Ascensione del Signore

Anno Liturgico A
01 giugno 2014

A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra

Messa della mattina

LETTURE: Vangelo, Prima lettura e Seconda lettura

Alleluia, alleluia.
Andate e fate discepoli tutti i popoli, dice il Signore.
Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo.
Alleluia.

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 28,16-20)

In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato. Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

PRIMA LETTURA – Dagli Atti degli Apostoli (At 1,1-11)

Nel primo racconto, o Teòfilo, ho trattato di tutto quello che Gesù fece e insegnò dagli inizi fino al giorno in cui fu assunto in cielo, dopo aver dato disposizioni agli apostoli che si era scelti per mezzo dello Spirito Santo. Egli si mostrò a essi vivo, dopo la sua passione, con molte prove, durante quaranta giorni, apparendo loro e parlando delle cose riguardanti il regno di Dio. Mentre si trovava a tavola con essi, ordinò loro di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere l’adempimento della promessa del Padre, «quella – disse – che voi avete udito da me: Giovanni battezzò con acqua, voi invece, tra non molti giorni, sarete battezzati in Spirito Santo». Quelli dunque che erano con lui gli domandavano: «Signore, è questo il tempo nel quale ricostituirai il regno per Israele?». Ma egli rispose: «Non spetta a voi conoscere tempi o momenti che il Padre ha riservato al suo potere, ma riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samarìa e fino ai confini della terra». Detto questo, mentre lo guardavano, fu elevato in alto e una nube lo sottrasse ai loro occhi. Essi stavano fissando il cielo mentre egli se ne andava, quand’ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero: «Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che di mezzo a voi è stato assunto in cielo, verrà allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo».

Salmo 46 (47)
R. Ascende il Signore tra canti di gioia.

Popoli tutti, battete le mani!
Acclamate Dio con grida di gioia,
perché terribile è il Signore, l’Altissimo,
grande re su tutta la terra. R.

Ascende Dio tra le acclamazioni,
il Signore al suono di tromba.
Cantate inni a Dio, cantate inni,
cantate inni al nostro re, cantate inni. R.

Perché Dio è re di tutta la terra,
cantate inni con arte.
Dio regna sulle genti,
Dio siede sul suo trono santo. R.

SECONDA LETTURA – Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni (Ef 1,17-23)

Fratelli, il Dio del Signore nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione per una profonda conoscenza di lui; illumini gli occhi del vostro cuore per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità fra i santi e qual è la straordinaria grandezza della sua potenza verso di noi, che crediamo, secondo l’efficacia della sua forza e del suo vigore. Egli la manifestò in Cristo, quando lo risuscitò dai morti e lo fece sedere alla sua destra nei cieli, al di sopra di ogni Principato e Potenza, al di sopra di ogni Forza e Dominazione e di ogni nome che viene nominato non solo nel tempo presente ma anche in quello futuro. Tutto infatti egli ha messo sotto i suoi piedi e lo ha dato alla Chiesa come capo su tutte le cose: essa è il corpo di lui, la pienezza di colui che è il perfetto compimento di tutte le cose.

LA LETTURA DEI PADRI: per continuare a pregare

“Nessuno è mai salito al cielo, fuorché il Figlio dell’uomo che è disceso dal cielo”
Dai «Discorsi» di sant’Agostino, vescovo
(Disc. sull’Ascensione del Signore, ed. A. Mai, 98, 1-2; PLS 2, 494-495)

