ne va della fede che possiamo esercitare nelle cose che Egli ha compiuto per la nostra salvezza. Avete visto? La sera prima, come ci raccontavano i Sinottici, Gesù era andato al Getsemani a chiedere al Padre che quel calice gli fosse allontanato, come un uomo oppresso che ha paura di morire, noi sappiamo che non così, non è certo di morire che Gesù ha paura. Forse come dicemmo in molte occasioni, quel calice, quella quarta coppa di Elia che avrebbe annunciato la fine del mondo e dunque il Giudizio Universale, forse questo premeva al Figlio di Dio, il perfetto amante, quegli che si è fatto vicino alla sorte degli uomini peccatori ed ha avuto paura si, che proprio questi peccatori si perdessero e ha temuto che i loro peccati non ce la facessero ad essere perdonati del tutto, che il Giudizio Universale li potesse cogliere com’erano, cioè dormienti, incapaci di vegliare proprio in quell’ora per la quale tutto era stato preparato. Un Antico Testamento, i profeti, la Torah, tutto il popolo di Israele, gli angeli, i profeti, i patriarchi, tutti aspettavano quell’ora e questi tre che avevano visto Gesù fare i prodigi, come avevamo detto prima, proprio a lui non avevano saputo vegliare. Ma se quest’uomo è quello che ci eravamo immaginato noi, pauroso nei confronti della morte, in questa lettura di Giovanni della sua passione, ci sconvolge perché esce fuori un uomo diverso. Lo vanno a cercare con spade e bastoni, sono pronti per catturarlo e lui con autorevolezza dice: “Chi cercate?”, non si è nascosto, qua la paura non si vede più; “Gesù il Nazareno”, spregiativo direi, avrebbero potuto dire: “Gesù, quello che dice di essere il Messia”, “Gesù il Nazareno” voleva dire colui che non poteva essere il Messia, perché? Perché era Nazareno, della Galilea, dunque un impostore e Gesù che cosa risponderà? “Voi non sapete chi sono io! Si il nazareno, ma io sono nato a Betlemme, della stirpe di Davide, io sono il Figlio di Dio”, no, Gesù dice: “Sono Io”, capisci? “Sono Io”, fin dall’inizio della storia questa espressione dalle labbra dell’Onnipotente aveva attraversato la vita di Mosè, perché Mosè e un popolo si mettessero in viaggio, “Sono Io”, se vuoi: “Io sono”. Ma tutte le volte che Gesù è interrogato, da personaggi che semmai la propria identità dovrebbero trarla dalla grande autorità che esercitano, Pilato per conto dei romani, di Cesare e Anna e Caifa, secondo le leggi di Israele, come Sommi Sacerdoti, forse Erode, qua non compare, chiunque poteva, a tu per tu, chiamare questo “Nazareno” e dirgli: “Ma tu, cosa vuoi?”. Tanto più che era così disprezzato quest’Uomo, che proprio a Pilato chiederanno che fosse sostituito con Barabba un assassino notorio, gentaglia. Eppure Pilato trema, Pilato ha paura, i Sommi Sacerdoti giocano l’uno con l’altro, c’è un passo che non compare nel Vangelo di Giovanni, ma in un altro evangelista, in cui si racconta del Sommo Sacerdote che quando Gesù proferirà queste parole santissime che lo dichiarano Figlio di Dio, quel Sommo Sacerdote si straccerà le vesti, quel Sommo Sacerdote farà l’atto che secondo la Torah, il Libro del Levitico, dice che oramai il Sommo Sacerdozio è finito. Mentre Gesù con una tunica tutta intera, va fino alla croce, neanche questa verrà spezzata perché il suo Sommo Sacerdozio, semmai, comincia da qua, non finisce qua come quello degli ebrei. Dunque un uomo che sa chi è e lo sa così bene e sa così bene qual è la sua missione e sa che la sta compiendo, che in tutta questa circostanza non mostra mai un atteggiamento di paura, di angoscia, di difficoltà, sempre risponde in maniera affermativa, chiara, autorevole, inequivocabile. E poi, finalmente, gli ultimi istanti, quando quest’Uomo che ormai, ce lo possiamo dire, non lo conosciamo più, non è più quello che fa i prodigi, che avremmo detto: “Beh, lui si sa ..”, non è più uno qualsiasi che ci colpisce con qualche effetto speciale, è un mistero quest’Uomo, anzi quest’Uomo è “Il Mistero” ed è un mistero che non si apre su questa croce, che non si capisce su questa croce. Sai perché te lo dico? Perché tu cristiano stai confitto in una croce che non conosci, senti il dolore quando ti muovi, quando provi a rifiutarla, ma di che materiale sia e quando mai vi sarai schiodato, questo non lo sai. Quando finalmente giunge sulla croce Egli diventa “il Mistero”, non perché non si capisca più chi è, ma perché proprio da qua comincia a disvelarsi la sua identità e sarà in questo momento che dirà alla Madre: “Questo è il tuo figlio” e a Giovanni: “Questa è tua Madre” come per dire: “Per comprendere questo mistero, vivete in