XII° Domenica del tempo ordinario

Anno Liturgico C
19 giugno 2016

Tu sei il Cristo di Dio. Il Figlio dell’uomo deve soffrire molto

LETTURE: Vangelo, Prima lettura e Seconda lettura

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 9,18-24)

Un giorno Gesù si trovava in un luogo solitario a pregare. I discepoli erano con lui ed egli pose loro questa domanda: «Le folle, chi dicono che io sia?». Essi risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elìa; altri uno degli antichi profeti che è risorto».
Allora domandò loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro rispose: «Il Cristo di Dio».
Egli ordinò loro severamente di non riferirlo ad alcuno. «Il Figlio dell’uomo – disse – deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno».
Poi, a tutti, diceva: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua. Chi vuole salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà».

PRIMA LETTURA – Dal libro del profeta Zaccarìa (Zc 12,10-11;13,1)

Così dice il Signore:
«Riverserò sopra la casa di Davide e sopra gli abitanti di Gerusalemme uno spirito di grazia e di consolazione: guarderanno a me, colui che hanno trafitto. Ne faranno il lutto come si fa il lutto per un figlio unico, lo piangeranno come si piange il primogenito.
In quel giorno grande sarà il lamento a Gerusalemme, simile al lamento di Adad-Rimmon nella pianura di Meghiddo.
In quel giorno vi sarà per la casa di Davide e per gli abitanti di Gerusalemme una sorgente zampillante per lavare il peccato e l’impurità».

Salmo 62
R. Ha sete di te, Signore, l’anima mia.

O Dio, tu sei il mio Dio,
dall’aurora io ti cerco,
ha sete di te l’anima mia,
desidera te la mia carne
in terra arida, assetata, senz’acqua. R.

Così nel santuario ti ho contemplato,
guardando la tua potenza e la tua gloria.
Poiché il tuo amore vale più della vita,
le mie labbra canteranno la tua lode. R.

Così ti benedirò per tutta la vita:
nel tuo nome alzerò le mie mani.
Come saziato dai cibi migliori,
con labbra gioiose ti loderà la mia bocca. R.

Quando penso a te che sei stato il mio aiuto,
esulto di gioia all’ombra delle tue ali.
A te si stringe l’anima mia:
la tua destra mi sostiene. R.

SECONDA LETTURA – Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati (Gal 3,26-29)

Fratelli, tutti voi siete figli di Dio mediante la fede in Cristo Gesù, poiché quanti siete stati battezzati in Cristo vi siete rivestiti di Cristo.
Non c’è Giudeo né Greco; non c’è schiavo né libero; non c’è maschio e femmina, perché tutti voi siete uno in Cristo Gesù.
Se appartenete a Cristo, allora siete discendenza di Abramo, eredi secondo la promessa.

LA LETTURA DEI PADRI: per continuare a pregare

“Prenda la sua croce ogni giorno”
San Giovanni XXIII (1881-1963), papa
Giornale dell’anima, 1930, ritiro a Rusciuk