1. Antonio saluta voi, cari figli d’Israele, se­condo la vostra natura spirituale. Poiché siete fi­gli d’Israele, non è necessario che io ricordi tutti i vostri nomi. I nomi, infatti, appartenendo alle cose della terra, sono temporanei. Figli miei, il mio amore per voi non deriva dalla carne, ma dallo spirito che è opera di Dio. Perciò non mi stanco di pregare Dio per voi giorno e notte per­ché possiate conoscere la grazia che il Signore vi ha donato. Dio non visita una sola volta le sue creature, ma le assiste fin dalla creazione del mondo e in ogni generazione risveglia ciascuno con i doni della sua grazia.
Ora, figli, non trascurate di invocare Dio gior­no e notte e di far violenza, per così dire, alla bontà del Padre ed egli dal cielo vi manderà co­lui che vi insegnerà a riconoscere ciò che è bene per voi. Figli, in verità noi abitiamo nella nostra morte, dimoriamo nella casa del ladro, siamo le­gati dai ceppi della morte. Dunque, non concede­te sonno ai vostri occhi, né riposo alle vostre pal­pebre (Sal 131,4), ma offritevi vittime a Dio in tutta purez­za, quella purezza che nessuno può ereditare se non ne sia già in possesso. Figli cari nel Signore, abbiate ben chiare queste parole: se farete il be­ne, sarete causa di consolazione per i santi, di fe­licità per gli angeli nel loro ministero, di gioia per Gesù nella sua venuta. Fino a quell’ora i san­ti e gli angeli non si daranno pace pensando a noi. E darete gioia anche alla mia anima, a me misero che abito in questa casa di fango.
In verità, cari figli, questa nostra infermità e questa nostra spiacevole condizione è motivo di dolore per tutti i santi, i quali piangono e gemo­no per noi davanti al Creatore di tutte le cose. Per questo, per il gemito dei santi Dio si adira per le nostre azioni malvagie. Ma se faremo pro­gressi nella giustizia, daremo gioia all’assemblea dei santi ed essi con letizia e con gioia innalzano preghiere al Creatore. E il Creatore dell’universo gioisce per le nostre azioni, testimoniate dai suoi santi, e ci concede doni grandissimi.
2. Sappiate che Dio ama sempre le sue crea­ture: la loro natura è immortale e non è destina­ta a dissolversi insieme col corpo. Dio ha visto la natura spirituale precipitare nell’abisso e trovar­vi morte totale. La legge dell’alleanza si è inari­dita ma Dio nella sua bontà ha visitato le creatu­re per mezzo di Mosè (cf. II lettera 2). Mosè gettò le fondamen­ta della casa della verità e desiderò sanare la grande ferita, ma non vi riuscì e partì. Poi di nuovo ci fu l’assemblea dei profeti, i quali co­struirono sulle basi di Mosè, ma anch’essi non riuscirono a sanare la grande ferita del genere umano e si riconobbero impotenti. Poi si riunì l’assemblea dei santi che pregarono il Creatore dicendo: «Non v’è forse balsamo in Galaad? Non c’è più nessun medico? Perché non si cicatrizza la ferita della figlia del mio popolo?» (Ger 8,22) e «Abbia­mo curato Babilonia, ma non è guarita. Lasciate­la e andiamo ciascuno al proprio paese» (Ger 51,9).
