VI° Domenica di Pasqua

Anno Liturgico C
05 maggio 2013

Lo Spirito Santo vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto

LETTURE: Vangelo, Prima lettura e Seconda lettura

Alleluia, alleluia.
Se uno mi ama, osserverà la mia parola, dice il Signore,
e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui.
Alleluia.

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 14,23-29)

In quel tempo, Gesù disse [ai suoi discepoli]:
«Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.
Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto.
Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore.
Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”. Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate».

PRIMA LETTURA – Dagli Atti degli Apostoli (At 15,1-2.22-29)

In quei giorni, alcuni, venuti dalla Giudea, insegnavano ai fratelli: «Se non vi fate circoncidere secondo l’usanza di Mosè, non potete essere salvati».
Poiché Paolo e Bàrnaba dissentivano e discutevano animatamente contro costoro, fu stabilito che Paolo e Bàrnaba e alcuni altri di loro salissero a Gerusalemme dagli apostoli e dagli anziani per tale questione.
Agli apostoli e agli anziani, con tutta la Chiesa, parve bene allora di scegliere alcuni di loro e di inviarli ad Antiòchia insieme a Paolo e Bàrnaba: Giuda, chiamato Barsabba, e Sila, uomini di grande autorità tra i fratelli. E inviarono tramite loro questo scritto: «Gli apostoli e gli anziani, vostri fratelli, ai fratelli di Antiòchia, di Siria e di Cilìcia, che provengono dai pagani, salute! Abbiamo saputo che alcuni di noi, ai quali non avevamo dato nessun incarico, sono venuti a turbarvi con discorsi che hanno sconvolto i vostri animi. Ci è parso bene perciò, tutti d’accordo, di scegliere alcune persone e inviarle a voi insieme ai nostri carissimi Bàrnaba e Paolo, uomini che hanno rischiato la loro vita per il nome del nostro Signore Gesù Cristo. Abbiamo dunque mandato Giuda e Sila, che vi riferiranno anch’essi, a voce, queste stesse cose. È parso bene, infatti, allo Spirito Santo e a noi, di non imporvi altro obbligo al di fuori di queste cose necessarie: astenersi dalle carni offerte agli idoli, dal sangue, dagli animali soffocati e dalle unioni illegittime. Farete cosa buona a stare lontani da queste cose. State bene!».

Dal Salmo 66 (67)
R. Ti lodino i popoli, o Dio, ti lodino i popoli tutti.

Dio abbia pietà di noi e ci benedica,
su di noi faccia splendere il suo volto;
perché si conosca sulla terra la tua via,
la tua salvezza fra tutte le genti. R.

Gioiscano le nazioni e si rallegrino,
perché tu giudichi i popoli con rettitudine,
governi le nazioni sulla terra. R.

Ti lodino i popoli, o Dio,
ti lodino i popoli tutti.
Ci benedica Dio e lo temano
tutti i confini della terra. R.

SECONDA LETTURA – Dal libro dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo (Ap 21,10-14.22-23)

L’angelo mi trasportò in spirito su di un monte grande e alto, e mi mostrò la città santa, Gerusalemme, che scende dal cielo, da Dio, risplendente della gloria di Dio. Il suo splendore è simile a quello di una gemma preziosissima, come pietra di diaspro cristallino.
È cinta da grandi e alte mura con dodici porte: sopra queste porte stanno dodici angeli e nomi scritti, i nomi delle dodici tribù dei figli d’Israele. A oriente tre porte, a settentrione tre porte, a mezzogiorno tre porte e a occidente tre porte.
Le mura della città poggiano su dodici basamenti, sopra i quali sono i dodici nomi dei dodici apostoli dell’Agnello.
In essa non vidi alcun tempio:
il Signore Dio, l’Onnipotente, e l’Agnello
sono il suo tempio.
La città non ha bisogno della luce del sole,
né della luce della luna:
la gloria di Dio la illumina
e la sua lampada è l’Agnello.