una unione dentro la quale Io continuerò a mostrarmi, così come sono stato Figlio, lo sarò nel sacerdozio di questi uomini, così come sono stato il Figlio di Dio, sarò comprensibile dentro la fede silenziosa della Vergine”, questo sia la chiesa. E poi l’ultimo atto, quello che Gesù fino a questo punto ha ignorato, aveva chiesto al Padre il giorno prima: “Liberami da questo calice, quello del Giudizio Universale, Io vengo a morire, certamente, ma non giudicare questi uomini”, è stato esaudito? Possiamo credere che si, ma Egli non lo sa ancora. Non lo sa, sapete perché? Perché l’ultima parola deve ancora dirla, è là che si vedrebbe, è là che tutti si accorgerebbero, il Vangelo di Matteo dice che alla morte di Gesù tutti i morti cominciano a camminare per Gerusalemme, la terra si spacca, segni che preconizzano la Fine dei Tempi ed il Giudizio Universale, qualcosa la creazione comincia già a percepirla, mentre gli uomini stanno ancora là attoniti a decidere se questo è il Salvatore o no. Poi le ultime parole, prima ancora si accosta al vino adulterato che gli uomini gli pongono, quello lo beve, se lo lascia avvicinare alle labbra, un vino diventato aceto, è la sapienza che Dio aveva immerso nella storia degli uomini e che la storia degli uomini ha reso aceto, una sapienza adulterata dall’orgoglio, adulterata dal giudizio, dall’egoismo, dalle fazioni, dall’odio, dall’esercizio della verità, come se la verità fosse appannaggio di questi o di quelli e non la vita per tutti. Egli beve questa quinta coppa, questa non la ricusa, è quella che devono bere gli empi della terra. Egli non la ricusa, ne beve un po’, l’amarezza del peccato la sugge con la sua bocca, l’amarezza del peccato lascia che entri per prima come vestibolo della morte, come un veleno che silenziosamente uccida, fibra per fibra, tutto il suo corpo Santissimo perché la morte sia ingannata dalla vittoria. E poi, l’ultima parola: “Tutto è compiuto”, tutto il progetto di Dio è compiuto, adesso Egli, solo adesso, saprà che cosa Dio ha in mente di fare con gli uomini. Vi ricordate? Glielo avevano chiesto: “Quand’è che sarà la fine del mondo? Diccelo”, questo non lo sa neanche il Figlio: “Lo sa solo il Padre” e quando diceva così, intendeva questo momento fino alla morte, fino a che tutto sia compiuto, il Figlio non lo saprà, si è consegnato alla nostra generosità, al nostro amore, quello che dichiarate sempre, ma non lo sa come andrà a finire, sa solo che per questo amore si è lasciato uccidere. Poi può cominciare finalmente la grande apoteosi, il grande teatro in cui tutti saranno puniti, Dio verrà vincitore con il suo Messia e tutte le nazioni straniere finalmente eliminate, tutti i cattivi .. sarebbe lecito domandarsi ma quale giusto rimarrà? Tranne la sua benedetta Madre, quale di questi rimarrà? Perfino i suoi amici lo hanno tradito, perfino i più vicini lo hanno rinnegato, non c’è nessuno tra loro che sta là a vegliare questo spettacolo tremendo, ma questo Giudizio Universale viene a salvare chi? E mentre chiude gli occhi al mondo, dischiude gli occhi al progetto del Padre e sia accorge che questo Giudizio aspetterà ancora. E mentre Egli con stupore si accorge nella morte che questo Giudizio non accade, guarda gli uomini che da questo Giudizio non saranno schiacciati. Li guarda con compassione, con amore, comincia a guardarli con compassione, con amore, fino alla fine, quella vera, quella che verrà, quando noi, intrisi da questo amore, intrisi da questa misericordia, convinti della sua intercessione, andremo a raccontare a tutti gli uomini: “Guarda che c’è uno Spirito in te, guarda che c’è un progetto per te, guarda non aver para, non temere, la morte non ha l’ultima parola sulla tua vita” e glielo diremo come? Così come gli stolti? No, glielo diremo standogli accanto, glielo diremo non giudicandoli, perché non c’è nessun giudizio per loro, men che meno il nostro, glielo diremo accarezzandoli, glielo diremo accompagnandoli finché la loro sorte, così come l’hanno compresa, si compia. Perché noi possiamo dire a Dio, in Cristo, tutte le volte: “Guarda Signore, la sua storia è compiuta, guarda Padre, la vicenda di quest’uomo è compiuta, prendilo con te, non lo giudicare” e con questo olio di consolazione possiamo guarire la storia. È qua che Gesù dice a te, a tutta la Chiesa e a questa assemblea: “Madre ecco i tuoi figli” quali? Quelli che stanno qua? “Quelli che stanno altrove, i peccatori, ecco i tuoi figli, risanali, falli crescere, accompagnali fino alla fine”. Sia lodato Gesù Cristo.

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