Tutti i santi imploravano la bontà del Padre riguardo al Figlio unigenito. Se non fosse venuto, nessuna creatura avrebbe potuto sanare la gran­de ferita dell’uomo e così il Padre, nella sua bon­tà, disse: «Tu, figlio dell’uomo, fa’ il tuo bagaglio da deportato, preparati a emigrare» (Ez 12,3). Il Padre «non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi» (Rm 8,32), «schiacciato per le nostre iniquità; per le sue piaghe noi siamo stati guari­ti» (Is 53,5). Ci ha radunati dai confini della terra, ha fat­to risorgere il nostro intelletto dalla terra, ci ha insegnato che siamo membra gli uni degli altri.
3. Figli, fate attenzione perché non, si dica di noi ciò che Paolo afferma: «Dichiarano di cono­scere Dio, ma lo rinnegano con i fatti» (Tt 1,16). Ognuno di voi laceri il suo cuore, pianga davanti a Dio e dica: «Che cosa renderò al Signore per quanto mi ha dato?» (Sal 115,12). Temo, o figli, che si applichi a noi la frase: «Quale vantaggio dalla mia morte, dalla mia discesa nella tomba?» (Sal 29,10). In verità, fi­gli, a voi «parlo come a persone intelligenti» (1Cor 10,15) perché comprendiate quel che attesto: se ognuno di voi non odia tutto ciò che appartiene alla ter­ra, se non rinuncia ad essa e a tutte le sue opere con tutto il cuore, se non innalza al cielo verso il Padre le mani del suo cuore, ebbene costui non potrà essere salvo.
Se uno, invece, farà come ho detto, Dio avrà misericordia della sua fatica, gli concederà il fuoco invisibile (= il dono dello Spirito), annienterà tutte le sue impu­rità e renderà puro lo spirito. Anche lo Spirito Santo abiterà con noi, Gesù starà accanto a noi e noi potremo adorare Dio come si conviene. Ma finché siamo legati alle cose del mondo, siamo nemici di Dio, dei suoi angeli e di tutti i suoi santi.
4. Ora, miei cari, in nome di nostro Signore Gesù Cristo vi prego di non trascurare la vostra salvezza. Questo breve tempo non vi faccia smar­rire il tempo eterno, il corpo corruttibile non vi offuschi il regno della luce ineffabile, il luogo do­ve subite il castigo non vi faccia smarrire il trono degli angeli del giudizio. In verità, figli, il mio cuore si meraviglia e la mia anima è atterrita perché noi tutti ci dilettiamo come se fossimo ubriachi. Ognuno di voi ha venduto se stesso se­guendo la propria volontà, noi ci lasciamo do­minare da essa e non vogliamo volgere il nostro sguardo al cielo per cercare la gloria celeste, l’opera di tutti i santi per camminare sulle loro orme.
Dunque, capite: gli angeli del cielo, gli arcangeli, i troni, le dominazioni, i cherubini, i serafi­ni, il sole, la luna, le stelle, i patriarchi, i profeti, gli apostoli, il diavolo, Satana, gli spiriti del ma­le, il principe dell’aria, insomma, uomini e don­ne, fin dalla creazione appartengono a un’unica sostanza. Al di fuori di questa c’è soltanto la per­fetta e beata Trinità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Per il malvagio comportamento di alcune creature, Dio fu costretto a imporre loro un nome a seconda delle loro opere. Ma a quelle che maggiormente hanno progredito, darà gloria in abbondanza.