LA LETTURA DEI PADRI: per continuare a pregare

“Il Consolatore, lo Spirito Santo… v’insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto”
Beato Giovanni Paolo II (1920-2005), papa
Enciclica « Dominum et vivificantem », § 24

Il Cristo, che «aveva reso lo spirito» sulla Croce», come Figlio dell’uomo e Agnello di Dio, una volta risorto, va dagli apostoli per «alitare su di loro» … La venuta del Signore riempie di gioia i presenti: «La loro afflizione si cambia in gioia», come già aveva egli stesso promesso prima della sua passione. E soprattutto si avvera il principale annuncio del discorso di addio: il Cristo risorto, quasi avviando una nuova creazione, «porta» agli apostoli lo Spirito Santo. Lo porta a prezzo della sua «dipartita»: dà loro questo Spirito quasi attraverso le ferite della sua crocifissione: «Mostrò loro le mani e il costato». È in forza di questa crocifissione che egli dice loro: «Ricevete lo Spirito Santo».

Si stabilisce così uno stretto legame tra l’invio del Figlio e quello dello Spirito Santo. Non c’è invio dello Spirito Santo (dopo il peccato originale) senza la Croce e la Risurrezione: «Se non me ne vado, non verrà a voi il consolatore». Si stabilisce anche uno stretto legame tra la missione dello Spirito Santo e quella del Figlio nella redenzione. La missione del Figlio, in un certo senso, trova il suo «compimento» nella redenzione. La missione dello Spirito Santo «attinge» alla redenzione: «Egli prenderà del mio e ve l’annuncerà». La redenzione viene totalmente operata dal Figlio come dall’Unto, che è venuto ed ha agito nella potenza dello Spirito Santo, offrendosi alla fine in sacrificio sul legno della Croce. E questa redenzione viene, al tempo stesso, operata costantemente nei cuori e nelle coscienze umane – nella storia del mondo – dallo Spirito Santo, che è l’«altro consolatore».

