V° Domenica di Pasqua

Anno Liturgico B
03 maggio 2015

Chi rimane in me e io in lui porta molto frutto

LETTURE: Vangelo, Prima lettura e Seconda lettura

Alleluia, alleluia.
Rimanete in me e io in voi, dice il Signore,
chi rimane in me porta molto frutto.
Alleluia.

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 15,1-8)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato.
Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far a. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano.
Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».

PRIMA LETTURA – Dagli Atti degli Apostoli (At 9,26-31)

In quei giorni, Saulo, venuto a Gerusalemme, cercava di unirsi ai discepoli, ma tutti avevano paura di lui, non credendo che fosse un discepolo.
Allora Bàrnaba lo prese con sé, lo condusse dagli apostoli e raccontò loro come, durante il viaggio, aveva visto il Signore che gli aveva parlato e come in Damasco aveva predicato con coraggio nel nome di Gesù. Così egli poté stare con loro e andava e veniva in Gerusalemme, predicando apertamente nel nome del Signore. Parlava e discuteva con quelli di lingua greca; ma questi tentavano di ucciderlo. Quando vennero a saperlo, i fratelli lo condussero a Cesarèa e lo fecero partire per Tarso.
La Chiesa era dunque in pace per tutta la Giudea, la Galilea e la Samarìa: si consolidava e camminava nel timore del Signore e, con il conforto dello Spirito Santo, cresceva di numero.

Dal Salmo 21 (22)
R. A te la mia lode, Signore, nella grande assemblea.

Scioglierò i miei voti davanti ai suoi fedeli.
I poveri mangeranno e saranno saziati,
loderanno il Signore quanti lo cercano;
il vostro cuore viva per sempre! R.

Ricorderanno e torneranno al Signore
tutti i confini della terra;
davanti a te si prostreranno
tutte le famiglie dei popoli. R.

A lui solo si prostreranno
quanti dormono sotto terra,
davanti a lui si curveranno
quanti discendono nella polvere. R.

Ma io vivrò per lui,
lo servirà la mia discendenza.
Si parlerà del Signore alla generazione che viene;
annunceranno la sua giustizia;
al popolo che nascerà diranno:
«Ecco l’opera del Signore!». R.

SECONDA LETTURA – Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo (1Gv 3,18-24)

Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma con i fatti e nella verità.
In questo conosceremo che siamo dalla verità e davanti a lui rassicureremo il nostro cuore, qualunque cosa esso ci rimproveri. Dio è più grande del nostro cuore e conosce ogni cosa.
Carissimi, se il nostro cuore non ci rimprovera a, abbiamo fiducia in Dio, e qualunque cosa chiediamo, la riceviamo da lui, perché osserviamo i suoi comandamenti e facciamo quello che gli è gradito.
Questo è il suo comandamento: che crediamo nel nome del Figlio suo Gesù Cristo e ci amiamo gli uni gli altri, secondo il precetto che ci ha dato. Chi osserva i suoi comandamenti rimane in Dio e Dio in lui. In questo conosciamo che egli rimane in noi: dallo Spirito che ci ha dato.

LA LETTURA DEI PADRI: per continuare a pregare

“La salvezza mediante la fede”
Lettera Enciclica LUMEN FIDEI del Sommo Pontefice Francesco (19-20)