TRASCRIZIONE dell’OMELIA

Se non è proprio la frase più luminosa di tutto il Vangelo certamente è la più consolante, quella che Gesù rivolge ai suoi discepoli e quindi a tutta la chiesa in questo momento prima di ascendere al cielo cioè di tornare al Padre: “Ecco io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo”, come dire: “Non c’è più un’occasione nella vostra vita in cui possiate ritenere che io non sono presente” ma la storia nostra non è andata così, abbiamo dubitato della sua presenza, perché? Perché abbiamo attribuito la sua presenza solo ai momenti in cui ci sembrava che dovesse esserci, ci sembrava che le cose andassero bene oppure che dovessero andare meglio e quindi l’abbiamo chiamato in causa, in realtà noi ancora non sappiamo o almeno mostriamo di non sapere, come Egli ha deciso di rimanere presente dentro la storia degli uomini e perché vuole essere presente fino alla fine del mondo. Allora oggi l’Ascensione, questo mistero che la chiesa ci invita a celebrare, ci fa entrare dentro questi significati ci aiuta ad entrare in una contemplazione non di un Signore che sparisce come un palloncino nel cielo e poi non si vede più e tutta la storia rimane attonita a dire: “Ma che succede? Tornerà? Ma nel frattempo che facciamo?”, non era questo il senso dell’Ascensione di nostro Signore, perché? Perché ci sono dei fatti che hanno aperto questa comprensione e che hanno dato una direzione chiara a questo evento, mi riferisco ai fatti dell’incarnazione del Verbo, della predicazione, della sua passione e morte, della risurrezione e poi l’Ascensione al cielo, compimento del mistero di Cristo. Allora dobbiamo ritornare indietro, dobbiamo ritornare a guardare nel cuore di Dio dove Egli da sempre ha pensato per l’uomo una via di salvezza che lo raccogliesse interamente, che lo riguardasse definitivamente, che non fosse legata solo ai suoi sentimenti alle sue emozioni ma che fosse intimamente adesa al suo essere a quello che è tuo, che cos’è ti riguarda? Solo la capacità di pregare, di pensare il cielo e di sentire qualcosa per qualcuno? Ma tu non sei fatto di istanze profonde? Ma tu non sei un coacerbo di ricordi e di memoria che non vorresti che si perdesse? Ma la tua vita non è ancora desiderio di riscatto? Non è ancora la volontà di cambiare qualche cosa che non è andato come tu volevi? Ma tu non porti dentro, e se non tu almeno i tuoi figli e i tuoi nipoti e le generazioni che vengono, non portano dentro questo anelito a raggiungere un compimento che sia chiaro, che sia evidente, che sia condivisibile, che non debba lasciarci sempre in preda alle incertezze della vita, della salute e delle relazioni con gli altri? Allora questa istanza che porti tu il Dio Altissimo la conosceva, l’ha conosciuta e volendo rispondere ha preparato una storia di salvezza, un cammino lungo i secoli per giungere al dono di grazia più inimmaginabile, il suo Figlio, il suo stesso pensiero diventare carne, dimmi, tu sai capire questo? Rispondo io per te, no! Tu non sai capire come il suo pensiero potesse diventare carne, tu ti metti davanti a Gesù Cristo sai che è Figlio di Dio ma non intendi fino a che punto la sua natura divina sia insieme alla sua natura umana tu non capisci quanto Dio sia questo Dio e certamente quando lui muore in croce lo capisci ancora di meno, aspetti che venga la resurrezione per renderti conto di qualcosa che supera la tua capacità di intendere, allora dice san Paolo in questa Lettera agli Efesini, che è la chiave di lettura di questo mistero che celebriamo: “Fratelli, Dio, cioè colui che ha pensato il nostro Signore Gesù Cristo e l’ha chiamato all’esistenza nella carne, dia anche a voi uno spirito di rivelazione per una più profonda conoscenza di lui”, guardate come si esprime Paolo, in che modo veramente preciso, “Possa Egli davvero illuminare gli occhi della vostra mente per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamato, possa Dio trasferire dentro il vostro cuore, dentro la vostra vita la consapevolezza della speranza di questa chiamata”, a che cosa allora ci hai chiamati? Noi pensavamo che tu ci avessi chiamati a condurre un certo stile di vita e poi più o meno ad entrare in qualche dimensione che non sappiamo comprendere da qualche parte, questa dimensione è così nebulosa ai nostri occhi, davanti al nostro cuore che la paura della morte ancora ci attanaglia, come faremo? Come entreremo in questa porta? Che cosa ci è lecito sperare? Eppure lo sappiamo che da te vengono tutte le cose, che tutto ciò che è