L’amore della Croce del mio Signore mi attira in questi giorni sempre più. O Gesù benedetto, che questo non sia un fuoco vano che si spegnerà alla prima pioggia, ma un incendio che arda senza mai consumarsi! In questi giorni ho trovato un’altra bella preghiera che corrisponde benissimo alle situazioni spirituali mie. … “O Gesù, mio amore crocifisso, ti adoro in tutte le tue pene. … Abbraccio con tutto il cuore, per amore tuo, tutte le croci di corpo e di spirito che mi arriveranno. E faccio professione di mettere tutta la mia gloria, il mio tesoro e la mia letizia nella tua Croce, ossia nelle umiliazioni, nelle privazioni e sofferenze, dicendo con san Paolo: “Quanto a me, invece, non ci sia altro vanto che nella Croce del Signore nostro, Gesù Cristo” (Gal 6,14). Quanto a me, non voglio altro paradiso in questo mondo se non la Croce del mio Signore Gesù Cristo” . … E su questa via, e non su altra, io lo voglio seguire. …
Una nota caratteristica di questo ritiro spirituale è stata una grande pace e letizia interiore, che mi rende coraggioso a esibirmi al Signore per ogni sacrificio Egli voglia chiedere al mio sentimento. Di questa calma e letizia voglio sia sempre più penetrata, dentro e fuori, tutta la mia persona e tutta la mia vita. … Sarò ben vigilante per la custodia di questa gioia interiore ed esteriore. … L’immagine di san Francesco di Sales che mi piace ripetere con altri: “Io sono come un uccello che canta in un bosco di spine”, deve essere un perenne invito per me. Quindi, poche confidenze su ciò che può farmi soffrire. Molta discrezione e indulgenza nel giudizio degli uomini e delle situazioni; inclinazione a pregare specialmente per chi mi fosse motivo di sofferenza; e poi in tutto grande bontà, pazienza senza confini, ricordando che ogni altro sentimento … non è conforme allo spirito del Vangelo e della perfezione evangelica. Pur di far trionfare la carità a tutti i costi, preferisco essere tenuto per un dappoco. Mi lascerò schiacciare, ma voglio essere paziente e buono fino all’eroismo.