19. …l’Apostolo Paolo, nei suoi scritti, ci ha lasciato una descrizione dell’esistenza credente. Colui che crede, nell’accettare il dono della fede, è trasformato in una creatura nuova, riceve un nuovo essere, un essere filiale, diventa figlio nel Figlio. “Abbà, Padre” è la parola più caratteristica dell’esperienza di Gesù, che diventa centro dell’esperienza cristiana (cfr Rm 8,15). La vita nella fede, in quanto esistenza filiale, è riconoscere il dono originario e radicale che sta alla base dell’esistenza dell’uomo, e può riassumersi nella frase di san Paolo ai Corinzi: « Che cosa possiedi che tu non l’abbia ricevuto? » (1 Cor 4,7). Proprio qui si colloca il cuore della polemica di san Paolo con i farisei, la discussione sulla salvezza mediante la fede o mediante le opere della legge. Ciò che san Paolo rifiuta è l’atteggiamento di chi vuole giustificare se stesso davanti a Dio tramite il proprio operare. Costui, anche quando obbedisce ai comandamenti, anche quando compie opere buone, mette al centro se stesso, e non riconosce che l’origine della bontà è Dio. Chi opera così, chi vuole essere fonte della propria giustizia, la vede presto esaurirsi e scopre di non potersi neppure mantenere nella fedeltà alla legge. Si rinchiude, isolandosi dal Signore e dagli altri, e per questo la sua vita si rende vana, le sue opere sterili, come albero lontano dall’acqua. Sant’Agostino così si esprime nel suo linguaggio conciso ed efficace: « Ab eo qui fecit te noli deficere nec ad te », « Da colui che ha fatto te, non allontanarti neppure per andare verso di te ».[15] Quando l’uomo pensa che allontanandosi da Dio troverà se stesso, la sua esistenza fallisce (cfr Lc 15,11-24). L’inizio della salvezza è l’apertura a qualcosa che precede, a un dono originario che afferma la vita e custodisce nell’esistenza. Solo nell’aprirci a quest’origine e nel riconoscerla è possibile essere trasformati, lasciando che la salvezza operi in noi e renda la vita feconda, piena di frutti buoni. La salvezza attraverso la fede consiste nel riconoscere il primato del dono di Dio, come riassume san Paolo: « Per grazia infatti siete stati salvati mediante la fede; e ciò non viene da voi, ma è dono di Dio » (Ef 2,8).

20. La nuova logica della fede è centrata su Cristo. La fede in Cristo ci salva perché è in Lui che la vita si apre radicalmente a un Amore che ci precede e ci trasforma dall’interno, che agisce in noi e con noi. Ciò appare con chiarezza nell’esegesi che l’Apostolo delle genti fa di un testo del Deuteronomio, esegesi che si inserisce nella dinamica più profonda dell’Antico Testamento. Mosè dice al popolo che il comando di Dio non è troppo alto né troppo lontano dall’uomo. Non si deve dire: « Chi salirà in cielo per prendercelo? » o « Chi attraverserà per noi il mare per prendercelo? » (cfr Dt 30,11-14). Questa vicinanza della Parola di Dio viene interpretata da san Paolo come riferita alla presenza di Cristo nel cristiano: « Non dire nel tuo cuore: Chi salirà al cielo? — per farne cioè discendere Cristo —; oppure: Chi scenderà nell’abisso? — per fare cioè risalire Cristo dai morti » (Rm 10,6-7). Cristo è disceso sulla terra ed è risuscitato dai morti; con la sua Incarnazione e Risurrezione, il Figlio di Dio ha abbracciato l’intero cammino dell’uomo e dimora nei nostri cuori attraverso lo Spirito Santo. La fede sa che Dio si è fatto molto vicino a noi, che Cristo ci è stato dato come grande dono che ci trasforma interiormente, che abita in noi, e così ci dona la luce che illumina l’origine e la fine della vita, l’intero arco del cammino umano.