tangibile, che è sperimentabile, che cade sotto i nostri sensi viene da te, viene comunque da te che l’hai generato, pensato e chiamato all’esistenza ma come lo richiamerai a te? Ma come chiamerai anche noi, frutto meraviglioso di questa creazione, fino a te? Non sapevamo proprio come raggiungerti, allora tu mandasti il tuo Figlio, ti manifestasti in lui, ti manifestasti perché noi non avessimo paura, se fossi venuto come fantasma avremmo detto: “Ma noi quando diventeremo fantasmi?” se fossi venuto come un re glorioso noi avremmo pensato: “Ma non c’è posto per noi, siamo troppo meschini perché il peccato ci schiaccia, la nostra debolezza ci umilia, la nostra fragilità è evidente, come giungeremo fino a te?”, allora tu nella meraviglia del tuo dono di grazia sei apparso come noi, hai preso la nostra carne e noi ci siamo iniziati a guardare e abbiamo detto: “ Ma allora la mia carne che invecchia, la mia carne che si ammala, la mia carne che è appesantita dalle cose della vita ha un senso, ha una chiamata, può raggiungere anche dimensioni che non capisco, allora capisco che tu mi hai amato, mi hai amato nella morte, mi hai amato nel limite e dunque mi hai spalancato la vita eterna”. Allora io mi domanderò: “Come farò a comprendere? Starò a guardare il cielo? Mi metterò a scrutare i misteri impensabili per vedere se c’è veramente affinità? Penserò alla preghiera e alla contemplazione come dimensioni altre rispetto a quelle che vivo perché voglio vedere cosa pensi tu, come sei tu, dove stai tu?”, allora verrebbe un angelo dal cielo cioè una parola di Dio (questo è l’angelo che viene dal cielo) a dirci: “Ma uomini di Galilea ma che state a guardare il cielo? Colui che avete visto salire e si è portato la vostra carne, così ritornerà”, dunque dove lo cercherai? Nella carne, cioè nella storia, in quella storia dove Egli ha promesso di essere presente fino alla fine del mondo, che strano paradosso, da una parte è detto che tornerà, dall’altra che è sempre presente dentro la storia, allora tu capisci cristiano, tu capisci uomo che questo paradosso è proprio la tua tensione, desiderio di raggiungerlo, desiderio di osservarlo, è passione per Lui e anche passione per le cose della storia, grande apertura a tutto quello che non riesci ad immaginare ma altrettanto grande attenzione a quello che ti viene davanti agli occhi; ma che meraviglia allora che hai fatto quando hai fatto incarnare il tuo Figlio dentro la nostra storia , proprio qua ci hai chiamato ad incontrarlo e a conoscerlo e dove Signore? Dove lo incontreremo? Dentro una storia gonfiata? In una storia emotivamente pesante? In una storia piena di profumi? No, in una storia di relazione, io mi relaziono e scopro il tuo amore, io vivo la relazione e scopro la tua presenza, io perdono e vedo il tuo perdono, io uso misericordia e mi accorgo che la tua misericordia ha sempre la meglio sul giudizio, so di cosa sei fatto perché lo vedo accadere nella storia, se in questo che riguarda te accade nella storia anche quello che accade a me oggi salirà a te un giorno quando tu vorrai, allora l’Ascensione amici non è più un mistero incredibile, l’Ascensione è una prospettiva dentro la quale noi siamo chiamati a muoverci, a respirare, ad esistere. Tu mi dirai: “Ma le condizioni del momento presente ci sono sfavorevoli”, è vero, è vero, per molti motivi, motivi personali, motivi strutturali, motivi sociali, economici perfino, non sappiamo come usciremo dalla realtà in cui ci troviamo eppure qualcosa è posto al centro del nostro cuore e se non ce ne accorgevamo quando tutte le cose ci sembrava che andassero bene e a gonfie vele, adesso lo stiamo cercando adesso stiamo tornando a chiederlo adesso desideriamo che tu ti mostri dentro questo paradosso della vita. Chiude questo brano della Lettera agli Efesini con una espressione molto luminosa, dice: “Tutto Egli ha sottomesso ai suoi piedi e lo ha costituito su tutte le cose a capo della chiesa la quale è suo corpo cioè la pienezza di colui che si realizza interamente in tutte le cose”, poiché tu nel tuo Figlio ti donasti a noi interamente e penetrasti le nostre fibre e la nostra carne, tutta la chiesa che assume il corpo di Cristo si sente invasa dalla tua presenza, riscattata dal tuo amore, comprata dalla tua misericordia e dunque tu continui ad esistere in noi e in noi esisterai per sempre quando ci avrai riscattati dalla morte e ci avrai riportati nel cuore del tuo Padre da cui tutti noi siamo stati nominati per esistere e per il quale noi esistiamo da sempre.