Trascrizione dell’Omelia

Queste parole di Gesù sembrano e sono, parole consolatorie per i discepoli e anche noi le intendiamo un po’ con un tono di consolazione: “Non abbiate timore, non vi spaventate, non sia turbato il vostro cuore, io rimarrò con voi in qualche modo”. Ma agli orecchi dei discepoli, queste parole, ebbero un risonanza veramente speciale, perché quei discepoli avevano cominciato a conoscere Dio in un certo modo e stavano continuando a praticarne le vie aprendosi ad un’altra logica, ad un’altra modalità che li stava veramente meravigliando, di che stiamo parlando? Beh, innanzi tutto, cerchiamo di contestualizzare questa parola. Noi stiamo per avvicinarci alla festa di Pentecoste, una discesa dello Spirito Santo e qua Gesù parla proprio dell’invio dello Spirito Santo, sarebbe l’occasione di chiarire bene che cos’è questa discesa dello Spirito Santo, che cosa richiama e che cosa produce nella nostra vita e nella Chiesa. Come l’hanno vissuta i discepoli? Conoscevano la festa di Pentecoste dall’ebraismo, era la Festa delle Settimane, sette settimane dopo la Pasqua cioè dopo l’uscita dall’Egitto, avevano cominciato a camminare incerti, titubanti, timorosi perché non capivano per quale motivo il loro cammino si stesse protraendo così a lungo, si stesse allontanando dalla meta, che era la terra di Canaan, e andasse giù verso il sud e non riuscivano a capire veramente dove il Signore voleva portarli. Allora sul Sinai, lo sapete, Mosè sale ed ottiene da Dio quelli che noi chiamiamo i Dieci Comandamenti, gli ebrei dicono che ottenne da Dio tutta la Legge, cioè tutto il Pentateuco, tutti i cinque libri che noi conosciamo del Pentateuco, ovvero tutto quello che Dio aveva in animo di fare con questo popolo, come l’avrebbe portato verso la salvezza, come questo popolo lo ha inserito nelle grandi promesse, la prima fatta ad Adamo cioè che sarebbe tornato nel giardino dell’Eden con il sudore della fronte e la donna con le doglie del parto (Gen 3,16-19). Dunque questa Legge era finalmente la regola, la logica per tornare a camminare secondo Dio ed anche, se vogliamo, un modo per conoscere Dio, cinquanta giorni dopo la Pasqua Dio dà la Legge ad Israele, cinquanta giorni dopo la Pasqua nostra, la passione, morte e risurrezione, Dio manda la Legge in un modo nuovo, manda lo Spirito Santo, guardate bene, dopo la prima Pentecoste, Israele, istruito dalle parole che Mosè ha ricevuto sul Sinai, comincia a costruire la tenda, dove Dio abiterà e camminerà, per così dire, insieme al popolo per tutti i quarant’anni nel deserto, è un modo di Dio per essere presente e per ascoltare le preghiere dei suoi figli. Nella pienezza del tempo dice il Vangelo di Giovanni, che il Figlio di Dio si è attendato in mezzo a noi, ha posto la sua dimora in mezzo a noi (Gv 1,14), questa volta non una dimora fittizia, ma una dimora fatta della stessa carne dell’uomo, la dimora di Dio tra gli uomini in questo momento è l’Uomo Dio Cristo Gesù. Finisce il tempo di Gesù con la sua predicazione, con la sua passione, la morte e la risurrezione, passa un tempo in cui gli apostoli cominciano a ragionare secondo questa logica incomprensibile. Non lo capivano prima: “Perché bisogna morire? Perché bisogna morire per risorgere? Che cosa vuol dire risorgere? Che cosa vuol dire essere uomini nuovi? Dobbiamo tornare al Mar Rosso? dobbiamo tornare al deserto? Dobbiamo tornare a celebrare una Pasqua nuova?”. Allora i cinquanta giorni dopo la risurrezione del Cristo, servono ad Israele a capire la grandezza di questo mistero che il Figlio era venuto ad inaugurare. Con la discesa dello Spirito Santo a Pentecoste, finalmente l’abitazione di Dio in mezzo agli uomini cambia, non è più solo l’uomo Cristo Gesù ma è tutta la Chiesa, cioè tutti gli uomini di buona volontà, che ormai conoscono la Legge di Dio, la praticano con desiderio e dunque l’albergano nella loro intimità, nelle loro storie, nelle loro relazioni, nella richiesta di perdono, nell’offerta di perdono, nell’andare incontro all’altro in tutte le sue difficoltà, incarnano questa nuova Legge, questa logica del Cristo. Abbiamo inquadrato quel’è il mistero nel quale ci stiamo muovendo, adesso andiamo a leggere questo brano dell’evangelista Giovanni, con questa prospettiva: “In quel tempo”, siamo poco prima della passione di Gesù, “Gesù disse [ai suoi discepoli]:

«Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui”, lo capisci ora, ora capisci che non si tratta di un amore affettivo, “Signore ti amo con tutto il mio cuoricino, allora vieni a stare con me … non guardare i fatti della mia vita, non guardare le mie inimicizie, le mie difficoltà, non guardare i miei giudizi, stai con me per un po’, per quel po’, poi dopo ognuno torna a casa sua “. No, “Se uno mi ama, cioè se uno vuole seguirmi, vuole conoscermi, vuole restare sempre con me, imparerà a parlare come parlo io, come parlo io? Io, Gesù, parlo come ho parlato con il Padre, conosco i suoi pensieri, so quali sono i suoi progetti, li capisco, li comprendo, li traduco in lingua umana, li consegno agli uomini e li incoraggio a viverli, li incoraggio a conoscerli, li incoraggio a praticarli, perché gli uomini ingannati dal demonio hanno pensato che i precetti di Dio sono difficili, sono incomprensibili, sono ardui, sono troppo non si sa che … Allora io invece li ritraduco, abito con gli uomini, mostro Dio in mezzo agli uomini e insegno loro a praticare queste vie di giustizia. Dunque se uno vuole amarmi, costui osserverà la mia parola, cioè si comporterà come io ho fatto, ascolterà ciò che io ho detto e attenderà le promesse che Dio attraverso di me fa a tutte le generazioni d’ora in poi”. Dice addirittura che anche il Padre lo amerà, “e noi verremo a lui, cioè abiteremo dentro la realtà umana”, guardate che questo è veramente sconcertante amici, sapere che Dio viene ad abitare dentro la realtà umana, ma nessuno in cuor nostro crede veramente questo. Noi da pagani crediamo che Dio abita temporaneamente la realtà umana, la abita mentre preghiamo, mentre siamo in chiesa, nei momenti buoni, non pensiamo che la abiti sempre. Perché? Perché la vita nella quale viviamo è una vita contraddittoria, piena di peccati, nostri e degli altri, non ci viene da pensare che Dio abiti anche dentro delle contraddizioni. Allora dice Gesù chiarendo: “Chi non mi ama non osserva le mie parole” cioè: “Chi non mi segue, si capisce perché, perché non conosce le mie parole, non le conosce, non le vuole conoscere, le pone distanti, lontane da sé e non si mette mai a camminare secondo questa sapienza”. “Queste cose vi ho detto quando ero ancora tra voi. Ma il consolatore” … lo Spirito di carità e qua si divarica la storia e si apre un’altra speranza. “Aveva Dio abitato nella tenda? Ha il Figlio abitato nella carne? Adesso non abbiate paura, non temete, non vi sentite soli, non pensate che andate davanti ai tribunali pagani senza parole, perché questa parola che voi avete ascoltato e conosciuta sarà proprio l’abitazione di Dio, del suo Spirito a ricordarvela al momento opportuno”, sapete questa è l’unica fortuna della predicazione, la predicazione ti consegna una parola, tu esci da qui e te la dimentichi, lo sai ormai, te ne sei accorto, torni nella vita e lo Spirito che è in te grazie al Battesimo e alla preghiera, se preghi, questo Spirito ti ricorderà queste parole, te le ricorderà, te le metterà davanti agli occhi nel momento in cui è necessario che tu le conosca, che tu le pratichi, che tu le viva, te le metterà davanti agli occhi come un criterio per sciogliere i legami iniqui, per sciogliere le difficoltà che ti strozzano, te le metterà davanti agli occhi come un’occasione, una possibilità di salvezza per te e per quelli che incontri, questo Spirito sarà il Paraclito. L’Avvocato, Colui che intercederà per voi, il Consolatore, cioè Colui che non vi farà mai sentire soli”. E dice infatti Gesù: “Egli (lo Spirito) vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto per questo io vi lascio la pace che non è come quella degli uomini, io vi lascio una pace che rimane” e tu lo sai che rimane, lo sai perché? Perché hai peccato, dopo il peccato ti sei accorto che la pace non ti ha abbandonato, tu lo sai che la pace che dà Gesù non finisce, perché ti sei allontanato e appena hai fatto la prova per tornare, ti sei accorto che Cristo ti veniva incontro, che il Padre veniva a ridarti l’identità e la dignità che avevi perduto a causa dei tuoi peccati. Tu lo sai che questa pace non è come quella che dà il mondo, questa è una pace vera, una pace che dà fondamento alla fede, che alimenta la speranza e che costruisce concretamente le strutture della carità. È questa amici la Chiesa, questa è la nostra Chiesa, questo è quello che siamo e siamo chiamati ad essere, questo è l’annuncio che Gesù fa a tutta la storia. “Avete udito che vi ho detto: Vado e tornerò a voi; se mi amaste, vi rallegrereste che io vado dal Padre” guardate bene, se la consolazione adesso ti scioglie il cuore, forse ti dispiacerà tornare nella tua casa e trovare le stesse contraddizioni; sta dicendo Gesù in questo Vangelo: “Non abbiate paura, anche se sarete sottoposti ad una momentanea sofferenza, per quanto dolorosa, per quanto inaccettabile, io non me ne andrò mai, non me ne andrò mai!”. Questo è l’oggetto della nostra speranza, e sapete la cosa bella che vive la Chiesa quando riflette su questo oggetto della speranza? È che lo scopre sempre vero e sempre nuovo, sempre opportuno, sempre a portata di mano, sempre adeguato a tutte le situazioni, scopre questa bellezza, questa autenticità del messaggio di Gesù Cristo dentro l’unicità delle esperienze di ciascuno, diventando in ciascuno una fiamma viva della fede perché questo mondo sia purificato, rinnovato e torni a sperare nella vita eterna.

Sia lodato Gesù Cristo.

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