Trascrizione dell’Omelia

Quando ascoltiamo questo brano del Vangelo di Giovanni al capitolo XV, la vite ed i tralci, dobbiamo tener conto che Gesù queste cose Gesù non le dice ai suoi discepoli in un momento qualsiasi, questo è il brano che apre gli ultimi discorsi di Gesù nel cenacolo la sera prima di dare Se Stesso per la vita di tutti. Dunque quello che sta dicendo Gesù a partire da queste parole del capitolo XV sono, diremmo, il suo testamento spirituale e molto di più, qua c’è scritto ciò che dà la vita agli uomini, ciò che lui è disposto ad ottenerci il giorno successivo, condannato a morte, è disposto a ottenerci per la nostra salvezza, per la salvezza del mondo. Ma che vuol dire questo? Che vuol dire rimanere come tralci attaccati alla vite? Che vuol dire essere buttati via se non si porta frutto? Gesù dice: “Senza di me non potete far nulla”, di cosa sta parlando? Per entrare in questa pagina del Vangelo vorrei usare una chiave di lettura, quella che sta nel cuore del secondo brano che abbiamo ascoltato cioè dalla Prima Lettera di San Giovanni Apostolo, anche questo sembrava un po’ difficile da capire. Dice soprattutto Giovanni: “Fratelli non amiamo a parole o con la lingua ma nei fatti e nella verità”, dunque non basta più dire: “Io sono disposto a fare”, “Io sono disposto a credere”, “Mi piacerebbe che …”, “Io amerei il Signore, però …”, non è più sufficiente una fede che sia solo mentale, concepita, nata, cresciuta e morta, dentro i nostri pensieri, la nostra fede deve poter produrre dei frutti, se non è legata alla produzione del frutto la nostra non è fede cristiana, è un po’così, uno spiritualismo campato in aria che guarda caso quando rimane una fede mentale ha bisogno di emozioni per crescere, ha bisogno di prodigi, di miracoli, di segni. Una fede autentica, che è capace di dare la vita, non ha più bisogno di segni ma semmai i segni li produce, questa è la differenza, buon criterio per discernere anche . Vediamo un po’, “Come riconosceremo”, dice San Giovanni Apostolo, “che siamo nati dalla verità e davanti a lui rassicureremo il nostro cuore, qualunque cosa esso ci rimproveri. Dio è più grande del nostro cuore e conosce ogni cosa” vuol dire che la nostra vocazione che Dio ci ha dato è più grande ancora di quello che abbiamo compreso. Che pensavamo che fosse la nostra vocazione? Comportarci bene, non fare il male, fare le cose che si fanno, basta non fare grossi peccati, tutto qua? E tu pensi che questo sia sufficiente? Che cosa deve vedersi in noi, un modo di operare da brave persone o deve vedersi in noi il modo di operare di Cristo? E se si deve vedere il modo di operare di Cristo, qual è questo modo di operare? Lo conosci? Cosa faresti? Ti senti interpellato da questo invito o ti senti messo da parte? Vediamo … Dice ancora S. Giovanni: “Qualunque cosa chiediamo, la riceviamo da lui, perché osserviamo i suoi comandamenti e facciamo quello che gli è gradito”, noi a dire il vero non facciamo questa esperienza, chiediamo cose e pensiamo di non ottenerle, già quando le chiediamo pensiamo che non le otterremo, perché non abbiamo un rapporto con lui e non chiediamo mai secondo la sua volontà, mica perché siamo cattivi, perché non la conosciamo … semplicemente. Allora quali sono i comandamenti che ci farebbero conoscere il cuore di Dio? Qual è il comandamento, cioè qual è il prodotto della volontà di Dio? Cosa vuole Dio che noi facciamo? Vuole forse qualcosa che sta sopra alle nostre forze? Non sarebbe Dio. Un Dio è Uno che poiché è Dio, è disposto ad aiutare gli uomini che chiama, dunque non vuole che noi facciamo qualcosa al di sopra delle nostre forze, ma siccome è Dio ed è libero da ogni condizionamento, lui può insegnarci cosa della sua volontà noi siamo in grado di compiere senza essere schiavi dei condizionamenti del mondo. Allora questo dice Giovanni in modo molto sintetico, dice: “Questo è il suo comandamento: che crediamo nel nome del Figlio suo Gesù Cristo e ci amiamo gli uni gli altri”. Allora, la prima parte di questo comandamento dice che crediamo nel nome del Figlio suo Gesù Cristo e tu dirai: “Ma io questo lo credo” e io ti dico: “Si è vero, mentalmente lo credi”, tra poco dirai il Credo e mentalmente pensi di crederlo, di fatto se entri nello spirito di questa fede ti accorgi che non pratichi questo comandamento. Allora Giovanni dice: “Perché tu sappia che la tua fede mentale può diventare una fede attiva e produrre ciò per cui Dio te l’ha data, amatevi come fratelli, amatevi l’un l’altro, l’amore è il frutto di questa fede”. Se c’è questa fede, dici tu, e non c’è questo amore, allora non c’è neanche la fede, chiaro. Ma dice: “Crediamo