Sia lodato Gesù Cristo.

Messa Vespertina

 

TRASCRIZIONE dell’OMELIA (Messa Vespertina)

Questo mandato presente nella finale del Vangelo di Matteo, fa luce un po’ su tutta la predicazione del Cristo, sulla sua missione sul senso della sua incarnazione ma direi oggi in particolare fa luce anche sul mistero che stiamo celebrando cioè l’ascensione al cielo, ascoltate Gesù che dice: “Andate dunque …” come per dire: “D’ora in poi allora andate”, questo è il senso di quello che sta accadendo: “Io me ne sto andando adesso voi dovete andare a compiere questo mistero di salvezza cioè battezzare le nazioni, ammaestrandole, nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo e parallelamente insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato”. Cosa sta dicendo Gesù? Sta dicendo a questi uomini: “Voi avete visto con i vostri occhi che cosa vuol dire seguirmi, avete compreso che per seguirmi dovevate fare come il nostro padre Abramo, come il nostro padre Isacco, come il nostro padre Giacobbe, abbandonare il vostro modo di pensare uniformando la vostra vita su una logica nuova, una logica che non avreste scelto perché è una logica di passione morte e resurrezione” noi non scegliamo la passione e la morte, sceglieremmo la resurrezione ma per non sapere che cos’è, proprio perché abbiamo rifiutato la passione e la morte, non chiediamo e non crediamo neanche quella. “C’è bisogno di lavare le vostre vesti nella logica dell’Agnello (Ap 7,14), nel sangue dell’Agnello: cioè di entrare in questa esperienza di offerta di sé fino alla morte. Chi lo farebbe? Nessuno. Perché non lo farebbe nessuno? Perché il peccato originale, cioè la celebrazione della superbia umana dice: “Ma se tu perdi la vita hai perso tutto, allora che ti giova sottometterti all’altro? Semmai quegli istanti di vita che hai tieniteli ben stretti, tienteli ben certi, non offrirli al primo che arriva, preparati anzi, che nessuno ti tolga nulla”. Ma Gesù aveva una parola anche per questo: “Chi trattiene la propria vita la perderà, chi si gioca la propria vita per me la conquisterà” (Mt 16,25), si poteva capire questo? No. Tu lo puoi capire questo? Guarda un po’, neanche tu lo capisci, qualche volta per grazia forse ti è dato di entrare in questo mistero ma la vita di tutti i giorni non te lo spiega anzi sembra dirti proprio il contrario, sempre il contrario, perché la vita di tutti i giorni è modellata non sulla logica dell’Agnello, non sulla speranza che il Figlio di Dio è venuto a portare sulla terra, è modellata sulla paura, è modellata sulla paura che la morte tiene ben salda, è modellata sulla paura di perdere qualcosa e questa è la prova lampante della nostra dipendenza dal peccato originale, cioè del fatto che non abbiamo accettato che Dio avesse un progetto, noi pensavamo che il nostro era un progetto non abbiamo creduto che Egli dovesse spianarci la via per qualcosa, noi avevamo la logica di tutte le cose ebbene non è così. Dice proprio San Paolo in questa Lettera agli Efesini che il Verbo una volta diventato carne ha fatto delle cose, ha detto delle cose, le avete capite, non le avete capite ma una cosa l’avete vista, tutto si è sottomesso a Lui e non solo i nemici, non solo i farisei e etc. etc., ma la morte si è sottomessa a Lui, si è fatta da parte quando si è vista sconfitta, si è saputa eliminata e la sua vita trionfa sopra la morte, allora poiché Lui ha agito così, ha costituito la Chiesa come corpo mistico, so che già siete arrivati con l’immaginazione sotto il campanile di San Pietro, ma stiamo parlando della Chiesa come corpo di Cristo, come corpo, come realtà, come associazione di persone che si nutrono dello stesso cibo, cioè del corpo di Cristo non solo nell’Eucarestia ma anche fanno quello che fa Cristo, desiderano quello che desidera Cristo, si muovono e agiscono come Cristo, mangiare il corpo di Cristo e fare altro questo non è da cristiani, è da pagani e da apostati, allora dice San Paolo: “Siccome tutto questo ormai è affidato a Cristo per sempre, nella chiesa si attua, proprio nella Chiesa, che è il suo corpo, Lui si realizza pienamente in tutte le cose”, sai che vuol dire? Vuol dire che la scintilla di eternità che è nascosta nella tua vita e urge da tanto tempo e chiede di essere manifestata, capita, di