Trascrizione dell’Omelia

Erano appena tornati da un’esperienza veramente eccezionale, si erano trovati in un luogo, si erano seduti tutti quanti, erano circa cinquemila persone, gli era venuto a mancare il pane e Gesù aveva compiuto questo prodigio grande, aveva moltiplicato quelle poche risorse che i discepoli avevano a disposizione per sfamare tutta questa gente, addirittura delle cose che aveva moltiplicato erano avanzate dodici ceste di pane, vi ricordate? È la moltiplicazione dei pani (Lc 9,12-17), un prodigio inaudito, tutti l’avevano visto, tutta questa gente e gli apostoli per primi, si erano resi conto della grandezza di questo fatto, sicuramente Andrea che aveva con sé questi cinque pani d’orzo e due pesci, di fronte a questa cosa avrà detto: “Ma allora, chi sei Signore? Chi sei Signore? Chi sei?”. Nessuno ha parlato, se ne vanno in silenzio, si appartano con Gesù, attraversano il Giordano e attendono che Gesù termini la sua preghiera silenziosa, questo strano rapporto, questa strana relazione, quasi incomprensibile che quest’uomo ha con il Padre: tutti in Israele pregano davanti a tutti, nelle sinagoghe, negli angoli delle strade, nel Tempio, quest’uomo invece quando prega, non si fa vedere mai, le sue parole nessuno le conosce, quelle che dice al Padre nessuno le conosce ancora, ancora non le ha rivelate. Aspettano che torni dalla preghiera e finalmente lo guardano così, con meraviglia e Gesù prende la parola e dice: “Bene, vediamo un po’, la gente, quella gente, chi dice che sono io?”, quale gente? Quella che aveva visto poco prima il miracolo dei pani, una cosa inaudita, incredibile, che cosa dirà questa gente? Allora i discepoli prontamente dicono: “Beh, guarda, ti hanno visto così: come uno dei profeti, come Elia o come Giovanni il Battista”, vediamo un po’ chi sono queste categorie .. “Come Giovanni il Battista”, chi è Giovanni Battista? Gesù dirà di lui: “Costui è quell’Elia che doveva venire” (Mt 11,14; Mt 17,10-13), è quello che dice che un certo tempo è finito e ne è cominciato un altro, è finito il tempo della Prima Rivelazione quella che ancora non mostrava il volto di Dio ma ne faceva sentire la presenza e ne è cominciata un’altra, vediamo qual è .. Ma Giovanni Battista, voi lo sapete, è una parola forte, è una parola che grida, che grida nel deserto (Is 40,3; Gv 1,23), come dice Isaia, è uno che ha la capacità di scuotere il cuore degli uomini, di commuovere persino il cuore chiuso di Erode, però viene svenduto per un nonnulla di fronte al ballo della figlia di Erodiade, Salomè (Mt 14,6), vi ricordate? Allora viene svenduto, chi è questo profeta? È una profezia con la testa mozzata, è una profezia che è vera in sé ma alla quale la leggerezza degli uomini ha tagliato la testa, cioè ha tagliato l’autorevolezza, tagliare la testa ad un uomo vuol dire questo, vuol dire togliergli l’autorevolezza, un uomo senza testa non è nessuno, è un morto e voi sapete che proprio questa immagine qualcuno ha usato per intimorire chi pensa alla grandezza dell’uomo. Allora dicono: “Alcuni pensano che tu sia Giovanni il Battista, un grande personaggio ma che autorità hai? Altri dicono che tu sia addirittura Elia …”, Elia, quel profeta che era salito al cielo davanti allo sguardo attonito di Eliseo, il suo seguace e profeta anche lui, era stato rapito in cielo e aveva lasciato il suo spirito, diciamo così, ad Eliseo e non si è più visto (2Re 2). E di Elia se ne aspetta il ritorno, tutte le notti di Pasqua presso Israele, una coppa rimane per Elia perché tornando possa berla e dare inizio così al tempo della fine, al tempo del Giudizio Universale. Dunque dire a Gesù: “Tu sei Elia” vuol dire: “Tu sei quello che viene ad inaugurare il Giudizio Universale, tu sei quello che viene ad inaugurare il tempo della fine”. E poi: “Qualcuno dice che sei uno dei profeti, come ce ne sono stati tanti sei anche te”. “Ma voi”, dice Gesù: “Chi dite che io sia?”, e non sta dicendo: “Chi dite che io sia per voi?”. “Avete capito chi sono? Le Scritture vi hanno parlato di me? Avete scrutato la parola dell’Antico Testamento e avete visto dove passavano le vie di Dio (Sal 76,20)? Avete intravvisto, sperato o atteso che Dio finalmente parlasse in un altro modo? Prima non potevate vederlo, non potevate nominarlo, non sapevate dove fosse, avete compreso chi è oggi per voi?”, guardate, io questo ve l’ho ricordato all’inizio della Messa, perché il discernimento dei cristiani è questo, non è sapere quanti peccati hai fatto, tanto lo sai, li hai fatti e li ha rifatti e li hai rifatti e pensi in cuor tuo di rifarli ancora, perché dice il Salmo: “Nel cuore dell’empio parla il peccato” , dice il Salmo, nel cuore di chi non ha Dio parla solo il peccato, così che l’empio “Si illude con se stesso” nel ricercare la sua colpa e detestarla” (Sal 35), ti riconosci un po’? Manca Dio? C’è solo il peccato. Questo abbiamo detto anche a