nel nome del Figlio suo”, te lo ricordi qual è il nome del Figlio suo? È Gesù! Che vuol dire che attraverso costui Dio, il Padre, salverà il mondo, dunque nel nome di Gesù c’è scritto il programma della salvezza che Dio vuole operare nella storia. Bene, qual è la salvezza che tu vuoi operare nella storia? Vediamo un po’ … Chi è questo Gesù? È il Verbo di Dio. Rimane così lontano da noi? No, prende la nostra carne. Allora se prende la nostra carne vuol dire che in questo programma di salvezza è anche la nostra carne coinvolta. Ma come sarà coinvolta la nostra carne? Noi facciamo un’esperienza negativa della carne, perché la carne sta sempre a cercare cose, desideri,obiettivi a breve termine, la carne ha le sue esigenze, noi pensiamo che sia un ostacolo per la fede. Allora come accadrà questo? Come ci salverà il Figlio nella carne che tanto ci appesantisce e ci dà fastidio? Prenderà la nostra carne e la metterà in croce, cioè crocifiggerà gli appetiti sbagliati di questa carne perché si veda solo ciò che questa carne è capace di fare quando è abitata dallo Spirito. E cosa è capace di fare quando è abitata dallo Spirito? Perdonare, andare incontro agli uomini, aprire il cuore alle loro necessità e amarli anche quando vengono incontro a noi armati e per ucciderci. Tu mi dirai: “Ma questo non è possibile!”, è vero, questo non è possibile, anche la Vergine Maria ha chiesto all’angelo: “Come è possibile questo? “ e l’angelo le risponde: “Tutto è possibile a Dio” (Lc 1,34-37). Allora capite cosa vuol dire Gesù quando in questo Vangelo che abbiamo ascoltato dice: “Senza di me non potete far nulla”, questo per dire che il tuo sforzo morale non è sufficiente, te ne sei già accorto, che il tuo impegno non basta, quello che serve è che tu creda che quando muori per Cristo vivrai, che tu creda che quando tu ami uno che non ti ama Dio premierà questa apertura di cuore, questa è la fede, credere cioè che Dio opererà ciò che tu oggettivamente sei nelle condizioni di non poter operare. E questa è la buona novella, dire agli uomini che è vero che non possono fare nulla ma che Dio si è preso cura di questa loro debolezza e li mette in grado di fare quello che ancora non riescono a fare. Significa aprire il cuore di tutti e mettere tutti nella capacità di costruire un mondo nuovo. Che diranno gli uomini pusillanimi che non vogliono ascoltare questa parola, non conoscono il Signore e non si fidano di lui? Diranno: “Ma come facciamo, siamo piccoli non ci riusciremo, poi è troppo grande questo progetto non è fatto per noi e poi siamo vecchi, siamo anziani, siamo malati, abbiamo da fare”, diranno questo, per questo sono pusillanimi, cioè hanno un animo piccolo, ma se lasceranno aprire il cuore a questa esigenza del Regno, Dio lo dilaterà, vi porrà il suo Spirito e tutte le opere che faranno, saranno le opere di Dio e gli altri vedranno in questo agire, l’agire di Cristo e quando vedranno l’agire di Cristo finalmente si convertiranno, si abbandoneranno alla sua volontà, per scoprire che Dio non è contrario all’umano, semmai esalta l’umano, perché lui ha amato l’umano, perché lui nell’umanità ha mandato il suo Verbo dunque non boccia nulla di quello che ci riguarda, se non il peccato, che è l’unica superbia che è rimasta a noi e che ci mette nelle condizioni di fare quello che ci pare. Lo dice chiaramente Giovanni: “Chi osserva questo comandamento dimora in Dio ed Egli in lui e da questo conosciamo che Dio dimora in noi, dallo Spirito che ci ha dato”, chi si mette su questo cammino la prima cosa che scopre sapete qual è? Che non fa più le cose come faceva prima, ma uno Spirito anima il suo spirito dell’uomo e lo mette nelle condizioni di superarsi e di superare le difficoltà e di essere oblativo, veramente un dono per tutti, per tutta l’umanità. E dice Gesù: “In questo è glorificato il Padre mio che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli”, non sarà più necessario costruire grandi realtà, grandi strutture, grandi cose che mostrino a tutto il mondo che noi abbiamo la fede nella resurrezione, basterà far vedere all’uomo che questa resurrezione opera dentro le nostre opere, pulsa dentro il nostro cuore, scorre nelle nostre vene come il nostro sangue, che questa resurrezione è misericordia, apertura del cuore, perdono dei peccati, sostegno e tutto quello che Gesù farebbe e vorremmo che facesse con noi, tutto ciò che Gesù vuole fare per tutti gli uomini, questo facciamo nel nome di Gesù.

Sia lodato Gesù Cristo.

Isusova Molitva // Musica Sacra
  1. Isusova Molitva // Musica Sacra
  2. Preghiera di Gesù // Musica Sacra
  3. Te Deum // Musica Sacra
  4. Agni Parthene // Musica Sacra