essere celebrata, di diventare la vita eterna, quella scintilla di eternità che si trasforma in amore, in speranza, che crede che tutte le cose possano cambiare che ti porta avanti giorno per giorno nonostante la depressione, in tanti momenti dell’esistenza ancora pulsa dentro di te come desiderio di eternità, quella scintilla deve maturare, non la puoi portare solo tu, non ce l’hai solo tu, deve fondersi con la scintilla di tutti, deve diventare una cosa solo con il desiderio di ognuno deve ricostruire un corpo in cui ognuno non è un cancro di questo corpo ma è un organismo vivente di questo corpo è qualcosa che funziona veramente dentro questo corpo, ognuno nella sua vocazione personale, ognuno per il ratto di strada che gli è concesso, con la finalità che gli è stata donata perché tutto diventi una cosa sola in Cristo e dunque entri nella realtà di Dio. Tu dici: “Ma come è possibile questo? I miei desideri sono anche terreni, le mie esperienze fanno parte anche delle cose umane e queste potranno entrare là?”, certo! “Ma come certo?”, certo, noi non siamo mica gli adoratori degli spiriti, noi non siamo mica quelli che vedono i fantasmi, noi abbiamo visto la carne del Figlio di Dio tornare là dove Dio l’aveva mandata, noi abbiamo visto che Egli veramente ci ha preparato un posto, ci ha preparato un luogo in cui anche la nostra carne è possibile, tu dirai: “Ma quale carne? La mia? Quella che ha perso i capelli, che ha perso la salute, che deve curarsi, che ha bisogno di tante medicine, che sta invecchiando, che nonostante tutte le creme del mondo non riesce a non cambiare, la carne stanca delle molte cose, dei molti dolori, la carne sempre in pericolo a causa delle cose che non vanno?”, quella carne, proprio quella, perché proprio quella tu stai cercando di portare verso un compimento continuando a desiderare, continuando ad amare, contemplando l’origine da cui è venuta e Colui che dal nulla ha chiamato tutte le cose e ha permesso che la materia desse una occasione anche ai tuoi desideri, Lui questa materia non l’ha bocciata, non l’ha disdegnata, l’ha sposata nel suo Figlio e l’ha esaltata perché tu non potessi più sentirti straniero. Qual era allora il mandato di Cristo? Fare tutto questo prendere la tua carne portarla in cielo, e tu? E la tua volontà? La tua volontà si è accesa quando ha visto che il Figlio di Dio pur essendo di natura divina non ha considerato un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio ma si è spogliato di questa ha preso la tua carne allora la nostra carne anche si è riaccesa: “Allora se questo ha valore io mi posso rimettere in cammino e come farò?”, aiutato dalla presenza dello Spirito che prende tutte le cose di Gesù me le ricorda, me e fa agire, me le fa vedere, me le fa vivere insieme agli altri così che non mi salvi solo io ma mi salvi io e te, io con la mia fede e tu con tua speranza e tutti e due nella carità, questa è la Chiesa, questa è la Chiesa, non è lo IOR, questa è la Chiesa e questa è la nostra fede e ce la prestiamo gli uni con gli altri, ce la prestiamo perché tutti quanti insieme senza nessun difetto da parte dell’uno o dell’altro possiamo sempre più avvicinarci a questa grandezza che è l’amore di Dio. Allora siamo mandati, veramente siamo mandati, la messa, la parola messa vuol dire questo, sei mandato pure tu alla fine di questa Eucarestia, se hai capito due cose sei chiamato ad andare nel mondo a dire: “Sapete come funziona? Funziona nel Padre, nel Figlio e nello Spirito, funziona perché c’è un’idea, c’è un progetto e il Padre lo realizza, funziona perché c’è un Figlio ed il Figlio obbedisce, funziona perché c’è uno Spirito e convince me e te che il Padre ci ama e che il Figlio ci salva ed ogni cosa che ti riguarda, ficcatelo bene in testa, tutte le cose, dal desiderio del piacere fino al desiderio della vita eterna, tutto ciò che ti appartiene è chiamato ad entrare in questa logica di purificazione nel sangue dell’Agnello, nell’offerta gratuita di sé per entrare nella gloria di Dio, nulla è escluso: “Tutto è vostro”, dice San Paolo “ e voi siete di Cristo e Cristo è già di Dio” (1Cor 3,21), dunque tutto ciò che ti appartiene è già presso il Padre.

Sia lodato Gesù Cristo.

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