questa generazione, anzi sono generazioni che stiamo dicendo che il problema della fede è solo il peccato ma il peccato non è la bellezza della coda del pavone, è la parte dietro! Il peccato è l’anti logica, non è l’amore di Dio. Allora mentre questi discepoli stanno là a riflettere e a pensare sbalorditi e non sanno che rispondere, Pietro prontamente dice: “Tu sei il Cristo di Dio”, cioè sta dicendo Pietro: “Io conosco l’attesa di questo popolo a cui appartengo e ho capito che quella parola che stavamo ascoltando sei tu! Che il liberatore sei tu, che quello che Dio voleva mandare sei tu, d’ora in poi comincia un tempo nuovo” e Pietro pensa un tempo di vittoria, di riscatto, di rivincita su tutti, diventiamo tutti migliori, tutti grandi, tutti andiamo a sederci ai posti più importanti! Ora guarda bene quanto stride questa logica di Pietro: dice Paolo nella Lettera ai Filippesi (Fil 2): “Cristo Gesù pur essendo nella natura Dio, si spoglia di questa ricchezza e prende la povertà dell’uomo assumendo la nostra carne”, adesso dimmi un po’, come fai tu a dire a uno che si è spogliato della divinità, quasi, per abitare l’umanità, come fai a dirgli che finalmente anche noi possiamo regnare con te, diventiamo tutti grandi, belli, ricchi , importanti, carrieristi, arrivisti, che gestiamo il potere,ma può essere questo il cristianesimo? Può essere questo la fede in Cristo? E Gesù dice a Pietro: “Pietro hai detto bene, allora adesso vi spiego come funziona questa cosa, che cosa vuol dire che io sono la risposta definitiva di Dio: significa che adesso entriamo tutti nella morte e rinasciamo vittoriosi, Io per primo e voi appresso a me”, non vi scandalizzate allora del fallimento, non vi scandalizzate della fragilità personale, non vi scandalizzate di non aver ancora abitato il vostro io ideale, non è certo questo ciò che Dio vi sta chiedendo, vi ha chiesto solo di far entrare questa parola, di non decapitarla come è stato fatto con il Battista, di non farla allontanare in cielo come Elia, di non considerarla una parola qualsiasi ma di farla abitare in te così com’è, così come Lui è, allora saprai chi è! Guarda che questa parola è proprio per te perché tu tra poco ti avvicini, ti avvicini all’Eucarestia, assumi il corpo di Cristo, cioè assumi la sua divinità, la divinità di Dio, la vita divina di Dio viene ad abitare in te, viene ad abitare presso di te, principio della tua trasformazione, germe fecondo della tua rinascita, batterio diremmo, virus della tua infezione profonda di santità, perché tutte le cose che ti appartengono possano finalmente guarire, è un vaccino per la vita eterna, è la sua presenza stessa in qualche modo dentro la tua vita. Bene, ti stai avvicinando ad assumere questa ricchezza che viene dal cielo, allora quando ti avvicini, poniti nuovamente questa domanda: “Ma chi è costui per noi? Chi è per il mondo? Perché è venuto? Perché io lo sto assumendo? Se lui ha fatto questo per abitare in me, che cosa farò io per abitare presso di lui? E se lo faccio io per tutto il mondo, come farò a trasmettere anche agli altri la ricchezza di questo vantaggio che Dio mi ha dato chiamandomi dalle tenebre alla sua ammirabile luce (Is 9,1; 1Pt 2,9)?”. Allora capisci come la prospettiva si dilata? Come questa Eucarestia non è più un rito, non è più una preghiera personale per i fatti tuoi ma come diventa universale, come diventa una chiamata alla salvezza per la vita del mondo e come ti coinvolga singolarmente proprio perché tu ti avvicini a questa mensa e partecipi di questa santità in modo così eccelso, così grande? Dice Gesù commentando questo episodio, dice: “Perché sappilo bene, perché se stai qua solo per i fatti tuoi, se hai pensato che la fede sia solo una preghiera per te, sia solo la tua salvezza e degli amici tuoi e di quelli che ti vanno bene così che puoi permetterti di odiare gli altri, se tu pensi che sia questo allora tu la tua vita la perdi, ma se tu la lasci perdere, consumare, dentro il rapporto con me, come il Padre ha salvato la mia vita, salva pure la tua, come ha salvato la mia carne, salva pure la tua carne”. “Perché tra la mia carne e la tua carne”, dice Gesù, “Ormai si è stabilita una comunione irriducibile, definitiva, anzi diciamolo, eterna!”. A questo siamo chiamati, a questo sei chiamato, allora se non hai fatto prima questo atto penitenziale, se non hai chiesto perdono per essere rimasto alla superficie dell’offerta della fede, chiedilo adesso, e nel “Credo” che diremo tra poco, contempla gli articoli come un cielo stellato dove brillano le prerogative della salvezza, guardale con attenzione, specchiati nel progetto di Dio, sentiti amato da Dio anche se sei ancora un peccatore e tutte quelle cose che contempli, ti saranno date tutte in sovrappiù, una misura pigiata, scossa e traboccante (Lc 6,38).

Sia lodato Gesù Cristo.

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